Il Kenya ha una data. Le prossime elezioni generali, parlamentari e presidenziali, si terranno martedì 10 agosto 2027. A fissarla è stata la Commissione elettorale indipendente, l’IEBC, che ha pubblicato la propria roadmap operativa verso il voto.

Non si tratta soltanto di un passaggio tecnico. In un Paese dove ogni tornata elettorale è anche una prova di tenuta politica, sociale e istituzionale, il calendario appena annunciato apre di fatto la lunga stagione che accompagnerà il Kenya fino al 2027.
Roadmap
La prima scadenza importante riguarda i funzionari pubblici interessati a candidarsi: dovranno dimettersi entro il 9 febbraio 2027, sei mesi prima delle elezioni. Il 16 marzo sarà invece il termine ultimo per la presentazione degli elenchi degli iscritti da parte dei partiti politici. Entro la stessa data, le formazioni che intendono partecipare alla competizione dovranno comunicare anche i nomi degli aspiranti candidati alle primarie, insieme a date e luoghi delle consultazioni interne.
Le primarie e tutte le eventuali controversie interne dovranno essere chiuse entro il 9 maggio 2027. La stessa data vale anche per i candidati indipendenti, che entro quel giorno dovranno aver cessato ogni appartenenza a partiti politici registrati. La presentazione ufficiale delle candidature, sia per i partiti sia per gli indipendenti, avverrà tra il 29 maggio e l’11 giugno 2027. Da quel momento partirà anche la campagna elettorale, destinata a chiudersi il 7 agosto, 48 ore prima dell’apertura dei seggi. Il calendario arriva però in un momento già molto caldo per il Paese.
IL 25 giugno è un momento topico
Il 25 giugno sono attese nuove manifestazioni e commemorazioni legate alle proteste guidate dalla GenZ, che negli ultimi due anni hanno segnato profondamente la vita politica kenyana. Nel 2024 la mobilitazione contro il Finance Bill aveva portato migliaia di giovani in piazza, fino all’assalto simbolico al Parlamento e a una repressione durissima. Nel 2025, nel primo anniversario di quelle proteste, le piazze erano tornate a riempirsi, ancora una volta tra tensioni, violenze e vittime.

Il governo si prepara quindi a una giornata delicata, in cui memoria, rabbia sociale e confronto politico rischiano di sovrapporsi. Il presidente William Ruto ha ribadito il diritto a manifestare, ma ha anche avvertito che lo Stato non permetterà distruzioni, caos o attacchi alla proprietà privata. Una posizione che riflette il clima di sospetto reciproco tra governo, opposizioni, società civile e movimenti giovanili.

A rendere ancora più tesa l’atmosfera c’è lo scontro sempre più aperto tra Ruto e Standard Media Group. Il presidente ha accusato il gruppo editoriale, associato alla famiglia di Gideon Moi, leader del KANU, di condurre una campagna di propaganda ed estorsione contro la sua amministrazione. Negli ultimi mesi, The Standard ha pubblicato una serie di titoli e articoli molto critici sulle politiche del governo, sulla spesa pubblica, sulle misure fiscali, sui casi di corruzione, sulle promesse non mantenute e sui frequenti viaggi all’estero del presidente.

La narrazione ma anche l’aumento degli stipendi pubblici
Lo scontro con un grande gruppo mediatico assume inevitabilmente anche un significato politico. In un Kenya che si avvicina lentamente al voto, il controllo della narrazione pubblica sarà una parte centrale della competizione. Ogni titolo, ogni inchiesta, ogni attacco del presidente ai media diventa così un tassello della battaglia per il consenso.
In questa chiave viene letta anche la recente decisione del governo di aumentare gli stipendi dei dipendenti pubblici a partire da luglio. Il ministro della Pubblica Amministrazione Geoffrey Ruku ha annunciato una revisione delle retribuzioni e delle indennità per tutto il settore pubblico, includendo non solo lo stipendio base, ma anche voci come l’indennità casa e quella per i trasporti.
Il provvedimento potrà certamente essere presentato come una misura di sostegno a migliaia di lavoratori pubblici, in un Paese segnato dal caro vita e da forti pressioni sociali. Ma nel clima attuale è difficile non leggerlo anche come un gesto politico: un modo per rafforzare il rapporto tra il governo e una parte importante dell’apparato statale, proprio mentre si apre la lunga marcia verso le elezioni.
Il voto del 10 agosto 2027 è ancora lontano. Ma il Kenya è già entrato nella sua stagione pre-elettorale. E tutto, dalle piazze della GenZ allo scontro con i media, dalle scelte economiche agli equilibri interni ai partiti, sembra destinato a essere letto, da oggi in avanti, dentro questa cornice.









