Madri povere. Donne sole guidano come possono una famiglia disagiata e senza risorse sufficienti al sostentamento. E’ una situazione frequente in Kenya. Questo e altro emerge dall’ultimo report sulla povertà prodotto da KNBS, l’ufficio nazionale di statistica del Paese.
In Kenya, nelle zone meno sviluppate, ai margini delle metropoli, negli slum vicino alla discarica di Dandora come nella savana, dove opera Alice for Children, le famiglie guidate da una donna, che cercano di tirare avanti confrontandosi con livelli di povertà tali da rendere la vita invivibile, sono una realtà dura e diffusa.
Secondo KNBS, dicono i dati, il 35,3% delle famiglie guidate da donne vive al di sotto della soglia di povertà, rispetto al 32,6% di quelle guidate da uomini.
Il rapporto sulla povertà in Kenya racconta poi di una nazione ancora caratterizzata da disuguaglianze strutturali che ne frenano lo sviluppo. Circa il 39,8% dei kenioti fa fatica a soddisfare i bisogni primari. I dati, più di dettaglio, raccontano che le donne, soprattutto nelle aree rurali, si trovano spesso ad affrontare barriere quasi invalicabili, come l’accesso limitato alla terra, al credito e all’istruzione, che aggravano la loro vulnerabilità alla povertà.
Madri ma anche più vecchi nelle famiglie povere
I nuclei familiari con a capo persone di età pari o superiore a 70 anni presentano il tasso di povertà più elevato, pari al 46%, soprattutto nelle aree rurali. Al contrario, i nuclei familiari più giovani, come quelli di età compresa tra 15 e 19 anni e tra 20 e 29 anni, presentano tassi di povertà inferiori, rispettivamente del 23,8% e del 23,4%.
E questo perché – dice KNBS- gli anziani senza reti di sicurezza sociali spesso non hanno accesso a fonti di reddito sostenibili e all’assistenza sanitaria.
L’analisi dice che anche lo stato civile e non colo l’età influisce sulla condizione. I matrimoni poligami, ad esempio, che non sono una rarità in quel contesto sociale, generano nuclei familiari con tassi di povertà molto più alti della media.
Le famiglie con una vedova come capofamiglia presentano un tasso di povertà di nove punti percentuali superiore rispetto a quelle con capofamiglia vedovo.
Le vedove, soprattutto nelle zone rurali, non dispongono di alcun sistema di supporto. Quando il marito muore, non è infrequente che la vedova venga esclusa dall’eredità.
La posizione geografica rimane un fattore determinante. Le aree rurali presentano tassi di povertà più elevati, con il 38% delle famiglie rurali rispetto al 26% delle aree urbane.

Un raggio di speranza
In questo quadro complesso, tendente alle tinte fosche, brilla la originalità e la creatività di alcune formule di aiuto. Non sono infrequenti i gruppi di risparmio femminile, sia in città che nelle zone rurali. Si mettono in comune le risorse anche per supportare l’educazione dei figli o avviare piccole imprese. E alcune ONG, raccogliendo dalla società questa esigenza, hanno supportato programmi tesi ad aiutare le donne capofamiglia attraverso microcredito e formazione.
Ai margini delle grandi discariche, in molti insediamenti informali, le famiglie guidate da donne sono sopravvivono con lavori precari, facendo la selezione dei rifiuti, oppure vendendo cibo attraverso improvvisate bancarelle. Spesso i ricavi sono ampiamente sotto i 300 scellini giornalieri, che sono considerati la somma minima per coprire i bisogni primari, tasse scolastiche.
La pressione su queste donne rafforza un ciclo di lavoro di sfruttamento, specie sul versante del lavoro domestico; ma i posti precari riguardano pure parrucchiere, venditori ambulanti, pulizia.

E’ in supporto a queste donne e a queste famiglie che dal 2006 Alice for Children svolge il suo originale e intenso compito umanitario. Aiutando i ragazzi – attraverso la formazione, ma anche l’assistenza alla salute – ad arrivare preparati nel mondo del lavoro, alleggerendo così il compito di questi nuclei familiari più vulnerabili.
Se si vuole davvero affrontare la povertà urbana bisogna partire proprio dall’ascolto e dall’aiuto a queste donne. Le politiche urbane attente alle questioni di genere non sono più facoltative; sono essenziali. Per spezzare il ciclo della povertà nelle famiglie guidate da donne, bisogna quindi passare a strategie preventive, investendo nell’istruzione delle ragazze, nella salute riproduttiva e nei mezzi di sussistenza a questi nuclei.









