diritto alla salute nei paesi poveri

Diritto alla salute nei paesi poveri: stati assenti e diritti inattesi

Lo scoppio della pandemia di coronavirus ha fatto emergere la spaccatura fra i diversi paesi del mondo, quelli che dispongono delle risorse economiche e delle istituzioni in grado di resistere alle ondate del contagio e quelli dove non tutti possono accedere alle cure e dove la diffusione di un virus può esacerbare le condizioni di indigenza della popolazione. Questo rende impossibile il rispetto del diritto alla salute nei paesi poveri.

La distinzione fra paesi ricchi e paesi poveri è divenuta palese anche nella discussione sull’approvvigionamento dei vaccini: i paesi ricchi si sono accaparrati importanti quantità di vaccini, mentre i paesi poveri no. Paesi instabili e poveri non possono permettersi prodotti sanitari al prezzo di mercato e stati che non godono di sistemi sanitari efficienti, ben equipaggiati e accessibili a tutti, in poche parole di strutture e istituzioni solide, non riescono a garantire a tutti il rispetto del diritto alla salute.

Il diritto alla salute in breve

Il diritto alla salute è una componente fondamentale dei nostri diritti umani, necessario per una vita dignitosa, e a maggior ragione lo è il diritto alla salute nei paesi poveri. Il diritto al godimento del più alto standard possibile di salute fisica e mentale non è una novità.

A livello internazionale, è stato articolato per la prima volta nella Costituzione del 1946 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), dove la salute è definita come lo “stato di completo benessere fisico, psichico e sociale, e non semplicemente l’assenza di malattia o infermità” e dove si chiarisce che “il godimento del più alto livello di salute raggiungibile è uno dei diritti fondamentali di ogni essere umano senza distinzione di razza, religione, credo politico, condizione economica o sociale”.

La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948 menziona la salute come elemento essenziale nell’ambito del diritto a un tenore di vita adeguato (Art.25) ed è stato nuovamente riconosciuto come diritto umano nel Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali del 1966.

Da allora, altri trattati internazionali sui diritti umani hanno riconosciuto o hanno fatto riferimento al diritto alla salute al diritto alla cure mediche.  Il diritto alla salute è rilevante per tutti gli Stati: ogni Stato ha ratificato almeno un trattato internazionale sui diritti umani che riconosca il diritto alla salute. Inoltre, gli Stati si sono impegnati a difenderlo attraverso dichiarazioni internazionali, leggi e politiche nazionali.

Negli ultimi anni una crescente attenzione è stata dedicata al diritto allo standard di salute più elevato possibile, in particolare da parte degli organismi di monitoraggio dei trattati sui diritti umani, l’OMS e la Commissione per i diritti umani (ora sostituito dal Consiglio per i diritti umani), impegnati a verificare il rispetto e la attuazione di tale diritto.

Il diritto alla salute nei paesi poveri

Nonostante le belle parole, il diritto alla salute nei paesi poveri non è ancora una realtà per milioni di bambini in tutto il mondo, e più in particolare nei paesi in via di sviluppo. Ogni anno, oltre 13 milioni di bambini di età inferiore ai 5 anni muoiono per malattie che avrebbero potuto essere evitate o curate. La popolazione più povera è la più colpita perché maggiormente esposta al rischio di scarsità di cibo, mancanza di acqua potabile e di un adeguato sistema igienico-sanitario.

Pertanto, le persone più povere, e in particolare i loro figli, hanno maggiori probabilità di ammalarsi. Le malattie infettive sono tanto più frequenti e gravi per i bambini che soffrono di malnutrizione e/o non hanno accesso all’acqua potabile. L’Africa subsahariana e l’Asia meridionale sono le più colpite da questo problema. In queste regioni, cinque paesi, India, Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Pakistan ed Etiopia contano la metà dei decessi infantili nel mondo, oltre 6 milioni.

In molti paesi la popolazione non beneficia della copertura sanitaria, che rimane al di là delle sue possibilità economiche; alcuni devono risparmiare per anni prima di poter vedere un medico o uno specialista. Inoltre, le grandi aziende farmaceutiche a causa degli alti prezzi dei loro farmaci aggravano la precaria situazione delle popolazioni a rischio.

Africa e diritto alla salute: lo stato non c’è

La situazione del diritto alla salute nei paesi poveri dell’Africa è critica da ben prima che il COVID-19 facesse la sua comparsa. Nel continente imperversano epidemie e malattie diverse, come la tubercolosi, infezioni respiratorie, la malaria e l’HIV; per non dimenticare gli effetti devastanti  della  diffusione dell’ebola. Spesso i governi non sono in grado di garantire alla popolazione l’accesso alle cure mediche necessarie e ai servizi di assistenza minimi.

In Kenya, dove opera Alice for Children, la situazione è drammatica. Il COVID rappresenta una complicazione in più per le strutture sanitarie kenyote, assai fragili, sebbene il paese non sia fra i più colpiti del continente (229.009 contagiati e 4.497 decessi) se confrontato con Sudafrica (2.690.973 contagiati 79.421 morti) e Tunisia (640.897 contagiati e 22.537 morti). In Kenya manca l’accesso per tutti ai servizi sanitari. La pressione sul sistema sanitario kenyota ha avuto pesanti conseguenze sulla popolazione affetta da altre patologie e bisognosa di cure regolari.

La sanità keniana è privata, quinti risulta impossibile usufruirne per milioni di abitanti delle baraccopoli, dove operiamo da ormai 15 anni.
In un contesto in cui l’HIV, l’anemia falciforme e numerose altre gravi malattie sono così diffuse, l’impossibilità di accedere a cure mediche e ospedaliere rappresenta una grave violazione dei diritti umani.

Diritti che noi cerchiamo di difendere ogni giorno, lavorando per portare cure mediche ai bambini degli slum di Nairobi.

Condividi:

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su pinterest
Pinterest
Condividi su linkedin
LinkedIn