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Il Kenya, le migrazioni e il ‘freno’ alla diaspora USA

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Kenya caso a se stante nelle dinamiche migratorie. L’Africa è sia un continente di origine che di transito per milioni di migranti. La maggior parte dei movimenti migratori avviene all’interno del continente stesso, ma una parte significativa si dirige verso l’Europa, il Medio Oriente e, in misura minore, le Americhe.

Le principali rotte migratorie verso l’Europa includono la rotta del Mediterraneo centrale, che parte da Libia e Tunisia verso l’Italia (e passa soprattutto da Lampedusa). La rotta del Mediterraneo occidentale coinvolge Marocco e Algeria verso la Spagna. La rotta del Mediterraneo orientale interessa invece Siria, Afghanistan e altri paesi del Medio Oriente, ma anche migranti africani che passano per l’Egitto. Nel 2024, secondo Frontex, gli arrivi alle frontiere dell’UE sono diminuiti del 38% rispetto all’anno precedente, con un calo del 59% sulla rotta del Mediterraneo centrale.

Trend migratori verso il Kenya interafricani ultimi cinque anni

Le dinamiche migratorie del Kenya

Il Kenya è un paese con una doppia identità migratoria. È paese di origine per molti giovani che cercano opportunità economiche all’estero, soprattutto in Europa, Medio Oriente e Nord America. È anche paese di transito e accoglienza, ospitando rifugiati da Somalia, Sud Sudan, Etiopia e Repubblica Democratica del Congo. Le cause principali della migrazione dal Kenya includono disoccupazione giovanile elevata, instabilità politica e tensioni etniche, cambiamenti climatici che colpiscono l’agricoltura e la sicurezza alimentare. Sempre di più però una variabile rilevante è pure il desiderio di istruzione e di migliori condizioni di vita.

Paesi di provenienza migranti in Kenya

Tendenze recenti

Le restrizioni europee alla migrazione irregolare hanno reso più difficile il viaggio verso l’Europa, spingendo molti a rimanere all’interno dell’Africa o a cercare vie legali di emigrazione. Il governo di William Ruto, in particolare, ha fatto accordi specifici con UK e Germania, ed ha un solido rapporto anche con la Finlandia.

Nel Paese, comunque, le migrazioni intra-africane sono in aumento, con movimenti verso paesi come Sudafrica, Uganda e Ruanda. Nel 2024 la popolazione totale di rifugiati e richiedenti asilo è arrivata a 843.165 persone. La dislocazione geografica di queste persone? La maggior parte a Dadaab (428.016), ma anche a Kakuma Camp (222.078), Kalobeyei Settlement (78.905), Eldoret (2.264), nonché quasi 112 mila nelle aree urbane di Nairobi, Mombasa, Nakuru.

Nel 2025, il Kenya continua a registrare un saldo migratorio negativo, il che significa che più persone emigrano dal paese rispetto a quante vi immigrano.

La dislocazione dei rifugiati

Dove vanno i kenioti? In USA grandi numeri ma…

Anche se i dati specifici per il 2025 non sono ancora completamente pubblicati, le tendenze storiche e recenti indicano che i kenioti emigrano principalmente verso Stati Uniti, UK, Canada, Sudafrica, Paesi del Golfo, Germania e Paesi Bassi. Una parte significativa dell’emigrazione riguarda professionisti altamente qualificati, come medici, infermieri, ingegneri e insegnanti, che cercano migliori opportunità economiche e condizioni di lavoro all’estero. Il saldo migratorio negativo è previsto in aumento nei prossimi anni.

Un significato particolare ha la diaspora keniota negli Stati Uniti, che è una delle più numerose e influenti al mondo, con una presenza stimata tra 200.000 e 300.000 persone nel 2025. Questo gruppo è distribuito principalmente in grandi aree metropolitane come, soprattutto a Dallas e Houston, e poi Washington, Seattle, New York, Los Angeles, Atlanta. Molti kenioti arrivano negli USA per frequentare college e università, spesso con borse di studio, e poi numerosi professionisti nei settori della sanità, tecnologia, istruzione e finanza. Queste comunità sono molto attiva nel sostenere lo sviluppo del Kenya attraverso rimesse, investimenti e iniziative sociali. Organizzazioni come la Kenya Diaspora Alliance USA (KDA-USA) promuovono l’unità, la partecipazione politica e il dialogo culturale tra i kenioti all’estero. Alcuni membri della diaspora sono coinvolti anche in progetti imprenditoriali transnazionali, come la banca digitale Waya, che collega servizi finanziari tra USA e Kenya.

Con Trump le cose possono cambiare

Con il ritorno di Donald Trump alla presidenza nel 2025, le politiche migratorie degli Stati Uniti hanno subito un netto inasprimento, con impatti significativi anche sulla diaspora keniota.

Trump ha introdotto misure drastiche contro l’immigrazione irregolare, tra cui la sospensione del programma di reinsediamento per rifugiati, restrizioni al diritto d’asilo, tentativo di abolire lo ius soli, che garantiva la cittadinanza ai figli nati negli USA da genitori migranti. Queste misure non colpiscono direttamente i kenioti regolari o benestanti, ma rendono più difficile l’ingresso per chi cerca opportunità attraverso canali meno strutturati o per motivi umanitari. Il clima generale è ostile ai programmi di accoglienza con controlli più rigidi su visti per studenti e lavoratori, green card e naturalizzazione. Questo potrebbe rallentare o complicare il percorso migratorio per kenioti qualificati, anche se benestanti, con rischi legati alla revoca di permessi temporanei e molte più difficoltà nel ricongiungimento familiare. Trump ha però storicamente sostenuto un sistema di immigrazione “meritocratica”, quindi kenioti con alte qualifiche professionali, titoli accademici o investimenti potrebbero avere più possibilità di entrare o restare legalmente.

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