Emergenza drammatica a Kakuma.
Si trova nella contea keniota di Turkana, nella regione nord-occidentale al confine con il Sud Sudan, ed è uno dei più grandi campi profughi d’Africa. Da oltre 30 anni accoglie rifugiati provenienti da tutto il continente, trasformandosi in una sorta di città parallela, con regole proprie ed economie fragili e marginali.

Fondamentali per il suo equilibrio anche gli aiuti di USAID, stroncati dall’amministrazione di Donald Trump.
Come nasce Kakuma
Tutto inizia nel 1992 quando il campo viene istituito per accogliere i ‘Lost Boys of Sudan’, giovani rifugiati in fuga dalla guerra civile sudanese. Nel corso degli anni, ha ospitato persone provenienti da diversi paesi colpiti da conflitti, tra cui Somalia, Etiopia, Eritrea, Uganda, Ruanda, Burundi e Congo, dove è di recente tornata la guerra nel Sud Kivu. Ed è diventato una sorta di ‘santuario’ per tutti gli sfollati in fuga da guerre, persecuzioni e instabilità.

Attualmente, il campo e l’insediamento ospitano centinaia di migliaia di rifugiati e richiedenti asilo. La popolazione del campo ha superato la sua capacità originaria, causando problemi di sovrappopolazione e carenza di servizi adeguati. Per affrontare questa situazione, è stato creato un nuovo insediamento a Kalobeyei, a circa 20 km da Kakuma.
Un miracolo di resilienza
Kakuma è spesso descritto come un “non-luogo”, poiché i suoi abitanti vivono in condizioni di forte limitazione della libertà di movimento e con un futuro incerto.
Tuttavia, la comunità ha sviluppato una straordinaria resilienza, cercando di costruire una vita dignitosa nonostante le difficoltà. Il campo è supportato da organizzazioni internazionali come l’UNHCR e da iniziative locali e internazionali volte a migliorare le condizioni di vita dei rifugiati.
La situazione nel campo profughi di Kakuma è diventata estremamente critica dopo l’esaurimento dei fondi di USAID. I rifugiati stanno affrontando gravi carenze di cibo e acqua, con le razioni alimentari ridotte al 40% del minimo necessario per la sopravvivenza.

I tagli di USAID si traducono in quelli di WFP
Il Programma Alimentare Mondiale (WFP) ha dovuto tagliare drasticamente le forniture, lasciando le famiglie con appena 3 kg di cereali al mese, mentre olio e legumi sono stati completamente rimossi dalle distribuzioni. La scarsità di acqua potabile ha aggravato la crisi, aumentando il rischio di malnutrizione e malattie.
La sospensione degli aiuti internazionali, decisa dall’amministrazione Trump, ha portato a proteste nel campo, con scontri tra rifugiati e forze di polizia. Alcuni manifestanti sono stati feriti da colpi di arma da fuoco durante le proteste contro la riduzione delle razioni alimentari.
Oltre alla crisi alimentare, il taglio dei fondi ha avuto un impatto devastante sull’economia del campo. In passato, il WFP distribuiva fondi attraverso il programma Bamba Chakula, che permetteva ai rifugiati di acquistare cibo nei negozi locali, sostenendo anche l’economia circostante. Ora, con la riduzione dei finanziamenti, la domanda è crollata, mettendo in difficoltà anche i commercianti locali.
Gli operatori umanitari avvertono che, senza un intervento urgente, la situazione potrebbe degenerare ulteriormente nei prossimi mesi, con un aumento della mortalità e del malcontento.

Un progetto ambizioso
Il governo del Kenya aveva avviato un ambizioso piano per trasformare il campo rifugiati di Kakuma da 300mila persone in una vera e propria città. L’obiettivo era integrare i rifugiati nella popolazione locale e ridurre la loro dipendenza dagli aiuti umanitari.
Kakuma è stato quindi ridisegnata come municipalità e, in futuro, potrebbe essere gestita dalle autorità locali anziché dalle Nazioni Unite.
Il piano fa parte di una strategia più ampia per garantire ai rifugiati documenti legali e la possibilità di avviare attività economiche, trasformando i campi in centri urbani permanenti. Tuttavia, ci sono sfide significative, come la difficoltà di ottenere finanziamenti per le imprese e le restrizioni sull’occupazione formale per i rifugiati. E il taglio degli aiuti mette in grave difficoltà anche questo piano.
La denuncia di BBC
Un lungo servizio di BBC ragguaglia sulle ultime notizie da Kakuma. E racconta di “centinaia di migliaia di persone che stanno lentamente morendo di fame dopo che i tagli ai finanziamenti degli Stati Uniti hanno ridotto le razioni alimentari ai livelli più bassi di sempre”. L’impatto della nuova politica Usa si riflette nell’aumento di bambini ricoverati per malnutrizione acuta nell’ospedale Amusait di Kakuma, fissando senza espressione i visitatori mentre vengono curati per una grave malnutrizione acuta.
Il Programma Alimentare Mondiale (PAM) delle Nazioni Unite che in Kenya dipendeva per il 70% dai finanziamenti americani ha dovuto ridurre le razioni dei rifugiati al 30% della quantità minima raccomandata che una persona dovrebbe mangiare per rimanere in salute.








