Il 28 di maggio è la giornata scelta dalle Nazioni Unite per sensibilizzare femmine e maschi sull’igiene mestruale. Se c’è un problema ancora irrisolto, che non viene compreso in tutta la sua serietà e ampiezza, con tutte le sue gravi implicazioni sociali, economiche e culturali è proprio quello della period poverty.
La gestione della salute e dell’igiene mestruale, se disponibile per tutti, può aiutare a smantellare le barriere e a sostenere le ragazze adolescenti a diventare donne sane, istruite ed emancipate. Queste sfide sono particolarmente acute tra i più poveri, i gruppi etnici, i rifugiati e le persone con disabilità.
L’igiene mestruale è un fattore discriminante
Il ‘ciclo’ rimane – specie in molte aree povere del globo – e in molti contesti socioculturali un ulteriore fattore di discriminazione e svantaggio per la donna.
Questo è particolarmente evidente in Africa in generale e, più in particolare, in Kenya, dove Alice for Children lotta da 20 anni per assicurare un futuro migliore a bambine e bambini altrimenti condannati ad una esistenza difficile e cupa.
Negli slum è la regola o quasi, in molte famiglie, non avere la possibilità economica di garantire alle componenti femminili i dispositivi sanitari necessari durante le mestruazioni. E non è banale disporre di servizi igienici adeguati. La gestione ansiogena e precaria del ciclo è una costante che aggrava la loro condizione già complicata.

Per le nostre studentesse della periferia più degradata di Nairobi – accanto alla discarica di Dandora – come per quelle di Rombo, appartenenti alle comunità Masai che vivono all’interno del Paese, senza l’intervento di supporto di Alice for Children sarebbe impossibile permettersi gli assorbenti, né gli altri prodotti igienici (salviette umidificate, detergenti) che servono per continuare ad andare a scuola normalmente.
Chi è povero, alla fine è costretto a restare nella baracca e saltare scuola e, poi, più avanti nel tempo il lavoro. Ogni mese, mediamente, una bambina nata nella baraccopoli e non assistita perde infatti un’intera settimana di scuola a causa del ciclo mestruale. O tende a usare materiali e soluzioni improvvisate che risultano pericolose per la sua salute.
Questo assenteismo ripetuto può compromettere il loro rendimento scolastico e, in alcuni casi, portarle ad abbandonare completamente gli studi. Ma non si tratta solo di questo.
Lo stigma sociale: educare i maschi
Un altro aspetto sensibile è lo stigma sociale che ancora accompagna il ciclo. Nelle scuole e nella quotidianità la discriminazione e le ironie da parte dei compagni di classe contribuiscono a creare un ambiente ostile, aumentando il disagio delle ragazze. Molte ragazze, inoltre, spesso non conoscono le mestruazioni prima del loro primo flusso mestruale, il che può influenzare la loro percezione e comprensione delle mestruazioni.

E così per Alice for Children da anni è diventata una priorità intervenire – con la formazione standard, con le lezioni di educazione civica e sessuale, ma anche con i corsi di reproduction health ed un messaggio inclusivo coerente e costante – intervenire anche su questo delicato versante culturale. Rinforzando la consapevolezza delle ragazzine, ma ‘educando’ anche i maschi.
Nei Sustainable Development Goals, le Nazioni Unite hanno rimarcato quanto fosse importante smettere di considerare il ciclo fisiologico femminile un tabù e favorire l’accesso a prodotti sanitari di qualità e a basso costo, nell’ottica di rafforzare l’integrazione femminile. Senza i prodotti sanitari necessari, il ciclo femminile diventa uno dei principali fattori di discriminazione di genere, ma anche di analfabetismo o bassa scolarizzazione femminile, di abusi e violenze subite da donne e bambine.

Il Festival milanese del ciclo ed il nuovo messaggio di Alice for Children
Il lavoro di sensibilizzazione dei maschi è stato anche uno tra gli elementi dell’ultima, recente edizione del Festival del Ciclo Mestruale, tenutosi a Milano a metà maggio. Un grande successo, in quel contesto, ha avuto – diffuso e affrontato anche dai maschi presenti all’evento – il quiz che Alice for Children ha messo a punto per verificare scherzosamente quanto fosse diffusa la conoscenza di questo aspetto peculiare del femminile.

Far parlare gli uomini – lavorare sulla loro comprensione e consapevolezza sul tema delle mestruazioni – ci è apparso come un modo evoluto per lottare – anche in Italia – contro la period poverty e la discriminazione di genere.
Gli uomini devono contribuire a rompere il tabù intorno alla mestruazione, aiutando le donne a sentirsi più a loro agio e a parlarne apertamente.

Da Milano a Nairobi, un filo rosso lega costantemente le attività della nostra sede milanese e quelle del nostro staff keniota. Così il 28 di maggio Alice for Children coinvolgerà in prima linea, nelle attività dedicate alla period poverty, i ragazzi delle scuole tramite laboratori e approfondimenti, ma anche con una marcia di sensibilizzazione che si terrà a Claires, una delle sedi e scuole sostenute.
In questo giorni, inoltre, partirà una campagna televisiva tesa proprio a rendere consapevole anche il grande pubblico su questo tema e la possibilità di sostenere chi come Alice for Children lotta per favorire l’emancipazione femminile (e maschile) della gioventù keniota più marginalizzata.
‘Alice flow quiz’ al Festival del ciclo: provate a farlo anche voi
Durante il nostro passaggio dal festival del ciclo mestruale tante le coppie, le donne, ma anche gli uomini che hanno partecipato al nostro quiz, teso a sondare la consapevolezza complessiva sulle di dinamiche normali e straordinarie/patologiche del ciclo femminile.
Molti uomini e donne hanno partecipato al nostro quiz e questi sono stati i risultati:
– sia le donne che gli uomini hanno un buon livello di cultura generale sul ciclo mestruale (in media tra il 65 e il 68% delle risposte corrette)
– sono più le donne a conoscere nel dettaglio patologie e disfunzioni legate al ciclo anche se con qualche lacuna (62% donne – 38% gli uomini)
– entrambi non conoscono la portata e le conseguenze della period poverty in Africa: mediamente solo il 31% ha risposto positivamente a 3 domande su 5, ma sono stati più gli uomini a essere incuriositi sul tema e a voler ricevere maggiori informazioni.









