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L’Unione Africana elegge i vertici. Il ruolo del Kenya

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William Ruto concentrato pure sulle strategie interafricane e, in particolare, sui destini dell’Unione Africana. Proprio in queste settimane in cui ha dovuto incassare critiche pesanti anche per il costo dei lavori di ripristino e rammodernamento della State House, il presidente keniota ha invitato nella residenza istituzionale di Nairobi molti personaggi di vertice dell’UA.

I rappresentanti, tra gli altri, di Comore, Ghana, Guinea-Bissau ed Etiopia hanno discusso delle riforme organizzative, formali e non, da implementare, per rendere davvero incisiva l’azione dell’organizzazione.

Tra i temi chiave così di cui si è discusso nella State House, l’autonomia finanziaria dell’organizzazione, il suo ruolo nelle tante crisi che regolarmente investono i Paesi di questo continente.

Raila Odinga. Odinga è stato primo ministro del Kenya dal 2008 al 2013. E’ il leader di Azimio e si è candidato alla presidenza del Paese per cinque volte. Ruto lo candida al vertice della Commissione

La riunione è probabilmente servita a Ruto anche per verificare quante possibilità effettive abbia la candidatura – da lui promossa in chiave di una maggiore agibilità nella politica interna – di Raila Odinga, leader dell’opposizione a Ruto fino a pochi mesi fa, nelle elezioni alla presidenza della Commissione dell’UA.

Le elezioni sono previste per febbraio 2025 e l’Unione Africana (UA) ha diverse tappe importanti in programma per il futuro prossimo. Tra queste, la principale è proprio il 38° Summit che si terrà dal 12 al 16 febbraio 2025. Questo summit sarà cruciale per discutere le riforme istituzionali e affrontare le sfide attuali del continente, come i conflitti civili e le crisi sociali, economiche e politiche. Inoltre, l’UA sta lavorando su una nuova strategia di sviluppo agricolo, adottata recentemente, che mira a migliorare la sicurezza alimentare e l’autosufficienza del continente.

Riparazioni e risarcimenti: se ne parlerà al summit dell’Unione Africana

Ma il Vertice dell’Unione Africana mira anche a costruire un fronte unito per far avanzare la causa che vuole far ottenere ai vari Paesi risarcimenti riparatori dalle presenze colonialiste (e non solo).

L’idea di questa battaglia arriva dalla 37ª sessione ordinaria dell’Assemblea dell’Unione tenutasi nel febbraio 2023 ad Addis Abeba, in Etiopia.

C’è comunque una assodata consapevolezza della complessità inerente l’affrontare i torti del passato, siano essi derivanti dal colonialismo, dalla schiavitù transatlantica, dall’apartheid o dalla discriminazione sistemica e, soprattutto, ottenere una riparazione dai Paesi ritenuti non solo ‘storicamente’ ma fattualmente responsabili. L’elezione dell’alta dirigenza della Commissione dell’UA sarà comunque il punto culminante del lavori.

Una firma semplice.

Che però semplice non è.

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