La fama del ‘profeta’ keniota David Owuor si è estesa anche in Italia, specie dopo il racconto del Corriere della Sera, che sul sito e sul quotidiano cartaceo (oggi, 17 gennaio), ha raccontato la curiosità per questa ‘predicazione’ – se non l’adesione alla sua ‘chiesa’, Repentance and Holiness Ministry – dell’ex parlamentare Domenico Scilipoti.
Il messaggio di Owuor si concentra sul pentimento, la guarigione e la preparazione per l’apocalisse. Ha attirato molti seguaci, specie in Kenya, grazie alle sue ‘predizioni’ e alle sue promesse di guarigione.

Kenya e Africa, un contesto ‘spirituale’ variegato
Ma vale la pena ricordare il variegato contesto spirituale in cui opera questo ‘pastore’. Le religioni in Africa sono incredibilmente diversificate e riflettono la ricca varietà di culture e tradizioni presenti nel continente.
Cristianesimo e Islam sono largamente dominanti. In pratica, circa il 49% degli africani si identifica come cristiano, con una forte presenza in paesi come Nigeria, Etiopia, Kenya e Sudafrica. Questo ‘sentire’ include sia le varie forme protestanti che quella cattolica.
Circa il 41% degli africani è musulmano. L’Islam è particolarmente diffuso in Nord Africa e in alcune parti della regione del Sahel. Paesi come Egitto, Algeria, Marocco, Senegal e Somalia hanno una predominante popolazione musulmana. Circa il 10% della popolazione aderisce a varie religioni tradizionali africane. Queste spesso coinvolgono una combinazione di animismo, culto degli antenati e altre credenze indigene. variano notevolmente da una regione all’altra e spesso includono credenze in spiriti ancestrali, forze naturali e un unico Dio supremo. In molte regioni africane, infine, le e credenze religiose si mescolano, creando forme di sincretismo. Per esempio, pratiche cristiane o musulmane possono essere integrate con riti tradizionali.
A Nairobi in particolare
Il panorama religioso del Kenya riflette il suo ricco patrimonio culturale e storico. L’interazione tra le diverse fedi continua a plasmare il tessuto sociale e culturale del paese. Va registrato che il Cristianesimo è la religione dominante con circa l’83% della popolazione: i protestanti sono il 47.7% il cattolici il 23,5%. Il maggior gruppo protestante presente in Kenya è costituito dagli anglicani, inoltre sono inoltre presenti presbiteriani, luterani, riformati, metodisti, battisti, avventisti. Oltre alle Chiese protestanti classiche, ci sono numerosi gruppi pentecostali.
L’Islam, in vece, è al 10% della popolazione. Marginale seguito hanno le religioni tradizionali africane, e ci sono anche piccole comunità di Induisti, Sikh e altri gruppi religiosi.
Il Cristianesimo continua a crescere, con molte nuove denominazioni e chiese indipendenti che emergono. Anche l’Islam sta crescendo, particolarmente nelle aree urbane e tra le giovani generazioni. C’è – per fortuna – un’enfasi crescente sul dialogo e sulla cooperazione interreligiosa tra i diversi gruppi religiosi per promuovere la pace e la comprensione.
In Kenya, il fenomeno delle sette è particolarmente rimarchevole. Alcuni leader religiosi autoproclamati, spesso chiamati “pastori”, utilizzano in qualche caso la religione per manipolare i seguaci.
Oltre Owuor
Tanti sono i ‘pastori’ che operano più o meno nello stesso solco di Owuor, tra le diramazioni protestanti. Conosciuta per il suo movimento chiamato Prophetess Esther Wahome Ministries, Esther Wahome è una figura di spicco nel panorama religioso keniano.

E’ – per inciso – anche una nota artista gospel keniota e la sua missione è diffondere il Vangelo e portare conforto spirituale attraverso la musica e altre attività religiose.
Con il suo movimento Purity Mwangi Ministries, invece, Purity Mwangi è nota per le sue predicazioni carismatiche e le sue dichiarazioni di guarigione. Ha un seguito significativo in Kenya e all’estero. Conosciuta per il suo movimento Prophetess Lucy Gakii Ministries, inoltre, Lucy Gakii è una figura rispettata per le sue predicazioni e le sue attività di beneficenza.

Una tendenza ancestrale
L’essere religioso “fa parte della natura stessa dell’africano, è una condizione ancestrale”. Un articolo di Angelo Ferrari di Agi, sottolinea come in Africa “non c’è esistenza senza religiosità. È semplicemente inconcepibile”. Ferrari racconta come “la relazione con il mistero fa parte della cultura africana. L’ateismo, in questa prospettiva, non è comprensibile per un africano, a partire dai capi di stato fino ad arrivare all’ultimo suddito”. Altro aspetto rilevante, “non esistono ceti, livelli sociali o culturali che sminuiscano la presenza degli spiriti. In modo diverso tutti, indistintamente, ne parlano e ne provano timore”. Anche perché, osserva l’articolo, Intorno a ciò, tuttavia, “occorre considerare che la paura e l’incertezza caratterizzano la vita di fede, qualsiasi essa sia, di molte popolazioni africane”.









