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Il record di Sawe, l’oro del Kenya, lo sport nella formazione

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Il nome di Sebastian Sawe è entrato definitivamente nella storia dell’atletica il 26 aprile 2026, quando alla TCS London Marathon ha realizzato ciò che per decenni era stato considerato il limite estremo della fisiologia umana: una maratona corsa sotto le due ore in condizioni ufficiali di gara.

Sawe ha vinto sulla Mall con il tempo di 1h59’30”, diventando il primo atleta a infrangere la barriera simbolica in una competizione omologata e abbassando di 65 secondi il precedente record mondiale di Kelvin Kiptum (2h00’35”).

In gara con lui c’erano alcuni dei migliori interpreti del fondo mondiale: l’etiope Yomif Kejelcha, al debutto sulla distanza, l’ugandese Jacob Kiplimo, campione del cross e del mezzofondo prolungato. Ebbene, Kejelcha ha firmato una prestazione storica chiudendo secondo in 1h59’41”, anch’egli sotto le due ore e Kiplimo terzo in 2h00’28”, tempo che sarebbe stato record mondiale fino a poche ore prima.

Egemonia del Kenya

L’impresa di Sawe è l’ennesima conferma della straordinaria egemonia del Kenya nel mondo della corsa. Un successo che affonda le sue radici in una cultura profonda, stratificata, che ha trasformato la corsa in un linguaggio universale, in una forma di identità collettiva prima ancora che in una disciplina sportiva.

Il Kenya domina da decenni il fondo e il mezzofondo, al maschile e al femminile, imponendo standard che il resto del mondo insegue con ammirazione e fatica. Dai 800 metri alla maratona, passando per cross e corse su strada, gli atleti e le atlete kenioti riescono a coniugare resistenza, velocità e una capacità mentale fuori dal comune. Sawe si inserisce in questa tradizione.

La supremazia keniota non si limita ai grandi palcoscenici internazionali. Anche nelle maratone europee, come la Milano Marathon, il Kenya ha recentemente imposto il proprio ritmo, occupando sistematicamente le posizioni di vertice e dimostrando come la profondità del talento sia tale da rinnovarsi di gara in gara. Non si tratta di singoli exploit, ma di un sistema che produce eccellenza con continuità, grazie a un ecosistema fatto di allenamenti in altitudine, competizione interna altissima e una fame di riscatto che spinge ogni atleta a superare i propri limiti.

Cose turche

Questo dominio ha però un rovescio della medaglia. Proprio per la qualità straordinaria dei suoi corridori, il Kenya è diventato terreno di caccia per altre federazioni, che corteggiano atleti e atlete con promesse economiche, strutture avanzate e la possibilità di cambiare nazionalità sportiva. Un fenomeno sempre più diffuso, che racconta quanto il talento della Rift Valley sia considerato un patrimonio globale, ma che apre anche interrogativi complessi sul senso di appartenenza, sulla sostenibilità dei sistemi sportivi nazionali e sul diritto degli atleti di scegliere il proprio futuro.

Le Olimpiadi Maasai

In molte regioni del Paese la corsa è parte della vita quotidiana: si corre per andare a scuola, per spostarsi tra villaggi, per misurarsi con gli altri fin da bambini. Eventi simbolici come le Olimpiadi Maasai, che si tengono ogni anno e uniscono sport, tradizione e comunità, raccontano perfettamente questo intreccio tra identità culturale e gesto atletico. Qui la corsa non è solo performance, ma rito, educazione, trasmissione di valori.

Lo sport al centro della formazione

In questa prospettiva, il valore educativo dello sport assume un significato ancora più profondo. Per Alice for Children, lo sport è da sempre un potente strumento formativo, capace di incidere non solo sul benessere fisico, ma anche sulla crescita personale e sociale. Attraverso la pratica sportiva si imparano disciplina, rispetto delle regole, spirito di squadra e fiducia in sé stessi: competenze fondamentali per costruire percorsi di autonomia e consapevolezza.

Allo stesso tempo, lo sport rappresenta uno straordinario veicolo di inclusione. È un linguaggio universale che riduce le distanze culturali, favorisce l’incontro e contribuisce ad azzerare molte delle problematiche legate alla diversity, offrendo spazi sicuri di espressione, partecipazione e empowerment alle donne.

Per Alice for Children, ogni campo, pista o spazio di gioco può trasformarsi in un luogo di opportunità, dove le differenze non dividono ma arricchiscono, e dove il futuro prende forma attraverso il movimento.

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