Masai e le mutilazioni genitali femminili

Il popolo Masai e le mutilazioni genitali come pratica culturale

Abbiamo parlato precedentemente di circoncisione femminile, ma oggi abbiamo pensato di andare più a fondo concentrandoci sul rapporto tra la popolazione Masai e le mutilazioni genitali come pratica culturale. I Masai sono un popolo di allevatori degli altopiani che abitano i territori compresi fra la costa oceanica e gli altopiani al confine fra Kenya e Tanzania.

I Masai e le mutilazioni genitali: Perché?

Fra i Masai del Kenya, tanto famosi nell’immaginario per le loro tuniche rosse e la loro nomea di guerrieri indomiti, è diffusa la pratica delle modificazioni del corpo. Gli organi genitali maschili e femminili sono parti particolarmente soggette a questi interventi. Nella cultura Masai la circoncisione maschile e la mutilazione genitale femminile sono motivati dalla necessità di definire nettamente il sesso biologico d’appartenenza della persona: si ritiene che il pene non circonciso assomigli ad una vagina e che, viceversa, la clitoride ricordi un pene. Da qui il bisogno di recidere ogni traccia di ambiguità sessuale che connatura il rapporto tra il popolo Masai e le mutilazioni genitali femminili.

Per capire il rapporto tra i Masai e le mutilazioni genitali femminili, occorre capire quanto la cultura attribuisce ai rituali d’iniziazione estrema importanza ai fini del funzionamento della società tutta, rigidamente organizzata in classi di età che definiscono il ruolo e la posizione gerarchica degli individui.  

Si pensa che la reazione al dolore durante l’operazione sia rivelatoria del valore e della statura morale della persona. La circoncisione femminile, clitoridectomia o anche l’escissione delle grandi labbra della vagina, corrisponderebbe ad un rito di passaggio verso l’età adulta, dove la resistenza silenziosa ai tagli e il coraggio sono sintomi di adeguatezza al ruolo di moglie e madre: non aver pianto o opposto resistenza durante la procedura è ragione di vanto fra le ragazze Masai e i giovani uomini scelgono le mogli solo tra le donne sottoposte alla mutilazione.

Allo stesso modo, i giovani Masai transitano da una condizione all’altra, da una classe d’età all’altra, una volta che hanno subito sul loro corpo la circoncisione, prima divenendo moran (guerrieri) e poi anziani sapienti. 

L’istruzione tra i Masai contro le mutilazioni genitali

Il passaggio all’età adulta non dovrebbe essere segnato da una mutilazione, ma dalla maturazione degli individui.

L’istruzione è l’arma migliore per contrastare le mutilazioni genitali femminili e per rendere le ragazze consapevoli dei diritti di cui godono e delle conseguenze gravissime e i rischi che tali pratiche portano con sé: morte per dissanguamento, facilitare la trasmissione di malattie come l’HIV,  riduzione del piacere sessuale, complicazioni durante il parto.

Tuttavia, non basta istruire le ragazze e le donne, ma è necessario che, in una società in cui il potere decisionale è totalmente nelle mani dei maschi, anche gli uomini siano parte del processo di superamento di questa pratica, per quanto, convinti che una donna non sia tale se non si è sottoposta a mutilazione, sia molto difficile persuaderli. A differenza delle donne, la circoncisione maschile non ha effetti dannosi per la salute dell’uomo e, anzi, secondo alcuni studi faciliterebbe la pulizia dei genitali e ridurrebbe l’incidenza di infezione. Invece è dimostrato che le mutilazioni genitali femminili sono dannose da un punto di vista medico e una sofferenza inutile per le ragazze e le bambine.

Qualcosa sta cambiando: I Masai e il terzo settore contro le mutilazioni genitali femminili

Oggi la situazione sembra stia cambiando. Le circoncisioni sono vietate per legge. Al posto del classico “taglio” è prevista una sorta di cerimonia di passaggio nell’età adulta priva di riti cruenti. I Masai delle età e dei ruoli sociali più disparati, dai guerrieri alle “tagliatrici”, sono stati pian piano persuasi che la pratica era dannosa e pericolosa.

L’introduzione di “riti di passaggio alternativi” ha permesso di salvare dalla mutilazione oltre 10.500 bambine e ragazze in 6 anni. Alice for Children prende parte a questo percorso di assistenza delle donne masai attraverso l’educazione sessuale e ai diritti alla salute. Abbiamo avviato nel 2013 il progetto Alice Kilimanjaro: il nostro impegno alle falde del Kilimanjaro, a 10 km dalla località di Rombo, in una scuola che ospita alcune bambine Masai.  Al sesto anno di scuola, le bambine raggiungono l’età del primo ciclo mestruale e possono essere date in sposa.

Per evitare matrimoni e gravidanze precoci, che comprometterebbero la frequenza delle lezioni e comporterebbero, nella maggior parte dei casi, l’abbandono scolastico, Alice for Children mette a disposizione di queste bambine abitazioni dove possono risiedere sotto la supervisione nostra e di una ‘mamy’. In questo modo hanno la possibilità di crescere in un luogo sicuro, ricevere un’istruzione primaria e  sfuggire alla pratica delle mutilazioni genitali.

Condividi:

Facebook
Twitter
Pinterest
LinkedIn

Iscriviti alla nostra newsletter e ricevi il nostro Alice Magazine