Ecco perché la desertificazione in Africa è un problema per tutti

La desertificazione in Africa è fenomeno in corso da anni ma che solo ora, grazie alla visibilità e alla eco a livello planetario del tema del cambiamento climatico, sta suscitando l’interesse e le preoccupazioni dell’opinione pubblica. L’Africa è la vittima più evidente di questa piaga, ma è giusto ricordare che recenti report redatti in sede europea hanno rivelato scenari futuribili drammatici anche per il nostro continente. 

La desertificazione in Africa: allarme Kenya

La desertificazione è l’esito estremo della degradazione del suolo, che ha varie ragioni: perdita di superficie, impermeabilizzazione, la deforestazione, incendi, pascolo e agricoltura intensiva, erosione, salinizzazione delle falde, contaminazione, aridità del clima. 

Il risultato finale è la riduzione dello strato superficiale del suolo, con la perdita di sostanza organica e quindi di capacità produttiva, fino ad arrivare alla desertificazione. Per l’Africa è particolarmente esposta al problema, perché più del 90% dell’economia è basata sull’agricoltura e l’allevamento e il Kenya, in particolare, sta vivendo una situazione molto difficile. 

Si stima che siano circa 1,4 milioni le persone, in gran parte nelle zone aride e semi-aride del Paese, affette da malnutrizione acuta. In un contesto socio-economico già caratterizzato da forti fragilità, l’emergenza sanitaria ha colpito ulteriormente la popolazione, spingendo sotto la soglia di povertà altri due milioni di persone. Il Kenya è uno di quei Paesi dove i cambiamenti climatici hanno fatto sentire i propri effetti in maniera devastante, alternando periodi di prolungata siccità a periodi di intense precipitazioni, con frane e inondazioni. 

Infine, la carenza di acqua pulita rende impossibile mettere in atto quelle pratiche igienico-sanitarie minime necessarie a contrastare la pandemia. 
Questa situazione spinge migliaia e migliaia di persone a migrare verso i centri urbani, in particolare verso Nairobi, la capitale.

Migliaia di persone che finiscono a vivere nelle baraccopoli, o slum, intorno e all’interno della città. Distese infinite di baracche di lamiera di pochi metri quadri, senza acqua o elettricità. Una situazione di povertà inaccettabile che porta migliaia di persone, e bambini, a lavorare nelle discariche, dove raccolgono per pochi centesimi i rifiuti provenienti da tutta la città. Alice for Children lavora da 15 anni proprio in questo contesto, assistendo i bambini più vulnerabili dello slum e sostenendoli dal punto di vista scolastico, medico e alimentare. 

Un fenomeno che riguarda tutti

Ma la desertificazione in Africa riguarda anche noi, perché il fenomeno rischia di arrivare in Europa, a dimostrazione che il cambiamento climatico impone a tutti stesse problematicità. Nell’Unione Europea, l’8% del territorio è a rischio desertificazione. Le zone più esposte sono in Spagna, Sud Italia, Malta, Cipro, SudEst della Grecia e nelle aree di Bulgaria e Romania che si affacciano sul Mar Nero. Nella nostra Penisola, a rischio è il 20% della superficie totale. 

A livello globale, le terre produttive sono in quantità limitata, e l’utilizzo non sostenibile delle loro risorse aumenta sempre più la percentuale delle terre modificate e degradate. Evitare, rallentare e invertire la perdita della produttività delle terre e degli ecosistemi naturali aumenta la sicurezza alimentare, aiuta a recuperare la biodiversità e rallenta il cambiamento climatico. 

In Italia, il contrasto al degrado del suolo e la protezione della terra dalle minacce causate da cambiamenti climatici e sfruttamento delle risorse naturali rappresentano un obiettivo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Questo prevede investimenti per centinaia di milioni di euro per la valorizzazione del verde urbano, contenimento del consumo del suolo e ripristino dei suoli utili. È prevista inoltre la piantumazione di quasi 7 milioni di alberi nei prossimi tre anni.

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