Stamane, intorno alle 14.00, il presidente del Kenya, William Ruto, pronuncerà il suo discorso sullo stato della nazione durante una seduta congiunta del Parlamento. Non cessano intanto, le polemiche con i vari oppositori politici, in vista delle elezione del 2027.

Tra i leader alternativi, espressi più dalla società civile che dai partiti tradizionali kenioti, David Maraga, che stavolta scende in campo per criticare Ruto sul problema dell’export di lavoratrici keniote nei paesi arabi. Sullo sfondo l’inchiesta del New York Times, che dopo avere sollevato il caso dei maltrattamenti, le violenze e le sparizioni lo scorso aprile, pochi giorni fa ha attaccato il presidente keniota sostenendo che la sua famiglia possa avere interessi economici nella tratta.

Ruto contro il NYT, Nyt contro Ruto: ricostruzione cronologica
Nello scorso aprile il New York Times aveva pubblicato un’inchiesta che denunciava abusi sistematici subiti da donne provenienti da Kenya e Uganda impiegate come domestiche in Arabia Saudita e altri Paesi del Golfo. Tremendi i dati: almeno 274 kenioti sono morti negli ultimi cinque anni, di cui 55 solo nell’ultimo anno, quasi tutte donne. Il sistema di reclutamento è descritto come una “catena di sfruttamento” che coinvolge agenzie in Kenya, Uganda e Arabia Saudita, spesso legate a politici e membri della famiglia reale saudita. L’inchiesta aveva evidenziato anche complicità istituzionali: funzionari kenioti e politici possiedono agenzie di reclutamento che inviano donne in Arabia Saudita.
Tra questi, membri del comitato del lavoro del Parlamento. Una seconda ondata di indignazione scoppia quando il NYT rivela che la famiglia Ruto (inclusa la First Lady Rachel e la figlia Charlene) avrebbe interessi finanziari in agenzie di reclutamento e compagnie assicurative che lucrano sul flusso di lavoratrici verso il Golfo.

L’inchiesta denuncia anche il taglio dei programmi di formazione pre-partenza, aumentando la vulnerabilità delle donne. Le testimonianze raccolte parlano di stupri minimizzati come “malintesi”, suicidi e violenze brutali.
In questo contesto, con Ruto che di recente ha magnificato un nuovo accordo di collaborazione su questo fronte dell’export di manodopera con il Qatar, annunciando posti di lavoro per 200.000 scellini kenioti, Maraga ha fatto il suo affondo.
Maraga contro Ruto
L’ex presidente della Corte Suprema ha promesso di porre fine al programma di esportazione di manodopera se eletto presidente, definendolo una forma di schiavitù moderna.

Maraga ha descritto la decisione di Ruto di offrire ai keniani opportunità di lavoro all’estero come contraria alla natura della leadership eletta, sostenendo invece che il governo avrebbe potuto creare più opportunità in patria, avversando il rivale, colpevole per “la scomparsa dei migliori talenti africani, una vecchia storia che sembra ripetersi nel Kenya del XXI secolo”.

La scorsa settimana il Segretario di Gabinetto del Lavoro Alfred Mutua, oltre a respingere le accuse di abusi e maltrattamenti, aveva parlato delle opportunità per 100 infermieri diplomati di lavorare nell’assistenza domiciliare in Qatar. Questi lavori prevedono una retribuzione che può arrivare -appunto – fino a 200.000 scellini kenioti. Mutua ha inoltre rivelato che il governo prevede che tra 100.000 e 250.000 keniani troveranno un lavoro legale e sicuro all’estero l’anno prossimo.









