Nairobi-Mombasa in poche ore. Sei corsie, standard di sicurezza alti, si chiama Usahihi (che significa ‘fatto bene’) l’autostrada che collegherà la capitale Nairobi al porto di Mombasa, lunga 440 chilometri che dovrebbe essere pronta se tutto andrà bene nel 2029. Aprendo la rotta per nuovi traffici con e per l’Africa orientale. La Reuters, il quotidiano The Standards, il sito di ICE raccontano l’avanzamento del progetto, presentato l’anno scorso dal presidente William Ruto, e arrivato oramai verso alla sua definizione finale.

Trovato, a quanto pare, il meccanismo finanziario alla base della realizzazione. Con un grande investimento americano che non appesantirà i conti del Paese e non ne ingigantirà il debito. In cambio i finanziatori deterranno per 30 anni il diritto a chiedere un pedaggio a chi userà la tratta.
L’accordo è stato formalizzato pochi giorni fa da KeNHA, acronimo che sta per Kenya National Highways Authority e la società americana Everstrong Capital Lcc.

In ballo 3,6 miliardi di dollari che serviranno per la realizzazione dell’opera e che saranno coperti anche da investitori internazionali e, secondo le fonti, anche da agenzie di sviluppo, fondi pensione e un numero elevato di investitori privati kenioti e anche qualche italiano.
Usahihi Expressway diventerà la più lunga autostrada a pedaggio dell’intero continente africano.
L’opera ridurrà molto drasticamente i tempi di viaggio tra la capitale del Kenya e la sua città portuale, stimolando anche la crescita economica del Paese e connettendo due delle sue anime principali. Forte anche l’impatto regionale, in un’area che è fortemente considerata anche dagli investimenti degli emirati.
L’alternativa, al momento, è la ferrovia a scartamento standard (SGR) di costruzione cinese, solo in parte adottata per il trasporto delle merci, a causa dei costi, della flessibilità e dei limiti del sistema ferroviario.

Usa ‘contro’ Cina, auto vs. treno
Questa superstrada segna il primo grande progetto stradale sostenuto dagli Stati Uniti in Kenya, evidenziando l’intensificarsi della competizione tra Cina e Stati Uniti per l’influenza economica nella regione. Per anni, la Cina è stata il più grande prestatore bilaterale del Kenya, finanziando numerosi progetti infrastrutturali, spesso mettendo da parte le aziende americane.
La nuova iniziativa riflette lo sforzo degli Stati Uniti per espandere la propria presenza nel settore delle infrastrutture del Kenya. A meno che il presidente Donald Trump non decida di invertire il trend di buone relazioni e rapporti con il Kenya avviatosi con la presidenza di Joe Biden.









