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Kenya, GenZ e digital: il futuro somiglia ad un videogioco

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Kenya e la sua vivace GenZ in primo piano. Google ha appena annunciato il lancio di un fondo da 129,5 milioni di scellini kenioti, pari a circa 1 milione di dollari, destinato agli sviluppatori indipendenti di videogiochi in Kenya, ma anche in altri Paesi africani. L’obiettivo dichiarato è sostenere piccoli studi creativi, aiutarli a sviluppare prodotti competitivi e accompagnarli verso una distribuzione globale attraverso Google Play.

La notizia è interessante non solo per il settore del gaming. Ma anche per ciò che racconta del momento storico che sta vivendo il Kenya.

Nairobi è ormai da anni uno degli hub digitali più dinamici del continente africano: startup, fintech, mobile money, coding school, incubatori, intelligenza artificiale e nuove professioni creative stanno ridisegnando il rapporto tra giovani, formazione e lavoro.

Una generazione vivace e attiva

In questo scenario, la GenZ keniota non è più soltanto una generazione “da aiutare”, ma una fascia demograficamente imponente della popolazione che chiede strumenti, competenze e accesso.

Ragazze e ragazzi cresciuti con lo smartphone in mano, abituati a muoversi tra social media, mobile payment, contenuti digitali e piattaforme globali, si trovano davanti a una promessa enorme: poter trasformare il digitale in lavoro, impresa, creatività, reddito.

Giovani e digitale

È esattamente dentro questa trasformazione che si inserisce anche la scelta di Alice for Children di puntare sempre di più sulla formazione digitale. Per i nostri studenti, il digitale non è un accessorio e non è una moda: è una possibile via d’uscita concreta dalla marginalità.

Il percorso From Slum to Job nasce proprio da questa convinzione: accompagnare bambine e bambini dalla scuola dell’infanzia fino alla formazione professionale, creando occasioni reali di inserimento nel mondo del lavoro. In questo senso, l’Alice Digital Academy e i percorsi legati alle competenze informatiche, creative e tecnologiche non sono semplicemente “corsi di computer”. Sono strumenti per ridurre la distanza tra chi nasce in uno slum e chi può ambire a un lavoro dignitoso, contemporaneo, riconosciuto.

GenZ attiva alla digital school di Alice for Children

Il fondo di Google conferma quindi un punto importante: il talento africano c’è, il mercato lo sta vedendo, le grandi piattaforme globali iniziano a cercarlo. Anche il mondo dei videogiochi, spesso considerato solo intrattenimento, può diventare uno spazio di competenze avanzate: programmazione, grafica, storytelling, design, marketing digitale, gestione di community, monetizzazione.

GenZ versione AI, come nell'immagine di apertura

Domanda da un milione di dollari

Ma accanto all’entusiasmo serve anche uno sguardo critico. Per gli standard europei o americani, 1 milione di dollari per un intero continente appare una cifra relativamente contenuta. Soprattutto se pensiamo al valore economico generato dall’industria globale dei videogiochi e alla capacità delle grandi piattaforme digitali di trarre beneficio da nuovi mercati, nuovi utenti, nuovi contenuti e nuovi sviluppatori.

Il fatto che gli studi selezionati possano ricevere tra 50.000 e 200.000 dollari senza cedere quote societarie è certamente positivo. Ma resta una domanda di fondo: questi investimenti servono davvero a costruire autonomia, imprese solide e lavoro qualificato in Africa, oppure rischiano di diventare una forma sofisticata di estrazione di talento a basso costo?

Un dubbio

È una domanda scomoda, ma necessaria. Perché il digitale può essere una grande occasione di emancipazione, ma solo se non riproduce nuove disuguaglianze. Se ai giovani africani viene chiesto di essere creativi, competitivi, globali, innovativi, allora devono poter accedere anche a investimenti, tutele, reti e compensi proporzionati al valore che producono.

Per Alice for Children, questa è la sfida educativa dei prossimi anni: non formare semplicemente ragazze e ragazzi “bravi a usare la tecnologia”, ma prepararli a stare dentro l’economia digitale con consapevolezza, competenze e diritti.

Il futuro del Kenya passa anche da qui: non solo dalla crescita delle piattaforme, ma dalla possibilità che una nuova generazione trasformi il digitale in lavoro vero, dignitoso e libero.

Una firma semplice.

Che però semplice non è.

Per chi fa la dichiarazione dei redditi in queste settimane, il 5×1000 rischia di passare inosservato

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