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Polizia Kenya sotto accusa in patria e sotto pressione ad Haiti

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Emergenza polizia in Kenya. Dopo il caso dell’insegnante Albert Ojwang, oppositore politico morto mentre era sotto custodia della polizia, che ha prodotto grande sconcerto nella società  civile e ha generato anche violente manifestazioni di protesta generando anche la richiesta di dimissioni del vice ispettore generale Eliud Lagat, ora sotto inchiesta, è arrivato un altro caso delicato. Durante le proteste nel Central Business District di Nairobi è stato ferito alla testa, da vicino, apparentemente senza un vero motivo, il venditore ambulante Boniface Mwangi Kariuki. In questo caso due agenti sono stati individuati come responsabili e saranno trattenuti per 15 giorni in stato di fermo per consentire all’Ipoa di indagare meglio.

Polizia Kenya in azione durante le ultime manifestazioni

Kenya e polizia, il caso di Albert Ojwang

Albert Ojwang, un blogger politico di 31 anni, è morto mentre si trovava in custodia della polizia a Nairobi, in circostanze altamente sospette. Era stato arrestato il 6 giugno 2025 a Homa Bay, nell’ovest del Kenya, dopo una denuncia per diffamazione presentata dal vicecapo della polizia Eliud Lagat. Ojwang aveva pubblicamente criticato Lagat sul suo blog, collegandolo a uno scandalo di corruzione.

Dopo l’arresto, è stato trasferito senza spiegazioni alla stazione centrale di polizia di Nairobi, a circa 400 km da casa sua. Due giorni dopo, è stato trovato morto. La polizia inizialmente ha dichiarato che Ojwang si era ferito da solo “sbattendo la testa contro il muro della cella”, ma questa versione è stata subito messa in dubbio. Un’autopsia indipendente ha rivelato lesioni alla testa, compressione del collo e contusioni diffuse, compatibili con un’aggressione.

I manganelli e i lacrimogeni della polizia del Kenya

L’Autorità indipendente di controllo delle forze di polizia (IPOA) ha aperto un’indagine, arrestando due agenti e tre civili accusati di aver picchiato Ojwang su mandato della polizia. Sono stati arrestati anche il capo della stazione di polizia, un altro agente e un tecnico che avrebbe disattivato le telecamere di sorveglianza. Tutti gli altri agenti in servizio sono stati sospesi.

Il capo della polizia, Douglas Kanja, ha ammesso pubblicamente che la versione iniziale era falsa e ha attribuito l’errore a “informazioni errate” ricevute dai suoi subordinati. Il vicecapo Lagat si è dimesso il 16 giugno, senza però assumersi responsabilità dirette.

Il caso di Boniface Mwangi Kariuki

Durante le proteste scoppiate in seguito alla morte di Ojwang, il 22enne Boniface Kariuki è stato colpito alla testa da un proiettile sparato a distanza ravvicinata da un agente di polizia. Boniface, un venditore ambulante come suo padre, stava vendendo mascherine quando si è trovato coinvolto in uno scontro tra manifestanti e polizia a Nairobi. Un agente mascherato gli ha sparato mentre si stava allontanando.

Boniface è stato operato d’urgenza e si trova ora in terapia intensiva. Il padre, Jonah Kariuki, ha chiesto giustizia e l’arresto dell’agente responsabile. Questi episodi si inseriscono in un quadro più ampio di violenza sistemica e uccisioni extragiudiziali da parte della polizia in Kenya. Solo nel 2024, la Kenya Human Rights Commission ha documentato 160 casi simili. Nonostante le promesse del presidente William Ruto di riformare le forze dell’ordine, la situazione sembra peggiorare.

Il paradosso di Haiti

Vale la pena ricordare che i poliziotti kenioti, accusati di violazioni dei diritti umani in patria, sono stati da tempo inviati ad Haiti come forza di pace in uno dei contesti più instabili del mondo.

Attualmente, circa 600 agenti kenioti sono schierati nell’ambito della missione multinazionale di sicurezza sostenuta dalle Nazioni Unite. La missione è tutt’altro che semplice e gli agenti si sono trovati a lamentare la carenza di munizioni, ritardi nei pagamenti e isolamento operativo, con alcuni che avrebbero persino minacciato le dimissioni. Alcuni poliziotti kenioti sono morti in servizio ad Haiti.

La polizia del Kenya impegnata ad Haiti

Il caso più noto è quello di un agente ucciso il 26 marzo 2025, quando tre veicoli corazzati del contingente keniota sono stati attaccati e incendiati da gang armate a Port-au-Prince. Le immagini del corpo dell’agente sono state diffuse dalle stesse gang sui social, in un gesto macabro che ha scosso l’opinione pubblica. Si tratta del secondo agente keniota ucciso da quando la missione è iniziata nel giugno 2024.

Il presidente William Ruto ha definito questa missione “una delle più urgenti e storiche nella solidarietà globale”. Ma la realtà sul campo è ben più complessa: quasi l’85% della capitale è sotto il controllo delle gang, l’aeroporto è chiuso e oltre 4.500 persone sono state uccise dall’inizio dell’anno.

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