Elezioni in Kenya: è un testa a testa tra Odinga e Ruto

I seggi nel paese sono ufficialmente chiusi, ma ancora non si sa chi sarà il prossimo presidente del Kenya. Scopriamo com’è andata la giornata elettorale nel paese.

Partiamo con il dire che per il momento non si registrano particolari violenze legate alle elezioni nel paese. Un primo sospiro di sollievo vista la storia recente del Kenya, che ha visto più volte lo scoppio di rivolte e di violenze nel territorio in concomitanza con le elezioni. Il pericolo tutta via non è ancora del tutto scampato, più tempo ci vorrà per designare un vero e proprio vincitore e maggiori saranno i rischi di violenze nel paese.

Durante la giornata, Odinga è stato accolto da un bagno di folla festante nello slum di Kibera, il più grande slum della capitale Nairobi, mentre si recava a votare. Ruto ha scelto invece un approccio più riservato, recandosi al seggio prima dell’alba e rilasciando dichiarazioni distensive sull’importanza della democrazia.

Il primo e inconfutabile dato che possiamo soppesare è sicuramente quello dell’affluenza, in deciso calo rispetto alle ultime elezioni.
5 anni fa, l’80% degli aventi diritto si era recato a votare. Quest’anno la percentuale è scesa al 64%. Un calo drastico che conferma l’atmosfera asfittica e stantia che circonda la politica e la democrazia keniana. Sia Odinga che Ruto rappresentano due candidati considerati come “vecchi”, in particolare Odinga. Entrambi all’interno della politica keniana da decenni, non rappresentano il rinnovamento che gran parte della popolazione vorrebbe vedere nel governo del paese.

Nei prossimi giorni potremo analizzare anche i dati sull’affluenze divisi per fascia d’età e genere, nonché per zone geografiche e classi sociali. La partecipazione giovanile sarà particolarmente interessante e ci darà la possibilità di giudicare la capacità del sistema di istruzione keniano di educare i giovani del paese ad una cittadinanza attiva e responsabile.

Perché non si sa chi ha vinto?

Il conteggio delle schede va avanti e gli exit polls parlano di un testa a testa tra i due candidati. A mezzanotte di martedì 9 agosto l’81% dei oltre 46 mila seggi sparsi per il paese avevano sottoposto i risultati per via telematica alla commissione elettorale. Ma questi risultati devono essere verificati tramite un riconteggio cartaceo che potrebbe durare alcuni giorni.

Per essere dichiarato vincitore un candidato deve ottenere più del 50% dei voti, ma anche raggiungere almeno il 25% in almeno 24 delle 47 contee in cui è diviso il Kenya. Se questo non avviene, si passa ad un ballottaggio tra i due candidati più votati entro 30 giorni.

Lo scenario più probabile però è al momento una raffica di ricorsi giudiziari. Ogni cittadino o gruppo di cittadini può ricorrere alla corte suprema entro 7 giorni dalla proclamazione dei risultati. In quel caso, la Corte deve esprimersi entro due settimane e se se decide di annullare le elezioni appena svoltesi (scenario già verificatosi nel 2017), le elezioni vanno ripetute entro 60 giorni.

Insomma, la bagarre elettorale keniana è lungi dal concludersi.

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