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8 marzo, Alice for children e for woman

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Festa dell’8 marzo – ovverosia giornata internazionale della donna – che nel 2025 assume un connotato diverso e forse più importante che negli anni passati.

In un contesto mondiale ancora dominato dalla guerra e dalla disperazione, la situazione delle donne – e dei bambini e degli umani in generale – pare complessivamente peggiorare.

Anche in molti territori dell’Africa che fino a poco tempo fa si pensava destinati ad alti traguardi di sviluppo e, nel caso della questione femminile, ad un progressivo e formidabile livello di emancipazione ed empowerment.

8 marzo celebrato a Claires

Il quadro complessivo è pieno di contrasti. La consapevolezza sulla parità cresce in quasi tutti i bacini geografici e culturali del continente. Ma negli ultimi anni c’è stata una moltiplicazione delle aree in cui conflitti, ingiustizie, fame, violenze si sono consolidati, riportando indietro, in molti casi l’orologio della storia sul tema della condizione femminile. E l’8 marzo funziona anche da momento di verifica.

8 marzo, una lunga storia di emancipazione

La storia racconta che nel 1910 a Copenaghen fu l’attivista politica tedesca Clara Zetkin, socialista, a proporre l’istituzione di una giornata internazionale. Nel 1911, la Giornata Internazionale della Donna fu celebrata per la prima volta in Austria, Danimarca, Germania e Svizzera.

In Italia la ricorrenza è stata celebrata per la prima volta il 12 marzo 1922, su iniziativa del Partito Comunista, appena prima del ventennio fascista che l’avrebbe obliterata. La ripresa non solo simbolica del cammino è arrivata alla fine della seconda guerra mondiale, quando le donne italiane votarono prima per le elezioni amministrative e poi, il 2 giugno 1946, come bene ha ricordato il film ‘C’è ancora domani’, nel referendum su Monarchia e Repubblica.

La mimosa come simbolo dell’8 marzo

E’ solo nel 1977, comunque, che l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha ufficialmente riconosciuto l’8 marzo come la data di questa celebrazione. La mimosa fu scelta come simbolo della giornata nel 1946, poiché è un fiore economico e fiorisce proprio intorno alla fine di febbraio e agli inizi di marzo. Le mimose rappresentano la vicinanza e la solidarietà tra le donne.

La “Festa della Donna” in Africa assume un significato speciale. La condizione delle donne varia notevolmente da paese a paese e da regione a regione. Tuttavia, in molte parti dell’Africa e in Kenya in particolare, dove opera Alice for Children, esse sono ancora vittime di discriminazione, violenza, mancanza di accesso all’istruzione e alle opportunità economiche, nonché di limitazioni ai loro diritti umani fondamentali.

Alice for Children in campo per la difesa delle donne africane. L’8 marzo e non solo

In Kenya dal 2006, Alice for Children svolge il proprio ruolo umanitario e sviluppa il proprio progetto di emancipazione ‘From Slum To Job’ avendo come focus anche la difesa dei diritti delle donne keniote. Il percorso di formazione, che va dall’asilo di Alice Village, fino alle scuole di specializzazione nel digitale (Digital School) e nella cucina italiana (AIFA), passando per il sostegno nelle primarie e nelle secondarie, è forse per le ragazze ancora più importante che per i maschi. Un intervento, quello della nostra Onlus, che è ancora più delicato antropologicamente in quelle realtà, come a Rombo, in cui le bambine e le donne da sostenere sono quelle della comunità Maasai.

Una mamma di Rombo

Per una bambina Maasai – di regola – è molto difficile concludere un percorso scolastico, mentre la probabilità di essere forzata a sposarsi in giovane età e di trovarsi ad avere una gravidanza precoce e indesiderata è molto alta. Ma questo discorso, alla fine, vale ancora anche per le bambine che a Nairobi, crescono nelle comunità povere delle baraccopoli cresciute a fianco delle discariche di Dandora e Korogocho.

Le donne in Africa vedono spesso negati i propri diritti fondamentali. In molti contesti subiscono violenze sessuali e di genere. L’accesso all’istruzione è limitato e molte ad un certo punto sono costrette a lasciare la scuola per aiutare la famiglia. Anche quando le donne riescono a trovare lavoro, spesso si tratta di impieghi sottopagati e degradanti. L’accesso ai servizi sanitari è migliorato, ma rimangono problemi significativi legati alla salute materna e infantile. La mortalità materna è ancora alta, e molte donne non hanno accesso a cure prenatali adeguate.

Generazioni a confronto a Utawala

Impegnata in vari e importanti impegni umanitari legati alla formazione, Alice for Children ha avviato un progetto di educazione sessuale integrato nel programma delle ‘proprie’ scuole primarie e secondarie delle baraccopoli di Korogocho e Dandora e a Rombo, nel pieno della savana.

Questo impegno mira a fornire ai bambini e alle bambine le conoscenze necessarie per vivere una vita affettiva e sessuale sicura, prevenendo malattie sessualmente trasmissibili e gravidanze.

Alice for Children scende in campo attivamente pure contro la “period poverty”. Le condizioni economiche impediscono a molte di accedere a prodotti igienici adeguati durante il ciclo mestruale: la onlus distribuisce assorbenti gratuiti alle ragazze che frequentano le scuole e ha dotato le strutture di contenitori per lo smaltimento degli assorbenti.

L’autostima, la difesa personale, non sono aspetti corollario. Le arti marziali, i corsi di autodifesa e taekwondo, l’iniziativa di Alice for Children sul calcio femminile (in collaborazione con la Fondazione Milan (nell’alveo del progetto ‘Sport for Change’) sono fondamentali momenti di empowerment.

Il calcio femminile potenzia l’autostima

Il calcio femminile -oltre a costituire un momento di svago e attività fisica – è efficacissimo per insegnare i valori fondamentali dello sport, come il gioco di squadra, il rispetto e l’uguaglianza delle regole in un ambiente definito e positivo, rompendo le barriere culturali e sociali che spesso limitano le opportunità per le donne e le ragazze in molte comunità.

Tutte queste attività servono anche per sfidare e superare gli stereotipi di genere, dimostrando che le ragazze possono essere forti, determinate e capaci in campi tradizionalmente dominati dagli uomini. Per le ragazze keniote oltre tutto, non mancano certo i modelli a cui tendere.

Wangari Maathai

Modelli positivi

A partire da Wangari Maathai, premio Nobel per la Pace nel 2004, che è stata una biologa, ecologista e attivista politica. Ispirante anche Lupita Nyong’o, attrice di fama internazionale, che ha vinto un Oscar per il suo ruolo nel film “12 anni schiavo”. Mentre Tegla Loroupe, maratoneta e attivista per la pace, è stata la prima donna africana a vincere la maratona di New York. Tra le sportive in attività, un faro anche Beatrice Chebet, che ha concluso il 2024 in grande stile, battendo il proprio record sui 5 chilometri a Barcellona e vincendo due medaglie d’oro ai Giochi Olimpici di Parigi e sempre nell’atletica leggera e nella corsa, Faith Kipyegon, Hellen Obiri, Mary Moraa. Nell’attuale governo keniota, inoltre, sono ben sette i dicasteri con donne al comando. Il terreno per coltivare i valori che la mimosa simboleggia, quindi, è ben fertilizzato. Alice for Children fa la sua parte.

Una firma semplice.

Che però semplice non è.

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CF ALICE FOR CHILDREN
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