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Tetto 5×1000 a 610 milioni. ETS: ora chiarimenti su Iva e Irap

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Un 5×1000 più capiente e finalmente in grado di dare conto in termini di risorse a tutte le scelte dei contribuenti e alle richieste legittime degli ETS. Il governo ha promesso che nella legge di bilancio in via di finalizzazione sarà compreso un allargamento di 85 milioni di euro del tetto. Attualmente a 525 milioni di euro, rivelatosi insufficiente nel 2024, il fondo disponibile sale a 610 milioni di euro.

5x1000 risorsa decisiva

Nel 2024, i contribuenti hanno destinato oltre 604 milioni di euro. Tuttavia, il fondo disponibile era limitato a 525 milioni, quindi circa 79 milioni di euro non sono stati distribuiti agli enti beneficiari. E questo in un contesto in cui gli enti ammessi al riparto sono aumentati: da 81.000 nel 2023 a oltre 91.000 nel 2024, con una crescita significativa tra le associazioni del Terzo Settore e le Onlus.

5 per mille, + 85 milioni

Come conseguenza, quindi, molti enti hanno ricevuto meno di quanto spettava loro in base alle preferenze espresse dai cittadini. Questo gap oramai strutturale ha alimentato richieste di adeguamento del tetto, che hanno sortito un effetto positivo. E dopo le promesse e le dichiarazioni di principio si è arrivati all’impegno ufficiale dell’esecutivo, che ha annunciato l’aumento a 610 milioni di euro per il 2025.

Le associazioni del Terzo settore hanno registrato con soddisfazione la scelta del governo. Ma per molti soggetti di questo ambito gli interventi del governo devono toccare anche altri aspetti cruciali. Di estrema attualità, in particolare, sono le questioni inerenti l’Iva, e l’eliminazione dell’Irap per il non profit. Un intervento su questi temi – correttivo e di chiarimento – secondo gli ETS, dovrebbe entrare nell’agenda parlamentare in un’ottica trasversale e bipartisan.

I nuovi impegni su Iva e Irap

Le associazioni del Terzo Settore stanno protestando per le nuove norme fiscali, in particolare quelle relative a IVA e IRAP, che entreranno in vigore dal 1° gennaio 2026. Attualmente molte attività svolte dalle associazioni (es. corsi, eventi etc… etc…) non sono soggette a IVA. Dal 2026, queste attività saranno esenti, ma non escluse, il che comporterà: obblighi di certificazione dei corrispettivi; la tenuta della contabilità IVA; la possibile apertura della partita IVA.

Questo cambiamento è stato imposto per adeguarsi alle direttive europee, dopo una lunga procedura di infrazione avviata nel 2010.

5x1000 decisivo per molte associazioni

Anche sul fronte IRAP si prevedono modifiche che potrebbero aumentare il carico fiscale per enti che finora ne erano esonerati.

Le associazioni temono che ciò possa penalizzare le attività mutualistiche e non profit, rendendo più difficile operare in maniera sostenibile. Le critiche si concentrano sul fatto che le nuove norme non distinguono sufficientemente tra attività commerciali e istituzionali e che il passaggio da “esclusione” a “esenzione” non è solo formale, ma comporta nuovi oneri burocratici e fiscali.

Come funziona il 5×1000

Il 5×1000 è una misura fiscale introdotta per la prima volta con la legge finanziaria del 2006, che consente ai contribuenti di destinare una quota pari al 5 per mille del proprio IRPEF a enti del terzo settore, associazioni di volontariato, enti di ricerca scientifica, universitaria e sanitaria, nonché ad altre finalità di interesse sociale. Questa scelta è del tutto volontaria e non comporta alcun costo aggiuntivo per il contribuente, in quanto l’importo devoluto viene sottratto direttamente dall’IRPEF dovuto. La procedura per destinare il proprio 5×1000 è semplice e può essere effettuata durante la compilazione della dichiarazione dei redditi. Basta apporre la propria firma in uno dei sette riquadri appositamente designati e inserire il codice fiscale dell’ente prescelto. È importante prestare attenzione nel compilare correttamente il codice fiscale dell’ente beneficiario, altrimenti la devoluzione potrebbe non essere correttamente registrata. Le possibilità di destinazione del 5×1000 sono molteplici e comprendono una vasta gamma di enti e iniziative. Tra i beneficiari troviamo:

  • Enti del Terzo settore iscritti nel Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS), tra cui le ONLUS, le cooperative sociali e le ONG.
  • Enti di ricerca scientifica e universitaria impegnati nello sviluppo delle conoscenze in vari settori.
  • Enti di ricerca sanitaria che svolgono attività di ricerca per la cura di malattie e la promozione della salute.
  • Attività sociali svolte dai Comuni di residenza, come assistenza ad anziani, disabili e bambini.
  • Associazioni sportive dilettantistiche riconosciute dal CONI, che promuovono lo sport e l’inclusione sociale.
  • Enti per la tutela e la promozione dei beni culturali e paesaggistici, nonché gestori delle aree protette.

Una firma semplice.

Che però semplice non è.

Per chi fa la dichiarazione dei redditi in queste settimane, il 5×1000 rischia di passare inosservato

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