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Rigathi Gachagua
Ruto e Gachagua
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L’impeachment del vicepresidente del Kenya

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Il 17 ottobre 2024 il Senato del Kenya ha approvato con un voto di maggioranza (54 voti su 67 membri) l’impeachment del vicepresidente Rigathi Gachagua, rimuovendolo formalmente dall’incarico.

Il motivo dell’impeachment

L’impeachment è stato motivato da diverse accuse, tra cui corruzione, appropriazione indebita di fondi pubblici, istigazione di divisioni etniche e promozione delle proteste antigovernative che hanno portato alle violenze e all’irruzione di manifestanti in Parlamento durante lo scorso giugno.

Gachagua è diventato così il primo vicepresidente keniota ad essere rimosso attraverso l’impeachment – con una procedura accelerata di sfiducia – nonostante le sue condizioni di salute, che lo avevano portato ad essere ricoverato d’urgenza per dolori al petto poco prima della sua testimonianza finale​.

Il declino dei rapporti

L’impeachment ha evidenziato anche le crescenti tensioni all’interno del Governo tra Gachagua e il presidente William Ruto. Grazie alla collaborazione in chiave elettorale, i due avevano ottenuto la maggioranza dei voti alle elezioni del 2022, ma recentemente il loro rapporto si era deteriorato.

La retromarcia sulla proposta di legge finanziaria – avvenuta a seguito delle larghe proteste popolari – aveva destabilizzato l’autorità del presidente, che non si è sentito supportato dal suo vice Gachagua. Il vicepresidente è stato poi incolpato di aver fomentato le proteste di giugno e luglio, in modo da screditare il capo del Governo. Oltre a ciò, si erano manifestate divergenze anche a proposito di alcune politiche pubbliche, come gli sfratti forzati nelle aree alluvionate.

Ulteriori critiche sono state mosse verso il secondo in carica del Governo nel senso di attuare una politica etnicamente divisa, favorendo e manipolando la propria tribù – quella dei Kikuyu – per indebolire il potere del presidente.

Si tratta di dure accuse che non sono rimaste prive di conseguenze, in quanto Ruto ha infine richiesto una mozione di sfiducia contro il suo vice.

Alcuni osservatori hanno collegato la crisi all’uso politico delle cariche di vicepresidenza in Kenya, dove spesso i vicepresidenti vengono selezionati per convenienza politica e non per una vera affinità o alleanza di lungo termine con il presidente. Non sorprende, quindi, che con il passare del tempo i vice tendano a diventare “liabilities” (ovvero oneri da sopportare) o addirittura ostacoli, a causa di cambiamenti nel contesto politico e delle priorità del presidente​ di turno.

Il processo

Il processo è iniziato all’interno del Parlamento keniota il 7 ottobre, quando l’Assemblea Nazionale ha approvato la mozione di sfiducia (impeachment) nei confronti del vicepresidente, con ben 291 voti a favore su 349.

Il compito di decretare il verdetto finale è dunque passato al Senato, che aveva fissato il 17 ottobre come data del giudizio. Proprio quel giorno, Rigathi Gachagua è stato ricoverato al Karen Hospital di Nairobi a causa di dolori al petto. Il medico che lo aveva in cura ha affermato che i valori erano stabili, ma che sarebbe rimasto in ospedale per accertamenti. 

Data l’assenza dell’imputato, gli avvocati del vicepresidente hanno provato a chiedere la posticipazione del processo, senza successo.

Alcuni membri del Parlamento, alleati di Gachagua, hanno incolpato Ruto di aver intenzionalmente causato un problema che si sarebbe potuto risolvere con il dialogo, affermando che si sia trattato di un attacco politico per indebolire il nome di Gachagua in vista delle elezioni del 2027.

Il Senato ha dunque proceduto al giudizio sul vicepresidente, ritenendo Rigathi Gachagua colpevole di 5 capi di accusa su 11, tra cui grave violazione della Costituzione, minacce ai giudici e politiche di discriminazione etnica. La decisione ha portato alla rimozione diretta di Rigathi Gachagua mentre era ancora in ospedale.

Il sostituto di Gachagua

Il giorno dopo il processo, il presidente William Ruto aveva già designato il sostituto per la carica di vicepresidente: il ministro degli interni Kithure Kindiki, che gode di un buon consenso grazie alla sua capacità diplomatica e alla sua popolarità tra le forze dell’ordine.

Kindiki è conosciuto a livello internazionale per aver difeso Ruto davanti alla Corte Penale Internazionale quando l’attuale presidente era accusato di essere coinvolto nei crimini commessi durante le violenze post-elettorali verificatesi in Kenya nel 2007. È inoltre stato criticato per aver difeso il comportamento delle forze di sicurezza durante le manifestazioni antigovernative di giugno e luglio 2024.

Kindiki è pur sempre un membro della tribù dei Kikuyu, così come Gachagua, ma sino alla nomina faceva parte dell’opposizione al Governo in carica. Per questa procedura, infatti, l’opposizione ha collaborato con il presidente nell’approvazione della mozione di sfiducia contro il vicepresidente.

Le conseguenze

La nomina del nuovo vicepresidente è stata temporaneamente sospesa dall’Alta Corte del Kenya per verificare che la procedura non fosse stata “incostituzionale e precipitosa”.

Venerdì 1° novembre si è infine giunti alla conferma della nomina di Kindiki, che ha prestato giuramento in un contesto inedito, dal momento che in tale giorno cadeva una festa nazionale kenyota (chiamata Diwali), a conferma della pressione che il presidente Ruto intendeva esercitare per concludere la procedura, dopo il fallimento del tentativo da parte di Gachagua stesso – esercitato per vie legali – di posticipare il giuramento.

La speranza del presidente keniota è quella di dare una svolta all’attuale fase politica, rivelatasi piuttosto ardua e complicata per il Governo del Paese, che da diversi mesi è alle prese con numerosi problemi sotto il profilo economico e sociale.

© Immagine – European Union, 2024, CC BY 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/4.0>, via Wikimedia Commons

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