La ‘generosità’ di William Ruto come cristiano messa in discussone stamane – 4 marzo – da molti giornali kenioti. Del resto il tema è universale, è quello del rapporto complicato tra il denaro e la politica, che la direzione del finanziamento sia in entrata o in uscita le criticità non mancano.
Si può ostentare una donazione alla Chiesa, o ad una causa benefica, se si è in una posizione di potere, senza correre il rischio di essere considerati negativamente? Ovunque – senza eccezione di latitudine e longitudine – questa possibilità è alta.
Il dubbio principale è quasi sempre quello sulla provenienza di questi fondi (denaro pubblico distratto durante lo svolgimento delle proprie funzioni?). E poi, soprattutto, che in questa maniera si cerchi di acquisire surrettiziamente consenso.
Il riflesso al tornaconto politico è quasi automatico in questi casi. Le cronache di The Standard e di Nation raccontano che il presidente Ruto ha recentemente fatto una donazione significativa alla chiesa Jesus Winner Ministry a Roysambu, Nairobi.
Durante una messa, ha donato 20 milioni di KSh (circa 150 mila euro) per il completamento dell’edificio e ha promesso di raccogliere ulteriori 100 milioni di KSh insieme ai suoi amici per arrivare alla fine dei lavori molto rapidamente. Ruto ha sostenuto la sincerità dei suoi gesti, affermando che sono atti di cui non deve affatto scusarsi.

Ma la sua ‘politica’ delle donazioni, visto che usa questa ‘arma’ con una certa frequenza, ha comunque suscitato polemiche e prodotto reazioni istituzionali anche molto importanti. La Chiesa Cattolica, in particolare, ha esercitato un ‘distiguo’ e ha rifiutato alcune delle sue donazioni, affermando che la Chiesa non dovrebbe essere usata per fini politici.
In Kenya, non esiste una legge che impedisca ai politici di fare donazioni alle chiese. Tuttavia, c’è un dibattito in corso sulla trasparenza e l’etica di tali gesti munifici. Inoltre, proprio Ruto con il Public Fundraising Appeals Bill 2024 aveva cercato di regolamentare le raccolte fondi pubbliche – nei cosiddetti ‘harambee’ – per prevenire una deriva illegale.
Gli eventi di raccolta fondi hanno per loro natura implicazioni delicate riguardanti la trasparenza e l’etica. Le critiche principali riguardavano le donazioni dei politici e, inoltre, la preoccupazione che attraverso questi eventi si riciclasse denaro.

Ruto ha cercato così di introdurre il Public Fundraising Appeals Bill 2024, che mirava a vietare la partecipazione degli aspiranti politici agli harambee almeno tre anni prima delle elezioni generali. Il disegno di legge proibiva anche a tutti i funzionari statali e pubblici di partecipare agli eventi durante il loro mandato. Tuttavia, il disegno di legge è stato respinto dal Senato, che ha sostenuto che la norma avrebbe eroso lo spirito di unità e fratellanza che gli harambee – una sorta di forma arcaica di crowfounding – hanno promosso per decenni nelle comunità locali.









