Gran momento per il cinema africano. In primo piano all’imperdibile appuntamento del Festival di Cannes. Per la prima volta, in particolare, un film nigeriano ‘My Father’s Shadow’, diretto da Akinola Davies Jr., è in concorso nella sezione Un Certain Regard.
Il titolo, eccellente prodotto di Nolliwood, la frizzante industria cinematografica di Lagos, esplora il sempre attuale rapporto edipico e il tema della mascolinità nella cultura afro attraverso la storia di due fratelli che, nel 1993, vengono improvvisamente catapultati nella capitale da un padre sostanzialmente assente e distante.

Il film è stato acquisito per la distribuzione dalla piattaforma Mubi, e ha già ricevuto recensioni entusiastiche da molti esperti di cinema, in particolare da quelli che conoscono meglio lo scenario di offerta e di produzione del continente africano.
Non solo Nolliwood
Quest’anno al Festival di Cannes ci sono complessivamente sei film africani in programma. La selezione spazia tra fiction storica, drammi sociali e thriller. E tra i titoli in maggiore evidenza, oltre a quello di Akinola Davies, ci sono il tunisino ‘Promised the Sky’, di Erige Sehiri, che affronta il tema della migrazione e dell’identità.
E poi, sempre sul tema migranti e integrazione, ‘Aisha Can’t Fly Away’ di Morad Mostafa (Egitto).
Più pop il taglio di “Indomptables” di Thomas Ngijol (Camerun), un thriller poliziesco ambientato a Yaoundé.
Altro titolo nigeriano, “Osamede” di James Omokwe, un fantasy storico sulla resistenza contro l’invasione britannica del 1897.
Un momento felice
Il cinema africano sta vivendo un momento interessante, con registi che stanno abbandonando o ridefinendo i canoni delle narrazioni più tradizionali sull’Africa e stanno portandole nuove prospettive continentali di un territorio in eccezionale crescita demografica sul grande schermo.

Tra i registi in primo piano, oltre ad Akinola Davies Jr., ci sono il congolese Baloji (Augure – Ritorno alle Origini tra le pellicole più convincenti), Luck Razanajaona del Madagascar (autore di Disco Afrika, un film che racconta i movimenti rivoluzionari giovanili nel continente africano).
Questi registi stanno contribuendo a una nuova estetica cinematografica africana, sfidando stereotipi e portando storie autentiche e diversificate.
Il cinema di Nairobi
Anche il cinema keniano sta vivendo un periodo di crescita e riconoscimento internazionale. Nel 2025, il Kenya ha avuto una forte presenza nei festival cinematografici globali, con film come ‘How to Build a Library’ di Maia Lekow e Christopher King, presentato al Sundance Film Festival.

Questo documentario esplora la trasformazione di una biblioteca coloniale in un centro culturale inclusivo a Nairobi. Inoltre, il documentario ‘Searching for Amani’ è stato proiettato al Festival Diffuso di Milano, dedicato al cinema africano. Il film racconta la storia di un giovane che indaga sulla misteriosa morte di suo padre in una riserva naturale del Kenya. L’industria cinematografica keniana sta beneficiando di una maggiore visibilità e di investimenti in infrastrutture, con Nairobi che si afferma sempre più come un hub creativo per l’intero continente.

Tra i titoli dell’anno passato, ‘Nawi: Dear Future Me’, un film che racconta la vicenda di una ragazza che non vuole sposarsi giovanissima e vuole andare a scuola e finire il liceo, per essere libera di decidere da sola il proprio destino. Nawi scappa e la sua è una fuga di forte significato simbolico, alla ricerca dell’autodeterminazione, fuori dagli schemi dei vincoli arcaici.









