Lo dice l’FBI, il Sudafrica e la Nigeria sono all’avanguardia nel cyber crime. L’ambiguo dato del primato, perché racconta pure quanto veloce e intenso sia il processo di digitalizzazione del continente, dice in particolare che i due Paesi – il primo che è leader per PIL, il secondo per popolosità e potenziale economico – si sono classificati tra i primi 20 paesi al mondo per numero di denunce di crimini informatici presentate nel 2025.

Le due realtà dell’Africa subsahariana hanno comunque registrato un numero inferiore di denunce rispetto ad altri Paesi (Canada, India e Giappone in cima alla lista), ma sono già molto esposte a questo tipo di reato, connesso all’espansione di ecosistemi che sono assieme digitali e finanziari.
Il cyber crime nel mondo
Nel 2025 il cyber crime si conferma come uno dei principali rischi sistemici a livello globale, non più confinato alla sfera tecnologica ma pienamente intrecciato con l’economia, la geopolitica e la continuità operativa di imprese e istituzioni.
Le stime più accreditate indicano che il costo complessivo del cyber crime abbia superato i 10 trilioni di dollari annui, una dimensione paragonabile a quella delle maggiori economie mondiali, trainata soprattutto da interruzioni operative, perdita di produttività, danni reputazionali e contenziosi legali più che dai riscatti in senso stretto.
Il ransomware rimane la minaccia simbolo di questo scenario, ma nel 2025 evolve ulteriormente. Non è più un attacco opportunistico di massa, bensì un’azione mirata, spesso preceduta da mesi di infiltrazione silenziosa e quasi sempre accompagnata dalla sottrazione di dati sensibili utilizzati come leva di ricatto.
Parallelamente, phishing, frodi digitali e furti d’identità continuano a rappresentare il principale punto di ingresso, alimentati da tecniche di social engineering sempre più sofisticate e dall’uso dell’intelligenza artificiale per personalizzare messaggi, identità e contesti.
Dal punto di vista geografico, Nord America ed Europa concentrano ancora la maggior parte degli incidenti rilevati, ma il dato più significativo è l’espansione del fenomeno verso economie emergenti e Paesi finora poco esposti, segno che il cyber crime segue la digitalizzazione globale e sfrutta ogni asimmetria di maturità difensiva.
Africa e Kenya
Nel 2025 il cyber crime in Africa cresce a un ritmo superiore alla media globale, seguendo l’espansione della connettività, dei pagamenti digitali e dei servizi mobili, spesso più rapida della maturità dei sistemi di sicurezza. Il continente è particolarmente esposto a frodi online, phishing, SIM swap e truffe legate al mobile money, che rappresentano un’infrastruttura finanziaria essenziale per milioni di persone e imprese. Il ransomware è in aumento, soprattutto contro enti pubblici, sanità, utility e aziende manifatturiere, favorite da budget IT limitati e da una forte dipendenza operativa dai sistemi digitali.

Il Kenya si colloca tra i Paesi africani più avanzati digitalmente e, proprio per questo, più bersagliati. L’elevata diffusione di M-Pesa e dei servizi bancari online rende Nairobi un hub regionale sia per l’innovazione fintech sia per le attività criminali digitali. Nel 2025 il cyber risk in Kenya è sempre più percepito come una questione economica e di stabilità nazionale, non solo tecnologica, con un’attenzione crescente da parte di governo, banche e grandi gruppi privati.
La scelta di Alice for Children: alla Digital Academy focus cyber security
Alice for Children ha scelto come stella polare della propria azione educativa il principio From Slum to Job, un’idea semplice e al tempo stesso radicale: accompagnare i bambini e i ragazzi fin dall’asilo lungo un percorso coerente e continuo che li porti, passo dopo passo, verso una reale possibilità di lavoro e di autonomia.
L’obiettivo non è solo trasmettere conoscenze, ma costruire competenze concrete, riconoscibili e spendibili sul mercato del lavoro, capaci di spezzare il circolo della marginalità e offrire alternative reali a destini già scritti.

È all’interno di questa visione che va letta la decisione di inserire la cyber security tra gli insegnamenti chiave dell’ADA (Alice Digital Academy).

La sicurezza digitale non è proposta come una disciplina astratta o elitaria, ma come una competenza professionale sempre più richiesta, trasversale e ad alto valore occupazionale. Formare ragazze e ragazzi alla cyber security significa dotarli di strumenti utili oggi e soprattutto domani, in un contesto economico in cui il digitale è ovunque e la protezione dei dati, dei sistemi e delle persone è diventata una necessità globale. In questo senso, la cyber security non è solo una materia, ma un acceleratore di opportunità, coerente con l’ambizione di trasformare l’istruzione in reale emancipazione.









