Family office protagonisti. Nei prossimi anni, una quota enorme della ricchezza privata passerà di mano. Ma insieme agli asset passeranno anche valori, responsabilità, decisioni familiari, visioni del futuro. È qui che il tema dei lasciti e dei testamenti solidali entra in una fase nuova. Non più solo come scelta individuale, magari maturata in silenzio alla fine della vita, ma come parte di una più ampia strategia familiare, patrimoniale e valoriale.
In questo scenario, i ‘family office’ sono destinati a diventare interlocutori sempre più importanti per gli enti del Terzo Settore. Soprattutto quando si parla di patrimoni ampi, famiglie imprenditoriali, asset complessi, più rami parentali, interessi internazionali, fondazioni, partecipazioni societarie e passaggi generazionali delicati.
Perché, in questi casi, la relazione non passa più soltanto dal singolo donatore. Passa sempre più spesso da una nuova, articolata, professionale interlocuzione specialistica.

La natura del supporto
Il family officer non è semplicemente “chi gestisce i soldi”. È la struttura che aiuta una famiglia a decidere che cosa proteggere, che cosa far crescere, che cosa trasmettere e, sempre più spesso, che cosa ‘restituire’ alla società.
Una struttura consulenziale e operativa creata per gestire in modo integrato il patrimonio, gli interessi e la continuità di una famiglia imprenditoriale o ad alto patrimonio. Una cabina di regia che tiene insieme finanza, fiscalità, successione, governance familiare, filantropia, rischi, reputazione e spesso anche educazione delle nuove generazioni.
Per gli ETS, questo cambia il modo di immaginare il dialogo sui lasciti solidali. Non basta più proporre una causa giusta. Serve essere interlocutori credibili dentro una conversazione più ampia, in cui entrano la pianificazione successoria, il ruolo degli eredi, la legacy familiare, la misurazione dell’impatto, la trasparenza gestionale e la capacità di costruire progetti solidi nel tempo.
Un family office, infatti, può accompagnare la famiglia nel definire se e come destinare una parte del patrimonio a finalità sociali. Può dialogare con notai, avvocati, fiscalisti, consulenti patrimoniali e philanthropy advisor. Può valutare la solidità di un ente, la chiarezza della sua governance, la qualità dei suoi progetti, la coerenza tra promessa e risultati. Può aiutare a trasformare una generica intenzione filantropica in una scelta strutturata, consapevole e coerente con la storia della famiglia.
È per questo che il tema dei lasciti solidali non può più essere affrontato solo come una campagna di raccolta fondi. Deve diventare una proposta di relazione, di fiducia e di visione.
Da questo punto di vista, in tema lasciti solidali, la formula proposta da Alice for Children ha un elemento di forte modernità. La collaborazione, il dialogo, il progetto condiviso sono un elemento fondante. Non ci si limita a chiedere a una persona di ricordare l’organizzazione nel proprio testamento. Si propone un percorso più vivo, più concreto, più verificabile: costruire insieme al donatore un progetto già durante la sua vita.
Questo cambia tutto
Significa che il donatore non affida soltanto una volontà futura. Può partecipare alla definizione dell’impianto valoriale del progetto. Può indicare le priorità che sente più vicine: educazione, salute, protezione, lavoro, empowerment femminile, crescita delle nuove generazioni. Può capire quale bisogno vuole contribuire ad affrontare e quale trasformazione desidera rendere possibile.
Ma soprattutto può vedere. Può seguire il progetto mentre prende forma. Può osservare se l’impegno dell’ente è all’altezza delle aspettative. Può verificare se le promesse vengono mantenute, se le risorse vengono gestite con serietà, se l’impatto prodotto è coerente con le sue indicazioni e con le sue scelte valoriali.
In questo senso, il lascito non è più soltanto un atto che guarda al dopo. Diventa un percorso che comincia prima. Un modo per costruire continuità tra ciò che una persona ha creduto importante nella propria vita e ciò che desidera lasciare alle generazioni successive. C’è poi un altro aspetto decisivo: il rapporto con gli eredi.
Quando un progetto nasce mentre il donatore è ancora in vita, può diventare anche un riferimento per la famiglia. Non una decisione calata dall’alto, scoperta solo in un secondo momento, ma una scelta che può essere raccontata, condivisa, spiegata. Gli eredi possono comprenderne il senso. Possono vedere quali valori l’hanno ispirata. Possono riconoscere nel progetto non una sottrazione al patrimonio familiare, ma una parte della sua eredità morale.
Great wealth transfer e family office
Questo è particolarmente importante nell’era del Great Wealth Transfer. Perché molte famiglie non si stanno chiedendo soltanto come trasferire ricchezza, ma come trasferire visione. Come evitare che il patrimonio sia solo conservazione. Come fare in modo che diventi anche responsabilità, memoria, impatto, futuro condiviso.
Il family office, in questo quadro, può aiutare a dare forma a questa domanda. E gli ETS più preparati possono diventare partner credibili di questa nuova filantropia familiare: più esigente, più informata, più attenta alla misurazione, ma anche più interessata a costruire senso.
Parlare di lasciti
Per Alice for Children, parlare di lasciti solidali significa proprio questo: offrire la possibilità di trasformare una volontà personale in un progetto concreto, costruito con cura, verificato nel tempo e capace di generare opportunità reali per bambine, bambini, ragazze e ragazzi che crescono in contesti di grande vulnerabilità.
Non si tratta solo di lasciare qualcosa. Si tratta di scegliere che cosa quel qualcosa potrà diventare. Un’aula. Una borsa di studio. Un percorso di cura. Un programma di formazione professionale. Un progetto di protezione. Una strada in più verso il futuro.
La forza di questa formula sta nella sua trasparenza: il donatore non resta distante dal progetto che immagina. Lo accompagna. Lo orienta. Ne misura la coerenza. E, se lo desidera, può renderlo parte di un racconto familiare più ampio, in cui anche gli eredi trovano un’impronta valoriale a cui ispirarsi.
È in questa dinamica che family office, consulenti patrimoniali, philanthropy advisor possono incontrarsi con chi progetta sostegno. Non solo intorno a una donazione, ma intorno a una domanda più profonda: quale segno vogliamo lasciare?
Nella risposta a questa domanda si gioca una parte importante della filantropia dei prossimi anni. E forse anche una delle forme più mature di lascito solidale: non un gesto isolato, ma un progetto costruito nel tempo, verificato nella realtà e consegnato al futuro come parte viva di una storia familiare.









