In Kenya le uniformi scolastiche non sono solo un abito. Ma appartenenza, identità, riconoscimento. È il segno visibile di un percorso che comincia ogni mattina, quando una bambina o un bambino indossa la propria divisa e si prepara a entrare in classe sentendosi parte di qualcosa. Non c’è più da combattere, anzi, tra libri e quaderni, lezioni, amici, maestri, ci si può finalmente sentire sereni. La scuola è un oasi speciale, se vivi – come bambini e bambine dei progetti di Alice for Children – in un contesto difficile, ai margini delle discariche di Nairobi, a Dandora o a Korogocho, come nel cuore della savana Maasai, a Rombo.

Sentire di avere la propria chanche
Una divisa pulita, magari non sempre della misura giusta, ma uguale a quella degli altri, può sembrare una cosa semplice. Ma per un bambino che vive in un contesto fragile significa molto. Significa non sentirsi fuori posto. Significa entrare in classe con dignità, poter dire anche io posso imparare, anche io ho diritto a provarci.

Da qui parte il nostro lavoro in Kenya. Dalla scuola, dalla nutrizione, dalla salute, dalla protezione dei più piccoli. Ma non si ferma lì. E prova a immaginare e sostenere un percorso più articolato di emancipazione dal disagio.
Perché accompagnare un bambino nel suo percorso educativo significa guardare lontano, fino al momento in cui quello stesso bambino diventa un ragazzo o una ragazza che deve scegliere chi vuole diventare. Il lavoro deve e può funzionare da strumento di riscatto, sociale, a immaginare una prospettiva diversa da quella dell’economia e della filiera della discarica.

I colori delle divise
Nel racconto dei nostri progetti, negli anni, alcune delle divise delle ‘nostre’ scuole – per noi, ma pensiamo anche per tutta la nostra comunità allargata – sono diventate quasi iconiche. C’è il blu più scuro, intenso, elettrico degli studenti di Maranatha.

C’è quello un po’ più chiaro, abbinato all’azzurro, dei bambini e delle bambine di Wangu. C’è il rosso di Claires e Grapesyard, il rosso su bordeaux del completo di Baba Dogo, il celeste e grigio Josana. C’è il verde della digital school. Ma non è tutto rosso o blu o bianco, ci sono splendide gonne a quadrettoni, pantaloncini a quadretti bianchi e rossi, ci sono i colori ancora più originali – il marrone, il bianco ed il beige – di alcune delle divise di Nasipa a Rombo.

Per noi e per il nostro staff in Kenya sono i colori di tante mattine di scuola, di cortili pieni, di quaderni aperti, di lezioni, merende, giochi, verifiche, piccoli passi avanti.

Food and digital vocation
In questi giorni, dalle nostre scuole sono arrivati i primi scatti di altre nuove uniformi. Al sabato, i nostri studenti liceali cambiano divisa e indossano quella dei corsi speciali dedicati al food and beverage e al digital, due percorsi che li avvicinano al mondo delle competenze professionali, del lavoro, dell’autonomia.
Sono esperienze nate dentro le scuole, ma pensate come una prima soglia verso qualcosa di più grande: le nostre Academy.

Da una parte AIFA, Alice Italian Food Academy, dove la formazione nella ristorazione diventa una possibilità concreta di inserimento lavorativo. Abbiamo verificato in questi anni che le promesse vengono mantenute. Dall’altra la Digital Academy, che apre ai ragazzi e alle ragazze le porte delle competenze informatiche, della programmazione, della cybersecurity, dei mestieri digitali. E’ in corso il primo test di questa accademia e siamo sicuri che anche in questo caso i risultati saranno tangibili. È così, del resto, che prende forma il nostro percorso From Slum to Job.

Comincia con una divisa scolastica che fa sentire un bambino uguale agli altri. E arriva fino a una formazione capace di trasformare quella promessa iniziale in una possibilità reale di emancipazione, lavoro e futuro.









