Si avvicina il momento di presentare la dichiarazione dei redditi ed è imminente, quindi, pure il momento di scegliere come destinare il proprio 5 per 1000.
Scegliere la causa giusta tra le tante che si dispongono come possibili in un periodo storico così estremo ed emergenziale – dal punto di vista economico e sociale – suppone una chiarezza di intenti e una disponibilità di informazioni che non è sempre facile avere in maniera approfondita. E comunque, non c’è dubbio, sono veramente tantissime le opzioni giuste e sacrosante che si possono appoggiare.
Per l’accreditamento degli Enti del Terzo Settore è competente il Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Dal 1° gennaio 2026 l’Anagrafe delle ONLUS è stata soppressa e, dunque, per mantenere il diritto al contributo del 5 per mille è necessario che detti enti, anche se inseriti nell’elenco permanente degli enti iscritti 2026 – ONLUS accreditate al 31/12/2025, presentino, ove non abbiano già provveduto, istanza di iscrizione al Registro Unico del Terzo Settore (RUNTS), entro il 31 marzo 2026, secondo le modalità definite dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

La stagione delle tasse è ormai praticamente aperta: patronati e studi commercialistici sono già in fibrillazione e dalla fine del mese di aprile la dichiarazione precompilata (730 e Redditi) diventa consultabile.
In tv, sui media digitali, nella nostra personale ‘bolla’ dello smartphone, in queste settimane diventa sempre più frequente e intensa la pubblicità che cerca di orientare questa scelta liberale e senza costi.

La ‘capienza’ maggiore del 5 per 1000
La novità del 2026 è data dal fatto che le associazioni aventi diritto potranno contare su un 5×1000 più capiente e finalmente in grado di dare conto in termini di risorse di base a tutte le scelte dei contribuenti e alle richieste legittime degli ETS. La disponibilità è passata infatti da 525 milioni a 610 (+ 85 milioni),
I 525 milioni di euro si erano del resto rivelati insufficiente nel 2024, quando i contribuenti avevano destinato oltre 604 milioni di euro ma con una incapienza di circa 79 milioni di euro. Soldi e risorse indirizzate dai cittadini che pagano le tasse che così non sono stati distribuiti agli enti beneficiari.

È la prima volta dopo molti anni che il tetto viene rialzato in modo significativo e strutturale, di circa il 16,2%. La base normativa è l’Art. 1, comma 24, Legge di Bilancio 2026 (Legge 30 dicembre 2025, n. 199), che modifica l’art. 1, comma 154, della Legge 190/2014 .
L’aumento dovrebbe quindi per lo meno ridurre il divario tra quanto i contribuenti destinano e quanto effettivamente viene erogato agli enti beneficiari. Il provvedimento comunque, non elimina strutturalmente il problema: se le firme continueranno a crescere (trend stabile), il rischio di un nuovo ‘riproporzionamento’ resta.
Cosa fare: firma e codice fiscale dell’associazione beneficiaria
Ma ricordiamo cosa bisogna fare per indirizzare la propria preferenza sulla causa che si è scelto di finanziare. Prima della trasmissione della dichiarazione dei redditi è possibile aggiungere la destinazione del 5 x 1000 compilando la scheda specifica. Oltre ad apporre la firma va apposto il codice fiscale dell’ente che si vuole beneficiare. Il nostro è 97452480151.

Nella ratio della legge datata 2006, la devoluzione del 5 per mille risponde all’esigenza di finanziare attività di rilevanza sociale di particolare importanza. E vuole pure sensibilizzare i contribuenti su questioni socialmente sensibili, dando loro la possibilità di decidere chi aiutare con una piccola quota delle imposte da loro versate.
8 e 5 x 1000, la differenza
Che differenza fa tra il 5xmille e l’8×1000? La più importante è legata al fatto che l’8 per mille è destinabile solo a realtà religiose che abbiano stipulato un apposito patto con lo Stato italiano, o allo Stato stesso. Attualmente all’interno della lista sono presenti varie opzioni: Chiesa Cattolica, Chiesa Valdese e Unione delle Chiese metodiste e valdesi, Unione delle Chiese Avventiste del Settimo Giorno, Assemblee di Dio in Terra, Unione delle comunità Ebraiche italiane, Comunità Luterane italiane, Unione Evangelica Battisti d’Italia, Sacra arcidiocesi ortodossa d’Italia ed esarcato per l’Europa meridionale, Chiesa Apostolica in Italia, Unione Induista italiana, Unione Buddista italiana, Istituto Buddista Soka Gakkai, Stato Italiano. La Chiesa Cattolica – grazie a questa voce – su circa 1,5 miliardi ha ottenuto oltre 1 miliardo, mentre lo Stato – secondo per ricavato – 375 milioni circa (l’ultimo dato censito – nel 2025 – è quello del 2021).
La natura del 5 x 1000
Il 5 per mille, invece, è sempre una quota dell’IRPEF che i contribuenti italiani possono destinare a chi credono all’interno di uno stuolo di aventi diritto di natura e di numero più ampi. Quando si compila la dichiarazione dei redditi (Modello 730 o Modello Redditi PF), – senza alcun costo aggiuntivo – si può scegliere di destinare il 5 per mille a un ente specifico. Se non si sceglie un destinatario, la quota rimane nelle casse dello Stato.
Gli enti che possono ricevere il 5 per mille sono Enti del Terzo Settore iscritti nel registro unico nazionale, Organizzazioni di volontariato e ONLUS, Istituti di ricerca scientifica e università, Associazioni sportive dilettantistiche, Comuni, che devono destinare i fondi ad attività sociali.
Il 5 per mille corrisponde allo 0,5% dell’IRPEF. Per calcolarlo, basta moltiplicare l’IRPEF per 0,005. Ad esempio, se l’IRPEF è 6.000 euro, il 5 per mille sarà 30 euro. Gli enti beneficiari devono rendicontare l’utilizzo dei fondi ricevuti, con obblighi specifici a seconda dell’importo percepito.

Perché destinarlo ad Alice for Children
Come sanno bene i nostri genitori a distanza e tutti quelli che ci supportano, Alice for Children è un’associazione italiana privata, apolitica e aconfessionale, che dal 2006 sviluppa i suoi progetti in Kenya, a favore dei bambini e delle bambine più vulnerabili delle baraccopoli di Nairobi e della zona rurale Masai di Rombo alle falde del Kilimanjaro.
I nostri progetti hanno lo scopo di far seguire ai nostri bambini -che curiamo e assistiamo – un percorso che li porti dall’asilo fino al mondo del lavoro. I bambini e i ragazzi che sosteniamo ogni anno sono più di 4.000.
Operiamo in un’area a fianco della discarica più grande d’Africa, quella di Dandora, dove tonnellate di rifiuti vengono smistate a mani nude da adulti e bambini per un guadagno di meno di un dollaro al giorno.

Il percorso comincia dal Baby Care per i più piccoli, prosegue poi con le nostre scuole: da quella materna alle elementari, poi accompagna i bambini attraverso le scuole medie, fino al liceo e continua oltre, con due corsi di specializzazione professionale – le Academy di Cucina Italiana e l’Academy Digitale – creati e gestiti interamente dalla nostra organizzazione.
Siamo impegnati ogni giorno per portar via da quell’inferno e fare andare a scuola più bambini possibili, con il nostro programma che è divenuto il nostro motto: FROM SLUM TO JOB.
La concretezza, la pragmaticità, la possibilità di vedere direttamente in cosa si traducano le risorse che conseguiamo da chi ci sostiene sono forse una delle caratteristiche principali della nostra associazione. Ogni aiuto si trasforma in un beneficio in più che possiamo garantire ai nostri bambini.

Il percorso comincia dal Baby Care per i più piccoli, prosegue poi con le nostre scuole: da quella materna alle elementari, poi accompagna i bambini attraverso le scuole medie, fino al liceo e continua oltre, con due corsi di specializzazione professionale – le Academy di Cucina Italiana e l’Academy Digitale – creati e gestiti interamente dalla nostra organizzazione.
I bambini più svantaggiati delle baraccopoli, orfani, maltrattati, emarginati o abbandonati sono ricoverati presso i nostri due orfanotrofi – gli Alice Village- dove ci prendiamo cura di loro come se fossero figli. Questa lotta, però, non si traduce solo nel far sopravvivere dei bambini nella disperazione e nel degrado delle baraccopoli. Lo studio e poi il lavoro sono – secondo noi – il miglior antidoto ad un destino di povertà. E ne abbiamo avuto la riprova in questi anni.

Il diritto all’istruzione e al lavoro è il nostro obiettivo primario. Far crescere giovani adulti consapevoli dei propri diritti e doveri, culturalmente preparati ad affrontare il mondo del lavoro e capaci di essere autonomi e realizzati mettendo a frutto le proprie conoscenze e le competenze ricevute.









