diritto alla salute in Africa

Vaccini e sanità: il diritto alla salute in Africa

Il diritto alla salute in Africa è ancora un privilegio per pochi. L’approvvigionamento dei vaccini sta rendendo chiare le disparità fra nord e sud del mondo, tra paesi più sviluppati e paesi più poveri, e come questa distanza economica si rifletta sulla capacità degli stati di provvedere alla salute dei propri cittadini attraverso i sistemi sanitari. Questi ultimi sono i veri, grandi malati del continente, specchio delle cattive e poco lungimiranti politiche pubbliche, colpevoli di perpetuare le disuguaglianze e minare al diritto alla salute dei paesi più poveri.

Vaccini e COVAX: La battaglia a favore del diritto alla salute in Africa

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, una percentuale risibile dei 2,7 miliardi di dosi di vaccino distribuite a livello globale è stata somministrata nel continente africano e poco più del 4% della popolazione africana è totalmente coperta contro il Covid-19.

Le previsioni per il continente non sono rosee: gli analisti ritengono che il 90% dei paesi africani mancherà l’obiettivo di vaccinare un decimo della loro popolazione entro fine settembre, tanto che molte ONG in tutto il mondo si sono mobilitate per chiedere la sospensione della proprietà intellettuale dei brevetti dei vaccini per il Covid-19, ancora detenuti dai colossi farmaceutici.

Inoltre, sul tema dell’ approvvigionamento di vaccini, da diversi mesi si sente parlare di COVAX sui giornali: un’iniziativa lanciata nel 2020 dalla comunità internazionale, o meglio da Global Alliance for Vaccines and Immunization (GAVI), l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e la Coalition for Epidemic Preparedness Innovazioni (CEPI),  per venire incontro alle carenze di disponibilità di vaccini degli stati meno ricchi del pianeta, per garantire il diritto alla salute nei paesi poveri. COVAX (COVID-19 Vaccines Global Access) si prefigge di rendere disponibili due miliardi di dosi di vaccini anti-COVID-19 ai Paesi che vi partecipano entro la fine del 2021, di cui almeno 1,3 miliardi di dosi per le economie a basso reddito.

Al momento, delle dosi messe a disposizione dal progetto COVAX sono state consegnante poco più di 230 milioni di dosi. 

I sistemi sanitari in Africa: la salute non è un diritto, ma un privilegio

Al di là della campagna vaccinale contro il COVID 19 in Africa, e nonostante gli impegni assunti a livello globale nell’ambito delle Nazioni Unite e dell’Organizzazione mondiale della sanità, la copertura sanitaria in Africa è ancora un miraggio. I sistemi sanitari nei paesi africani non sempre riescono a garantire il diritto alla salute dei propri cittadini, di fatto negando loro di godere di un diritto fondamentale.

I governi, infatti, affrontano numerose sfide, come il problema endemico di epidemie, povertà e la carenza di medici, i quali sempre di più lasciano il paese per cercare condizioni di vita migliori e salari più alti all’estero. L’insufficiente spesa nel settore sanitario da parte degli Stati non consente ai cittadini di godere di un’assistenza sanitaria dignitosa, a cui si aggiunge la mancanza delle infrastrutture di base per fornire acqua pulita.

L’OMS calcola che l’Africa presenta un quarto dei casi di malattia globali, ma può contare su appena il 3% degli operatori sanitari e su meno dell’1% delle risorse finanziarie del mondo. In pochi paesi è prevista un’assistenza sanitaria pubblica, e spesso esiste un sistema a due livelli che offre ai ricchi l’accesso a assistenza di qualità attraverso l’assicurazione sanitaria privata, mentre il resto della popolazione deve accontentarsi di usufruire di strutture statali sovraffollate. 

Il sistema sanitario in Kenya

La spesa del governo del Kenya per la sanità che ammonta al 5,7% del PIL, bassa per gli standard globali ma superiore a quella di alcuni paesi vicini come il Sudan e l’Etiopia. Le stime parlano del rapporto di un medico ogni 5.000 abitanti e ci possono essere enormi variazioni negli standard di cura tra le aree geografiche e tra  le strutture private e pubbliche. I migliori ospedali privati ​​si trovano nelle città più grandi come Nairobi e Mombasa, dove offrono un’assistenza simile a quella disponibile nei paesi più sviluppati: un paese a diverse velocità, per quanto riguarda i servizi e le strutture sanitarie.

Sotto il profilo della lotta al coronavirus, Il Kenya, che conta attualmente un totale di circa 250 000 casi e 5000 decessi, ha una copertura vaccinale molto bassa: su una popolazione di 55 milioni di abitanti sono 3 milioni le dosi somministrate e circa 880 mila le persone che hanno ricevuto entrambe le dosi. Certamente, il dato confortante è  che la bassa età media (19 anni) contribuisce a evitare l’ospedalizzazione e i decessi. Tuttavia, serve una maggiore copertura vaccinale: è auspicabile che arriveranno ulteriori dosi dal progetto COVAX.

È questo il contesto dove opera Alice for Children: un paese densamente popolato da persone che vivono in condizioni di povertà assoluta nelle baraccopoli e lavorano nelle discariche, senza la possibilità di accedere alle cure e tanto meno permettersi un’assicurazione sanitaria privata. Un ambiente insalubre dove potersi curare è un lusso. Alice for Children è una presenza importante: offre a bambini, bambine e donne l’assistenza medica adeguata.

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