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Lasciti e testamenti solidali: La cornice sociale e il ruolo degli ETS

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Lasciti, testamenti solidali, porzioni di eredità destinate ad attività o associazioni benefiche. Sono sempre più frequenti i casi in cui – ancora in vita, scegliendo bene chi beneficiare – si decide di donare a buone cause una parte dei proventi e dei beni guadagnati nel corso della propria esistenza.

Il fenomeno ha una sua tradizione storica molto consolidata, ma ora è in crescita. E ha assunto, forme e modalità di espressione più complesse e articolate, in linea con il cambiamento della società e la frammentazione dei riferimenti sociali ed etici.

Storicamente, soprattutto tra chi non aveva eredi, in Italia la Chiesa era il destinatario naturale di molti patrimoni. Il territorio, la parrocchia e il vescovo, erano la immancabile ed efficace cinghia di trasmissione con il tessuto sociale. La Chiesa Cattolica era percepita come l’istituzione più affidabile, stabile e vicina alla comunità ed ai suoi problemi reali. Unico referente sostanziale, a parte meno diffuse ma frequenti volizioni/orientamenti originali.

Oggi il panorama è profondamente cambiato. I lasciti si dirigono sempre di più anche verso le associazioni benefiche del Terzo Settore, con una pluralità di entità di cause che entrano in gioco in questi casi.

Testamenti 2016, Italia terzultima

Raccontano queste nuove dinamiche, le ricerche e gli studi prodotti dal Comitato Testamento Solidale, un’aggregazione di una trentina di ETS che dal 2013 fa comunicazione unitariamente sul tema con lo scopo di incrementare la cultura del lascito solidale. Perchè in realtà in un Paese come il nostro la ‘competizione’ – è la ratio – non è ETS vs. Chiesa, ma silenzio culturale vs scelta consapevole.

Lasciti 2016, Italia penultima

Il valore dei lasciti cresce

Gli studi condotti tra il 2020 e il 2025, mostrano come il trend dei lasciti testamentari è in crescita costante. Ed è aumentata in modo significativo la fiducia verso organizzazioni non profit e cause sociali, culturali, scientifiche e umanitarie.

Le associazioni ricevono lasciti soprattutto in denaro e beni mobili, con stabilità negli anni (75% dei casi) e testimoniano una crescita continua nel numero di lasciti ricevuti tra 2020 e 2024.

Le cause oggi più sostenute in Italia tramite testamenti o donazioni sono la ricerca medico-scientifica, il sostegno diretto alle persone in difficoltà, la lotta alla povertà, l’assistenza ai malati e ai disabili. Un ruolo crescente lo hanno anche le donazioni alle associazioni che si occupano della protezione degli animali.

Motivazioni: responsabilità sociale

In generale, tra le motivazioni – psicologiche e sociali – si parla di un nuovo modello di cittadinanza attiva, dove il lascito solidale viene interpretato come gesto di responsabilità sociale, e non più solo come atto filantropico individuale e personale.

C’è più fiducia quindi – come detto – nelle associazioni, e le persone nel corso della propria esistenza maturano motivazioni e passioni per cause anche molto diverse tra loro che le ONP seguono in maniera credibile e consolidata.

Tornando alle motivazioni consce o inconsce di chi dona, il lascito testamentario, non rappresenta solo un aiuto concreto per le cause sociali che gli stanno a cuore, ma diventa anche una maniera di trasmettere i suoi valori e la sua visione del mondo, forse perfino la sua ‘anima’ nel tempo.

Aspetto da non dimenticare, i lasciti a favore di enti no profit, come le fondazioni, sono esenti dall’imposta di successione. Secondo elemento cruciale per eliminare le diffidenze, il testamento solidale non intacca la quota di ‘legittima’.

Uno dei falsi miti che riguardano il lascito testamentario riguarda il fatto che questo strumento possa ledere la famiglia del testatore. In Italia, invece, solo una parte del patrimonio può essere liberamente destinata tramite testamento: è la cosiddetta ‘quota disponibile’. Il resto spetta per legge ai legittimari (ovvero coniuge, figli o, in mancanza, genitori) cui è garantita una quota variabile in base alla struttura della famiglia.

Fenomenologia del lascito

Anche l’ultima edizione dell’indagine promossa dal Comitato Testamento Solidale in collaborazione con VITA si è proposta di analizzare le esperienze delle organizzazioni non profit riguardo al lascito solidale, rilevando per la prima volta sia dati su volumi e tipologie, sia le tendenze degli ultimi cinque anni.

Lasciti ricevuti

Le 197 organizzazioni rispondenti costituiscono un campione abbastanza elevato, che fa di questa indagine la più importante condotta sino ad oggi sul tema del lascito solidale presso un campione di Onp.

“Il campione dell’indagine si è in qualche misura “auto-selezionato”: chi ha risposto, evidentemente lo ha fatto perché ha esperienza nel campo dei lasciti solidali o perché è particolarmente interessato al tema”, ha spiegato Paolo Anselmi, presidente di Walden Lab, che dal 2013 per il Comitato Testamento Solidale cura annualmente l’Indagine sugli orientamenti degli italiani verso le donazioni e il testamento solidale.

Ebbene, l’82% degli italiani ormai afferma di conoscere lo strumento del testamento solidale (dato 2025, contro il 72% del 2020) e – soprattutto – il 19% degli over50 dichiara che certamente o probabilmente farà un lascito solidale: erano il 9% nel 2018.

Essere nominati in un testamento solidale è un’esperienza nient’affatto rara nel Terzo settore italiano: il 58% dei rispondenti dichiara di averne ricevuto almeno uno negli ultimi cinque anni, tra il 2020 e il 2024. Un dato da evidenziare è che questa percentuale sale all’87% fra le organizzazioni che hanno uno staff dedicato e addirittura all’89% fra chi ha attivato una campagna di sensibilizzazione negli ultimi cinque anni.

Incrociando i dati, balza all’occhio il fatto che se il 58% delle organizzazioni ha ricevuto un lascito e solo il 42% delle Onp ha uno staff dedicato, significa che esiste un flusso di lasciti che avviene anche in assenza di personale dedicato, senza sollecitazioni, in una maniera che possiamo definire spontanea. Quindi, già oggi nessuna organizzazione è esclusa dai lasciti, nemmeno le piccole. Al crescere del numero di testamenti ricevuti, cresce anche l’ammontare dei proventi da lascito solidale.

Soldi e case

Denaro e beni mobili: questo è ciò che gli italiani prevalentemente lasciano nei loro testamenti solidali. La percentuale è sostanzialmente stabile negli anni e si attesta – dato 2024 – sul 77 %. Nel 23% dei casi, invece, si tratta di beni immobili (grafico 6.1).

“Nell’annuale Indagine orientamenti degli italiani verso le donazioni e il testamento solidale vediamo sempre di più una sensibilità trasversale rispetto alla variabile della presenza o meno di figli. Per la maggioranza di coloro che si dichiarano orientati al lascito, il testamento solidale dovrebbe essere una scelta condivisa e quindi diventare una scelta non solo personale, ma di tutta la famiglia” ha chiarito Anselmi su questo aspetto, in un contesto in cui comunque la tendenza al lascito da parte di chi ha figli rimane ancora minoritaria.

Altro tema delicato, l’87% dei testatori lascia i beni a disposizione dell’Onp, che risulta così libera di utilizzarli secondo le necessità e le priorità che andrà a individuare. Una quota minoritaria di lasciti, il 13%, è invece vincolata dal testatore alla realizzazione di specifici progetti o attività.

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