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Emigrare per lavoro: l’incoraggiamento di Ruto ai giovani kenioti

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In una recente intervista alla Deutsche Welle, il presidente keniota William Ruto ha affermato che ogni anno in Kenya vengono formati un milione di giovani pronti ad entrare nel mondo del lavoro.

I dati della Banca Mondiale relativi al 2023 riportano che il 12,2% dei giovani kenioti in cerca di lavoro (fascia d’età 15-24 anni, senza contare gli inattivi) è disoccupato. Ciò significa che, degli 1,45 milioni di disoccupati, circa 120mila sono giovani che stanno cercando un primo lavoro, senza trovarlo.

Questi giovani – che rappresentano una risorsa estremamente importante per il Kenya – si accumulano, ristagnando e aumentando la quantità di disoccupati annualmente, non avendo la possibilità di mettere a frutto le proprie competenze e contribuire alla crescita economica e sociale del Paese.

La conferenza di ottobre 2024

In una conferenza nazionale tenutasi nel mese di ottobre, il presidente Ruto ha esortato i giovani kenioti in cerca di lavoro ad emigrare all’estero in cerca di migliori opportunità di impiego.

Una dichiarazione che potrebbe stupire o generare perplessità, dal momento che la conseguenza sarebbe l’abbandono dal Kenya da parte di migliaia di giovani qualificati in età lavorativa.

I dati IOM del 2023, in realtà, mostrano che gli emigrati kenioti hanno generato una rimessa nell’economia keniota di circa 4,19 miliardi di dollari, superando il valore dei principali export nazionali messi insieme (tè, fiori e caffè).

L’accordo con la Germania

Le parole del presidente sono state solo il seguito di una linea intrapresa in precedente. A settembre, infatti, Ruto aveva firmato un accordo di partenariato con il cancelliere tedesco Olaf Scholz.

Il patto prevede agevolazioni del flusso migratorio tra Kenya e Germania, grazie a borse di studio, permessi di soggiorno prolungati e opportunità di lavoro. Già a settembre, più di 3000 autisti di autobus kenioti hanno trovato lavoro in Germania e altri seguiranno lo stesso percorso.

Durante la conferenza, Ruto si è poi sbilanciato dicendo che per i kenioti saranno disponibili 250mila posizioni lavorative, anche se il premier tedesco ha ricordato che l’accordo non stabilisce un numero preciso di offerte di lavoro.

Opinioni contrastanti

Nonostante i toni entusiastici nei confronti dei giovani in età lavorativa e delle loro prospettive per il futuro, non sono mancate le critiche verso questa posizione del Governo.

L’opposizione afferma, infatti, che i giovani previsti in uscita sono troppi e che Ruto sta volutamente allontanando i manifestanti della Gen Z delle proteste di giugno e luglio per operare più liberamente e incontrare minori resistenze interne.

Dal canto suo, il presidente ha descritto la prospettiva come una situazione win-win: il Kenya offre giovani disoccupati ad una nazione demograficamente in declino, che ha bisogno di forza lavoro nuova per sostenere la produttività e l’economia interna – come la Germania (nonché il resto del continente europeo) – e in cui la moneta è molto più forte; in cambio, il Kenya riceve le rimesse dei giovani lavoratori emigrati, che diventano un’importante entrata economica per il Paese.

Le prospettive future

Il dato incontestabile è certamente costituito dalle tendenze demografiche mondiali, che vedono il continente europeo andare incontro ad un preoccupante inverno demografico (già in atto), con la conseguente sempre maggiore necessità di alimentare i servizi pubblici e i sistemi pensionistici a fronte di una popolazione in costante calo numerico e in forte invecchiamento.

Al contrario, l’Africa (il Kenya si inserisce perfettamente in questo quadro) rappresenta – e la tendenza crescerà vertiginosamente nella seconda metà del XXI secolo – il continente con lo sviluppo demografico mondiale più consistente, che nei prossimi decenni genererà milioni e milioni di giovani pronti ad entrare nel mercato del lavoro, si interno che estero.

Soltanto sapendo gestire con lungimiranza e realismo l’intreccio tra la questione demografica e quella migratoria sarà possibile rendere il futuro un gioco davvero win-win per tutte le parti coinvolte.

© Immagine – U.S. Secretary of Defense, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons

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