Com’è stato l’incontro con il bambino che sostieni? Quali emozioni hai provato?
Claudia
Io sostengo due ragazze, Ruth e Sheila che frequentano la Secondary School. Il primo incontro è stato molto emozionante, lo staff di Alice è stato bravissimo nel creare un evento di gruppo che rendesse il tutto molto naturale per “rompere il ghiaccio” sia con le ragazze che con le loro famiglie. Ovviamente oltre alla gioia e l’emozione, c’è stato anche un po’ di disagio da parte mia, come credo sia giusto e normale. Volevo davvero cercare di essere più delicata possibile nell’approccio con loro, che comunque vivono una realtà completamente diversa dalla mia, stando bene attenta a non forzare né la conversazione né l’approccio più fisico.
Le visite in casa delle ragazze sono state sia toccanti che significative. Avere un sentore diretto della loro quotidianità mi ha permesso di capire molto di più su di loro e l’ambiente in cui vivono. C’è stato un momento di commozione durante la visita in casa di Sheila, che mentre il giorno prima durante la festa al villaggio era stata silenziosa e riservata, il giorno dopo a casa si è aperta molto di più nel condividere una situazione personale. Un altro momento toccante è stato sicuramente la visita alla classe di Ruth, di cui oltre al ricordo conservo anche una bellissima foto. L’abbraccio tra noi due circondate dall’applauso e i sorrisi degli altri ragazzi è qualcosa che non dimenticherò mai!
Ilaria
Descrivere il tutto a parole non è facile lo ammetto, incontrare Fabian è stato emozionante, inizialmente non sapevo benissimo cosa dirgli, cosa chiedergli, poi in realtà è avvenuto tutto in modo molto naturale, eravamo entrambi abbastanza imbarazzati ma felicissimi di conoscerci dal vivo. Ho conosciuto anche parte della sua famiglia, la zia Deborah e il cugino Ivan. Ero veramente felice in quel momento di vedere tutto ciò che fino a quel momento era virtuale e in un certo senso lontano, prendere forma e diventare realtà a così pochi centimetri da me. In seguito, vedere casa sua e scoprire che vivono in quella stanza in 6/7, che vive con la sorella e i cugini che però considera i suoi fratelli. Tutte informazioni che mi hanno fatto toccare con mano la realtà dalla quale proviene e farmi apprezzare ancora di più ciò che con il mio sostegno riesce a fare. Alla fine quasi ogni attività, scuola, bambino, baraccopoli che abbiamo visto mi hanno fatto emozionare. La discarica di Dandora mi ha toccato profondamente, vedere quanto una discarica, così grande, inquinante e puzzolente, fosse in realtà per tanti genitori, famiglie e bambini una fonte di guadagno.
Poi tutti i bambini, in ogni scuola, ci hanno accolto cantando e ballando, carichi di gioia, entusiasmo e gratitudine nei confronti della vita che noi nati nella parte fortunata del mondo, probabilmente, non proveremo mai.
In che modo questa esperienza ha influenzato il tuo modo di vedere il progetto e il legame con il bambino? Com’è stato vedere la realtà delle baraccopoli di Nairobi e i progetti sul campo di Alice for Children?
Claudia
Avevo già molta stima e fiducia nel progetto che Alice sta portando avanti, il viaggio ne è stato una conferma e un rinforzo. Mi ha colpito molto vedere la collaborazione tra Alice e le comunità locali, soprattutto gli assistenti sociali e le scuole, nell’ottica di creare un sostegno che non si esaurisca nel “qui e ora” ma possa contribuire a creare un cambiamento profondo e duraturo, intervenendo soprattutto nell’ambito dell’istruzione, l’arma più potente che abbiamo per la nostra emancipazione come esseri umani. La visita alla discarica è stata un vero pugno nello stomaco e anche un momento di grande disagio. Continuavo a chiedermi: che diritto ho io di stare qui in mezzo a queste persone che sono costrette a vivere in tali condizioni? ma poi anche grazie al confronto con gli altri genitori e le nostre accompagnatrici, ho capito come quella visita fosse necessaria, per comprendere da dove tutto abbia avuto inizio. Nelle scuole l’atmosfera è stata ovviamente del tutto diversa, abbiamo avuto modo di vedere l’impegno degli studenti nello studio e nelle altre attività scolastiche, ma anche il loro entusiasmo e la loro curiosità. Credo che la presenza di Alice possa davvero fare la differenza per la maggior parte di loro.
Ilaria
È stato illuminante vedere ciò che Alice For Children fa nel concreto per tutti i bambini che vengono sostenuti e le loro famiglie. Ho toccato con mano il contributo che con le mie donazioni periodiche riesco a fare, e davvero vorrei poter fare di più. Tutto ciò che fino ad ora è stato virtuale e lontano, in un batter d’occhio è diventato vero e reale.
I progetti di Alice for Children li ho visti come una boccata d’aria fresca e pulita in un ambiente difficile da guardare. Penso racchiuda un po’ tutto il mio pensiero. Da un lato il disastro delle Baraccopoli, dall’altro lato l’aiuto concreto che ho visto dare da Alice for Children. Ogni bambino che ci guardava incuriosito, al quale veniva spiegato chi eravamo, è come se comprendesse ciò che ogni genitore a distanza fa per ognuno di loro e per la comunità. Gli cambiava lo sguardo, da diffidente a grato.
Qual è il messaggio che vorresti trasmettere ad altri potenziali genitori a distanza dopo aver vissuto questa esperienza?
Claudia
A volte circola molta diffidenza verso l’adozione a distanza, alcune persone sono scettiche circa l’uso del sostegno economico che viene dato, in altri casi invece si guarda all’adozione a distanze in maniera troppo personale, quasi esigendo un rapporto esclusivo con la bambina o il bambino supportati. Come dicevo prima, grazie al viaggio ho avuto modo di verificare di persona quanto siano importanti progetti come quello di Alice e come alla fine il sostegno che noi genitori diamo non sia solo per la bambina o il bambino di cui siamo sponsor ma per tutta la comunità di cui fanno parte. Il contributo del genitore a distanza non è solo economico, ma anche e soprattutto umano: supportare, oltre all’istruzione e alle necessità primarie dei ragazzi, anche la speranza di accedere a un futuro diverso da quello a cui sembrano predestinati.
Ilaria
Fin da subito, al mio rientro quando mi chiedevano come fosse andata, ho ripetuto più e più volte un discorso, e cioè che tutti, prima o poi, dovrebbero fare un viaggio del genere, apre gli occhi, aiuta a renderci conto che è stato solo un caso se siamo nati nella parte ricca del mondo, ma che oltre il nostro naso non è tutto cosi, e ognuno di noi, nato nella parte più fortunata del pianeta, ha il dovere morale di sostenere e dare supporto a coloro i quali non sono stati così tanto fortunati”.









