Non sono ancora i mille circa promessi dal governo di William Ruto gli agenti kenioti ad Haiti, ma grazie ad un invio recente sono arrivati a superare quota 600. L’ultimo contingente è atterrato alla fine di gennaio a Port au Prince ed è formato da 217 poliziotti. Sono stati spediti nei Caraibi nel quadro della missione Multinational Security Support (MSS) in cui il Kenya ha un ruolo da protagonista. Il compito è però improbo. Si tratta di riportare l’isola sotto il controllo del governo regolare, riportando l’ordine in uno scenario in cui quasi l’80% del territorio, dicono le ultime verifiche, è sotto il dominio delle varie gang di criminali.
Ai kenioti attualmente impegnati nella missione di sicurezza internazionale promossa dalle Nazioni Unite, per adesso si affiancano sparute e ridotte forze salvadoregne (una decina di unità) e guatemalteche (150 unità), ma la forza di contrasto per adesso rimane ben al di sotto della sua forza prevista a regime, di circa 2.500 ufficiali. Circa 10 paesi hanno promesso di inviare truppe ad Haiti, tra cui, anche Giamaica, Belize, Bahamas, Barbados, Bangladesh e Benin.
La missione multinazionale di sicurezza a Haiti è finanziata principalmente attraverso un fondo fiduciario creato dalle Nazioni Unite. Questo fondo riceve contributi da vari paesi e organizzazioni internazionali. Tuttavia, la raccolta fondi è stata lenta e ci sono state richieste di aumentare il sostegno finanziario per garantire l’efficacia della missione.

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha chiesto un’azione urgente per fornire ulteriori risorse finanziarie alla missione. Alcuni paesi, come gli Stati Uniti e l’Ecuador, hanno sostenuto la risoluzione per autorizzare la missione e continuare a cercare finanziamenti aggiuntivi. I membri della missione multinazionale di sicurezza ricevono uno stipendio regolare e delle indennità mensili. Ma alcuni rapporti indicano che ci sono state difficoltà nel pagamento tempestivo degli stipendi.
I timori di Guterres

Secondo le Nazioni Unite nello scorso anno ad Haiti sono state uccise più di 5.600 persone e, a causa dei combattimenti, più di 700.000 haitiani sono rimasti senza casa. Il numero di uccisioni è aumentato di oltre il 20% rispetto a tutto il 2023, secondo l’Ufficio per i diritti umani delle Nazioni Unite. La crisi umanitaria ad Haiti ha raggiunto “livelli allarmanti”, ha affermato, con circa 2 milioni di persone che affrontano livelli di emergenza di insicurezza alimentare e 6.000 in condizioni catastrofiche che rischiano la fame. Il timore espresso dal segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres, è che i criminali possano conquistare del tutto anche Port-au-Prince, portando al completo collasso dell’autorità governativa.
Ulteriori ritardi nel fornire alla polizia ufficiali aggiuntivi per la forza multinazionale che cerca di frenare la violenza delle gang o ulteriore assistenza, secondo il segretario dell’Onu “comportano il rischio di un crollo catastrofico e senza ritorno delle istituzioni di sicurezza nazionale”.
La conquista delle gang dell’intera area metropolitana, renderebbe di fatto insostenibili le operazioni internazionali e le attività fin qui operative di sostegno alla popolazione. In discussione quindi in queste settimane sarà la sopravvivenza stessa di Haiti come entità statale democratica. L’obiettivo ONU di ripristinare le istituzioni democratiche entro febbraio 2026 è a rischio. La polizia keniota sta effettuato dei pattugliamenti nei pressi della capitale Port-au-Prince, usando i droni nel tentativo di guidare la lotta contro la violenza delle gang. I capi del contingente elogiano la collaborazione della popolazione.









