In vista delle elezioni presidenziali del 2027, il presidente del Kenya, William Ruto sta cercando di rafforzare la propria posizione politica ampliando il consenso oltre la sua base tradizionale. L’obiettivo è chiaro: attrarre il maggior numero possibile di oppositori e movimenti, cercando di guadagnare terreno anche tra i clan politici, le comunità e i territori che storicamente gli sono stati ostili. Questa strategia, già rivelatasi vincente nelle elezioni precedenti, viene ora riproposta con una nuova consapevolezza: il ruolo cruciale dei giovani.

Ruto e il peso elettorale della Generazione Z
Durante le recenti proteste che hanno infiammato Nairobi e altre aree del Paese, è emersa una realtà che Ruto non può ignorare. I giovani, trasversalmente ai gruppi etnici e alle appartenenze territoriali, lo percepiscono come il presidente meno amato della storia democratica del Kenya. A unirli non sono più le strutture tradizionali, ma i social media, che sfuggono al controllo della comunicazione istituzionale e rendono inefficace un approccio top-down.

Tuttavia, Ruto sembra aver compreso l’importanza strategica di questo segmento della popolazione. In un Paese in piena esplosione demografica, dove circa il 60% della popolazione ha meno di 25 anni, i giovani rappresentano una forza elettorale imponente. La Costituzione keniana definisce “giovani” i cittadini tra i 18 e i 34 anni, e questa fascia costituisce una parte significativa dell’elettorato.

Votanti a 28 milioni, 5,7 al primo appuntamento elettorale
Per le elezioni del 2027, si stima che il numero totale di elettori registrati raggiungerà i 28 milioni, un incremento notevole rispetto ai 22,1 milioni del 2022. La Commissione Elettorale Indipendente (IEBC) ha già avviato una nuova fase di registrazione continua, con l’obiettivo di aggiungere 5,7 milioni di nuovi elettori, molti dei quali saranno giovani alla loro prima esperienza di voto.

La crescita dell’elettorato è trainata in gran parte dalla Generazione Z, i nati dopo il 1996, che rappresenteranno una fetta importante dei votanti. Il numero di seggi elettorali aumenterà da 46.229 a 55.393 per gestire meglio l’afflusso previsto. Tuttavia, resta da vedere se l’entusiasmo demografico si tradurrà in partecipazione effettiva: nel 2022, solo 14,3 milioni di elettori su 22,1 milioni si recarono alle urne.

Il piano del governo per conquistare i giovani
Per rispondere alle esigenze di questa fascia cruciale della popolazione, Ruto ha lanciato una serie di programmi mirati. Tra questi spicca il Programma NYOTA, che punta a creare 800.000 posti di lavoro per giovani tra i 18 e i 29 anni (fino a 35 per le persone con disabilità), grazie a un finanziamento di 20 miliardi di scellini in collaborazione con la Banca Mondiale.
Un altro pilastro della strategia è il Labour Mobility Programme, che ha già permesso a 400.000 giovani di trovare impiego all’estero, in Paesi come Germania, Arabia Saudita e Canada. L’obiettivo è ambizioso: raggiungere il milione di giovani impiegati oltre confine.
Nel frattempo, l’Affordable Housing Programme coinvolge oltre 320.000 giovani in progetti di edilizia popolare, con una previsione di 600.000 posti di lavoro nei prossimi mesi. Anche il settore digitale è al centro dell’attenzione, con 180.000 giovani già attivi in hub ICT e freelance, e un piano per creare 200.000 posti di lavoro in progetti ambientali e sostenibili.

Formazione e borse di studio: un investimento sul capitale umano
Oltre all’occupazione, il governo ha investito anche nella formazione. Sono previste esenzioni dai costi scolastici e borse di studio per studenti provenienti da famiglie vulnerabili. Il nuovo modello di finanziamento universitario, introdotto nel 2023, assegna fondi direttamente agli studenti in base al reddito familiare, garantendo fino al 95% di copertura delle spese per i più bisognosi.
Nonostante l’ampiezza dei programmi, molti giovani restano scettici sull’efficacia e la sostenibilità delle iniziative del governo. La disillusione politica, la mancanza di rappresentanza e le barriere procedurali continuano a frenare la partecipazione attiva. Tuttavia, il 2027 potrebbe rappresentare un punto di svolta. Il voto giovanile potrebbe davvero decidere il futuro del Kenya.









