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Festa del papà: una storia di padri straordinari nelle baraccopoli di Nairobi

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La festa del papà è un momento in cui celebriamo le figure paterne delle nostre vite. Ma quest’anno vogliamo farlo raccontando una storia che viene da lontano — da Korogocho, uno dei quartieri più difficili di Nairobi. Strade strette, lamiere, poca luce. Un posto dove sopravvivere richiede già tutta l’energia che si ha. In questo contesto, crescere con un padre presente, attento, affettuoso, è tutt’altro che scontato.

Eppure Theo, sei anni, ce l’ha. Si chiama Aswani, e ogni giorno sceglie di esserci.

Un inizio difficile

Theo è il più piccolo di famiglia. Ha perso la mamma quando era ancora un neonato, e da quel momento Aswani si è trovato solo davanti a una sfida enorme: crescere un figlio piccolo, lavorare, andare avanti. Per i primi mesi, la cognata lo ha aiutato a prendersi cura del bambino.

Poi Theo è entrato nei programmi di Alice Baby Care a Korogocho, e tre anni fa ha iniziato il suo percorso con noi, fino ad approdare al Grapesyard Education Centre, dove oggi frequenta la prima elementare.

Le notti di Aswani, le mattine di Theo

Aswani lavora come guardia di sicurezza, principalmente di notte. Le sue giornate sono al contrario rispetto alle nostre: quando il mondo si sveglia, lui dovrebbe dormire. Ma prima di farlo, c’è una routine che non salta mai.

Prepara la colazione. Controlla che Theo sia vestito bene. Lo accompagna a scuola — o, se proprio non può, si assicura che un vicino di fiducia lo faccia. Solo dopo si concede qualche ora di riposo.

La sera, quando può, aspetta che Theo torni a casa prima di andare al lavoro. Qualche ora insieme: i giochi, le chiacchiere, le domande di un bambino curioso a cui un padre risponde con pazienza. Al mattino, prima ancora di dire buongiorno, Aswani controlla se i compiti sono stati fatti.

La domenica è il loro giorno. Tutta la giornata insieme, senza eccezioni.

Una presenza che fa la differenza

In un contesto come Korogocho, questo livello di coinvolgimento paterno è raro. Non perché i padri non amino i loro figli, ma perché la povertà, lo stress, il lavoro precario spesso consumano tutto. Aswani lo sa. Ed è forse anche per questo che ha scelto di non risparmiarsi: sa quanto pesi l’assenza, e ha deciso che Theo non la conoscerà.

Ogni mattina, Theo arriva a scuola con la pancia piena e il cuore ancora più pieno. Vestito bene, pronto ad imparare. Dietro di lui, silenzioso e stanco ma presente, c’è suo padre.

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Festa del papà: celebrare i padri straordinari, ovunque si trovino

Storie come quella di Aswani ci ricordano che la cura non ha confini geografici o economici. Che essere un buon padre non dipende da quante risorse hai, ma da quante energie scegli di dedicare a tuo figlio, anche quando sei esausto, anche quando è difficile.

In questa festa del papà, vogliamo celebrare lui — e tutti i padri come lui, nelle baraccopoli e non solo. Quelli che non fanno rumore, ma fanno la differenza. Perché la festa del papà non è solo un giorno sul calendario: è il riconoscimento di una scelta quotidiana, silenziosa, potente.

Una firma semplice.

Che però semplice non è.

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