Hanno fatto una istruttiva ed emozionante visita al KYCTC, il carcere minorile di Nairobi, i ragazzi del liceo delle scuole di Alice for Children. Anche ad agosto gli studenti hanno potuto fare studi e addestramenti supplementari digital, approfondire la propria preparazione nel ramo food & beverage, arricchire il proprio background con lezioni di civic education e reproductive health.
Ma un momento essenziale di crescita è stato rappresentato proprio dagli incontri ‘speciali’ dedicati al contrasto per quelle che sono possibili espressione di ‘devianza’ – alcool, droga, violenza, inclinazione alla illegalità – per chi è adolescente e, per di più, deve risolvere ansie e angosce tipiche di quel passaggio generazionale nel cuore di uno slum agganciato ad una pestilenziale discarica ai margini di una megalopoli africana. La logica degli appuntamenti come quello programmato con il KYCTC è quella della prevenzione, ed il tema è quello della sensibilizzazione al rischio che si corre intraprendendo certi percorsi ‘malati’.

All’interno del programma educativo, quindi, durante il campus estivo (nella pausa tra second term e third term) tra le esperienze proposte ai più grandi, quest’anno è stata prevista – assieme a tante altre attività – anche una visita ad una importante struttura penitenziaria.
Il Kamiti Youth Correction and Training Centre è un istituto di detenzione giovanile e funge da struttura correttiva per ragazzi che hanno infranto la legge. Si tratta della più grande struttura del suo genere nel Paese, ospitando ragazzi sotto i 18 anni condannati o in attesa di processo anche per reati piuttosto gravi. Offre programmi focalizzati sulla riabilitazione, la formazione professionale e la gestione di problematiche comportamentali e sociali.
Alcuni tra gli studenti della scuola secondaria che vivono all’Alice Village e all’Alice Twins House hanno incontrato i detenuti della sezione maschile, che sono circa un centinaio. C’erano anche ‘reclusi’ giovanissimi, di tredici e quattordici anni. E molti di loro hanno raccontato ai giovani supportati da Alice for Children come e perché erano finiti nella struttura.
Motivi in molti casi estremamente ‘banali’, ma anche seri e con storie molto particolari e drammatiche. I reati commessi in alcuni casi andavano dal furto alla violenza sessuale, passando per la rapina, lo spaccio di droga e perfino la detenzione illegale di armi e l’omicidio.

Dentro il KYCTC: niente è senza conseguenze
Francesco Barabino, vice coordinatore sul campo di Alice for Children è stato uno degli accompagnatori. Ed è stato tra i testimoni di questo incontro intenso. Foriero di nuove consapevolezze. “I ragazzi – ci racconta Francesco, riferendo le dinamiche dell’incontro formativo – sono rimasti molto colpiti da quanto avevano visto e ascoltato ed è stata un’esperienza forte e motivante anche per noi operatori. Alcuni dei nostri studenti hanno raccontato ai loro coetanei reclusi la loro esperienza di vita fino a quel momento, e come molto probabilmente la scuola e lo studio alla fine li avessero ‘difesi’. La speranza espressa da tutti era quella che anche i ragazzi del KYCTC potessero, completato il proprio percorso di recupero, tornare ad una vita libera e basata su principi più sani”.
Vita libera
Quanto è accaduto al KYCTC è stato vissuto da tutti i presenti con una forte partecipazione emotiva. “Quando siamo tornati al Village – ricorda ancora Francesco – abbiamo avuto un lungo momento di discussione. Ad ognuno di noi capita ad un certo punto nella vita che si presentino delle ‘sliding doors’ e non sempre tutte le scelte che compiamo, specie in un’età difficile come l’adolescenza, vengono fatte con la necessaria lucidità. Questa esperienza ha avuto un impatto notevole nelle loro coscienze e ha creato in loro una nuova consapevolezza. In primo luogo, quella che le azioni ed i comportamenti sbagliati lasciano sempre delle conseguenze”.
Questo concetto, che fatica ad ancorarsi nella coscienza di un minorenne occidentale, è difficile da fare proprio per chi vive una vita molto difficile e piena di quotidiane contraddizioni negli slum. “Il KYCTC era pieno di ragazzini che rimpiangevano – nel migliore dei casi – la loro superficialità. Quando si sbaglia, quando non si rispetta la legge, si paga caro ed un bene preziosissimo, di cui si tende a sottovalutare il valore, che viene meno è quello della libertà”.
I ragazzi così erano tutti silenziosi e attenti durante il discorso finale della responsabile della struttura, tutto volto al positivo. “Voi, ma anche i ragazzi che sono qua, rappresentate il futuro del nostro Paese. Sarò felice nel giorno in cui le strutture come queste saranno vuote ed il mio lavoro inutile” ha detto salutando i giovani studenti di Alice for Children la direttrice del KYCTC.









