Charlene Ruto, figlia del presidente del Kenya, William Ruto è un personaggio pubblico di grande rilevanza nell’universo mediatico keniota. Basta fare una ricognizione sulle pagine social di Miss Ruto per constatare quanto sia densa e vivace la sua vita, non solo social.
Tanti gli spunti e le possibilità, anche sapendo poco su di lei (è stata comunque protagonista varie volte delle cronache ed è un personaggio seguito), per raccontarne le importanti e frequenti apparizioni pubbliche. Ebbene la figlia del presidente ha appena denunciato l’autore di una sua biografia non autorizzata.
Una ‘bio’ non autorizzata è un’opera scritta senza il permesso esplicito della persona di cui si racconta la vita. Vengono spesso realizzate da giornalisti o storici che cavalcando il momento ‘magico’, e raccolgono informazioni da fonti pubbliche e interviste con terzi, anche senza coinvolgere direttamente il soggetto. Poiché mancano di approvazione formale, non possono beneficiare dell’accesso a documenti o testimonianze private, dirette del protagonista. Ma in era social questo limite è molto attutito.

Non è illegale una bio non autorizzata. Ma Charlene Ruto denuncia
Scrivere e pubblicare una biografia non autorizzata non è necessariamente illegale. Questo purché le informazioni contenute siano ottenute da fonti legali e non violino la privacy o arrivi alla diffamazione. Tuttavia, se il libro include dettagli falsi, fuorvianti o altamente invasivi, la persona interessata potrebbe decidere di intraprendere azioni legali.
Spesso le biografie non autorizzate sollevano dibattiti etici: alcuni le vedono come strumenti per svelare verità nascoste, mentre altri le considerano intrusive o ingiuste nei confronti del soggetto. Dipende molto dall’approccio dell’autore e dal contenuto del libro.
Arresto e poi libertà su cauzione
Ebbene, ha bocciato clamorosamente il libro a lei dedicato Charlene Ruto, tra le altre cose personaggio esperto di comunicazione e attivo nel settore delle pubbliche relazioni e della filantropia di Nairobi.
Alla fine il giovane autore del libro, Webster Ochora Elijah, è stato arrestato, in base alla legge sulla criminalità informatica e sull’uso improprio dell’identità. Charlene ha difeso l’azione legale, sottolineando che l’uso del suo nome senza permesso costituisce una violazione dei suoi diritti. Ha affermato che, se un giorno deciderà di scrivere un libro sulla sua vita, sarà lei a farlo.

Inutile dire che in un Kenya in fermento, con il padre di Charlene oggetto di contestazioni, vignette satiriche, accuse di essere un capo di stato liberticida e illiberale che stronca anche in maniera spregiudicata e perfino inquietante le attività delle opposizioni, la vicenda abbia assunto un significato simbolico.
Charlene e la rivolta giovanile
Gli avvocati di Webster Ochora Elijah hanno difeso il libro – ‘Oltre il nome: Charlene Ruto e la rivolta giovanile’ – e il loro cliente. Ochora si è dichiarato non colpevole ed è stato rilasciato su cauzione.
La figlia del presidente non si è lamentata del contenuto del libro, ma ha però affermato che è stato scritto senza il suo permesso e con l’idea implicita di frodare la fiducia di chi lo comprerà.
Inevitabili anche i risvolti e le conseguenze politiche della vicenda. L’opposizione ha accusato la Ruto di abusare della sua posizione privilegiata. Gli avvocati dallo scrittore hanno fatto un dossier con tutte le bio non autorizzate che hanno costellato la storia editoriale recente e non recente del Kenya.

La figlia del presidente ha stigmatizzato quella che secondo lei è una tendenza tutta keniota a usare impropriamente e invadere le vite delle persone. E ha ribadito che la sua è una battaglia di principio e non è collegata al tono e ai contenuti del libro. Che fino a questo momento rimane difficile da rintracciare, anche dopo che la polemica ha finito per costituire una sorta di clamorosa, potenziale operazione di lancio.
Secondo le opposizioni, comunque vada a finire la vicenda, l’arresto ha comunque minato e mostrato la attuale fragilità dei valori democratici del Kenya.









