La devolution è d’attualità anche in Kenya, dove il presidente in carica, William Ruto ha recentemente riaffermato il suo impegno per favorirla e accelerarla.
Durante l’11° Summit di Coordinamento dei Governi Nazionali e Provinciali, Ruto ha ordinato il trasferimento di tutte le funzioni e i budget pendenti dal governo nazionale alle contee. Questa devoluzione mira a migliorare la governance, la fornitura di servizi e la cooperazione intergovernativa.

Ruto anche in questa occasione ha ribadito come la devolution sia un pilastro chiave della costituzione ed ha promesso di risolvere finalmente tutti i problemi, non solo di natura finanziaria, che hanno ostacolato un processo iniziato ben quattordici anni fa.
Ruto spinge su un processo che non arriva in porto
La devolution in Kenya, infatti, è stata decisa con l’adozione della nuova Costituzione del 2010. Il nuovo ordinamento prevedeva la delega e la cessione di potere statale alle amministrazioni sul territorio, avendo come riferimento le 8 province e le 47 nuove contee create e i loro governi locali. In base alla Costituzione, in particolare, il Kenya ha due livelli di governo: il governo nazionale guidato dal Presidente della capitale Nairobi e i governi delle contee guidati dai governatori.

Decentralizzando il potere s’intendeva migliorare la qualità dei servizi prestati alle comunità. Ma il processo è stato rallentato da una serie di problemi strutturali.
Con un aspetto paradossale di base a influire. L’introduzione di più seggi (67 senatori, 47 governatori e 2,526 membri delle assemblee) ha aumentato significativamente il budget salariale del sistema rappresentativo, mettendo sotto pressione la fiscalità. E così niente di strano che uno dei principali problemi emersi sia stata proprio la carenza di risorse finanziarie da accreditare alle contee.
Altro tema ricorrente, quello della formazione della classe dirigente sul territorio. Una vera devolution richiede personale qualificato a livello di contea, professionisti cioè in grado di gestire efficacemente le risorse.
La devolution, infine, se pienamente attuata, introduce una nuova dinamica di relazione e coesistenza tra governo nazionale e contea; rendere armonici e coordinati questi rapporti, senza funzioni duplicate o sovrapposte, intoppi e fraintendimenti, è un tema che secondo molti osservatori è ancora aperto.

Sullo sfondo, inoltre, rimane il problema della corruzione. Che la devolution non può di per sé eliminare. Anzi. La natura decentralizzata dei governi di contea ha creato opportunità per la corruzione e la cattiva gestione delle risorse. E l’aumento della corruzione è stato un tasto che ha inficiato l’azione di tutte le ultime gestioni del Paese, senza chiare differenze tra i partiti che sostenevano di volta il volta il candidato presidente vincente.
Ruto e la qualità delle deleghe al territorio
Durante l’incontro con i governatori, comunque, Ruto ha annunciato che sarebbe stato ora accelerato il trasferimento di funzioni necessario a rendere reale la devolution, passando ai governi locali funzioni, prerogative e fondi ancora in carico al governo nazionale.
E’ dal 2010 che i vari governatori hanno a più riprese criticato la lentezza del processo, con il governo nazionale che ha mantenuto sotto la propria egida la sanità, agricoltura e infrastrutture.
Tra le altre funzioni che il governo Ruto intende ora lasciare completamente nelle mani dei governatori entro luglio 2025 rientrano la gestione delle catastrofi, i lavori pubblici, i trasporti, le risorse naturali e la tutela ambientale.

La Costituzione stabilisce che la soglia minima per l’ammontare delle entrate eque da assegnare a tutte le contee è il 15% di tutte le entrate nazionali riscosse annualmente.
Per l’opposizione al governo, le promesse di Ruto vanno fino in fondo verificate e messe alla prova. Già nel 2023, durante la conferenza annuale sulla devolution, il presidente aveva ordinato che le funzioni fossero trasferite entro 60 giorni, ma ciò non era poi avvenuto.









