Chi ha guidato almeno una volta in Kenya lo sa: il traffico è una forma di caos organizzato. A Nairobi, nelle ore di punta, auto private, matatu, boda boda, camion, tuk tuk e pedoni sembrano muoversi dentro una coreografia istintiva, spesso incomprensibile a chi arriva dall’Europa. Fuori città, sulle grandi strade extraurbane, il discorso diventa ancora più delicato: sorpassi rischiosi, velocità elevate, mezzi pesanti, scarsa illuminazione e lunghi tratti senza adeguati controlli rendono gli incidenti stradali una delle emergenze più gravi del Paese, con un numero ancora troppo alto di vittime ogni anno.
La “guida alla keniota” è diversa da quella europea non solo per le condizioni delle strade o per la quantità di mezzi in circolazione, ma anche per il rapporto quotidiano con le regole: più flessibile, più negoziato, spesso affidato all’esperienza, all’intuito e alla capacità di cavarsela nel traffico. È dentro questo scenario che va letta la nuova stretta della National Transport and Safety Authority. Non si tratta soltanto di aumentare le multe o di punire gli automobilisti. Il tentativo del governo è più ampio: rendere anche la mobilità, cioè uno degli spazi più concreti della convivenza civile, più ordinata, più prevedibile e più vicina agli standard dei Paesi dove il rispetto delle regole è parte integrante della sicurezza collettiva.
In Kenya la sicurezza stradale torna così al centro dell’agenda pubblica. Non è un tema secondario: sulle grandi arterie che collegano Nairobi al resto del Paese, nei terminal affollati dei matatu, sulle strade urbane congestionate e nei quartieri dove auto, moto, pedoni e mezzi pubblici condividono lo stesso spazio, ogni regola disattesa può trasformarsi in un rischio concreto.
Per questo la National Transport and Safety Authority ha introdotto un nuovo quadro di applicazione delle sanzioni per le infrazioni minori al codice della strada…

Kenya, la nuova stretta sulle strade
La National Transport and Safety Authority ha introdotto un nuovo quadro di applicazione delle sanzioni per le infrazioni minori al codice della strada. L’obiettivo dichiarato è rendere i controlli più rapidi, ridurre il carico sui tribunali e spingere automobilisti, motociclisti, operatori del trasporto pubblico e pedoni a rispettare norme che spesso, nella quotidianità, vengono percepite come elastiche. Il sistema è entrato in vigore dal 1° giugno 2026 e consente di applicare multe immediate per una serie di violazioni, senza passare subito da un procedimento giudiziario.

La sanzione più alta arriva a 10.000 scellini kenioti, pari a circa 67 euro. È prevista, tra gli altri casi, per chi circola senza targhe correttamente esposte, guida un veicolo privo di certificato di revisione valido, ostruisce la carreggiata, impiega un autista di mezzi pubblici senza licenza oppure non installa il limitatore di velocità su veicoli commerciali o di trasporto pubblico.
Il tema della velocità
La velocità resta uno dei punti più sensibili. Chi supera il limite di 16-20 km/h rischia appunto la multa massima da circa 67 euro. Se lo sforamento è tra 11 e 15 km/h, la sanzione scende a 3.000 scellini, circa 20 euro. Per chi supera il limite di 6-10 km/h, la multa è di 500 scellini, poco più di 3 euro.

La nuova disciplina guarda anche a quei comportamenti che, nel traffico quotidiano, rendono più fragile la convivenza tra mezzi e persone. Guidare su marciapiedi, percorsi pedonali o aree riservate ai pedoni costa 5.000 scellini, circa 33 euro. La stessa cifra è prevista per chi non si ferma all’ordine di un agente. Ignorare la segnaletica stradale o le indicazioni legittime della polizia comporta invece una multa da 3.000 scellini, circa 20 euro.
Ci sono poi le infrazioni legate ai documenti di guida. Chi conduce un veicolo senza la corretta abilitazione sulla patente dovrà pagare 3.000 scellini, circa 20 euro. La patente non rinnovata costa 1.000 scellini, circa 7 euro. La stessa multa si applica a chi non riesce a esibire la patente quando richiesta dalle forze dell’ordine.
Un capitolo importante riguarda le motociclette, centrali nella mobilità urbana e periurbana del Kenya. I motociclisti che trasportano più di un passeggero rischiano una multa da 1.000 scellini, circa 7 euro. La stessa sanzione colpisce conducente e passeggero se non indossano l’equipaggiamento protettivo previsto.
Limiti più rigidi per i matatu
Nel mirino ci sono anche i mezzi di trasporto pubblico, a partire dai matatu, che rappresentano una parte essenziale della mobilità keniana. I conducenti che non indossano uniforme e distintivo prescritti dovranno pagare 2.000 scellini, circa 13 euro. L’adescamento non autorizzato dei passeggeri viene invece sanzionato con 3.000 scellini, circa 20 euro.
Anche le cinture di sicurezza rientrano nella stretta. I proprietari dei veicoli che non le installano correttamente rischiano 1.000 scellini per ogni sedile non conforme, circa 7 euro a posto. Chi non indossa la cintura mentre il veicolo è in movimento, sia conducente sia passeggero, dovrà pagare 500 scellini, circa 3 euro.

La NTSA ha spiegato che il nuovo sistema nasce da un lavoro congiunto con il Servizio di Polizia Nazionale, l’Ufficio del Direttore della Procura, la magistratura e altre agenzie di controllo. Le infrazioni potranno essere rilevate sia attraverso le normali operazioni su strada sia tramite strumenti digitali, come telecamere e sistemi elettronici di monitoraggio.
Il messaggio è chiaro: il Kenya prova a rendere più ordinata e tracciabile la gestione delle violazioni stradali. Non solo per punire, ma per trasformare la sicurezza in una pratica quotidiana. In un Paese dove la mobilità è sempre più intensa, e dove Nairobi resta il cuore di una rete di spostamenti in continua crescita, anche una multa da pochi euro può diventare il segnale di un cambio di passo.









