Il film Nawi sta conseguendo un forse insperato e crescente successo in Kenya e in Africa. Lo ottiene perché è un film che racconta bene una vicenda che ricalca tante storie vere di quel Paese e di quel continente. In particolare, quella di una ragazza che non vuole sposarsi giovanissima e vuole andare a scuola e finire il liceo, per essere libera di decidere da sola il proprio destino.
‘NAWI: Dear Future Me’ è una pellicola drammatica ambientata nella remota regione del Turkana in Kenya, al confine con l’Uganda, ed è incentrata sulla lotta di una giovane ragazza contro un matrimonio combinato dai genitori con una persona molto più matura per ragioni economiche. Nawi scappa e la sua è una fuga di forte significato simbolico, alla ricerca dell’autodeterminazione, fuori dagli schemi dei vincoli arcaici.

Il marriadge act
La legislazione keniana, in particolare la “Marriage Act” del 2014, stabilisce che tutti i matrimoni devono essere consensuali e vieta specificamente i matrimoni forzati. Inoltre, il Kenya ha firmato e ratificato diversi trattati internazionali che condannano i matrimoni forzati e cercano di proteggere i diritti delle donne e delle ragazze.
Questa normativa mira a proteggere i diritti umani e a garantire che tutte le persone abbiano il diritto di scegliere liberamente il proprio partner. Purtroppo, nonostante queste leggi, i matrimoni forzati possono ancora verificarsi in alcune aree, specialmente nelle comunità rurali, a causa di tradizioni culturali e pressioni sociali.
Bravissima Michelle Lemuya Ikeny
Candidato all’Oscar del Kenya nella selezione dei film stranieri, questo titolo ha messo in mostra la grande capacità recitativa della giovanissima Michelle Lemuya Ikeny, che ha vinto l’African Movie Academy Award.
Nawi insegue il sogno di frequentare il liceo e, oltre al viaggio, affronta le sfide con la sua famiglia e la sua comunità, rimasti legati alle usanze tradizionali.

Un immaginario ed un contesto speciali
Sullo sfondo il Kenya, paese protagonista di epici e memorabili film. Dal premiatissimo ‘La mia Africa’, fino a ‘The Constant Gardener’, passando per l’italiano ‘Nel Continente Nero’.
Il successo di questa pellicola ha un precedente simile. Nel 2016 aveva raccolto l’attenzione del pubblico e della critica ‘La Sposa Bambina’, tratto dall’omonimo libro, incentrato su una storia vera, in quel caso nello Yemen.
“Voglio che il film susciti conversazioni su questo argomento, perché non è qualcosa di cui la gente vuole parlare”, ha detto la protagonista, Michelle Lemuya Ikeny, intervistata dalla alla BBC.
Nelle aree rurali, secondo le Nazioni Unite, una ragazza su quattro si sposa prima di compiere 18 anni. Dinamiche simili sono ancora la regola anche a Rombo, nei territori del nord del Paese, dove Alice for Children ha un importante presidio scolastico. Ma anche alla periferia della grande capitale Nairobi, dove la nostra Onlus opera con scuole, orfanotrofi, corsi speciali a fianco alle discariche di Korogocho e Dandora. Al centro del percorso di formazione ‘From Slum To Job’, un nucleo importante di progetti è dedicato all’empowerment femminile.

Educazione sessuale, autodifesa, sport le keyword di Alice for Children
Lavorare con i bambini e le bambine delle baraccopoli di Nairobi, come della savana a Rombo, non significa soltanto portarli a scuola e garantire loro un’istruzione di qualità, ma impegnarsi per aiutarli a crescere a tutto tondo, far sì che abbiano un’educazione completa, ma anche gli strumenti per avere una vita piena, in salute e al sicuro.

Per questo sono una costante le attività extrascolastiche. In questo contesto la Reproductive Health, ovvero i corsi di educazione sessuale e riproduttiva, sono alla base dell’approccio educativo.
Troppo spesso i ragazzi e le ragazze delle baraccopoli entrano nell’età adulta, quanto meno dal punto di vista fisico, senza nessuna nozione di base di come funziona il loro corpo, di come vivere una vita affettiva e sessuale al sicuro da malattie sessualmente trasmissibili, di come evitare gravidanze precoci o indesiderate.
I corsi di educazione sessuale nelle scuole di Korogocho e Dandora sono rivolti ai bambini e alle bambine dalle classi quarte alle classi settime, e prevedono lezioni settimanali per 15 settimane.
Le strade delle baraccopoli non sono luoghi sicuri. E la situazione è ancor più preoccupante per donne e bambine. Migliaia sono le bambine che vivono in baracche di lamiera di pochi metri quadri, senza elettricità, acqua corrente e servizi igienici. Sono vittime di violenze e abusi, e sono troppo spesso costrette a prostituirsi per sopravvivere. Una donna su due ha subito una violenza sessuale almeno una volta nella vita.

Per questo sono stati creati corsi di autodifesa e di karatè all’interno delle nostre scuole. Tutto questo per aumentare la loro sicurezza personale e autostima.
Altro impegno di empowerment, senza dubbio, quello condotto dal 2012 con la Fondazione Milan. Il campionato di calcio femminile in cui Alice for Children schiera nove team, vede la partecipazione di 16 squadre. Lo sport aiuta a superare le barriere, anche di genere, aumenta la fiducia in sé stessi, così come la capacità di lavorare di squadra.









