La formazione dei papabili – potenziali successori di Papa Francesco al soglio pontificio – schiera Zuppi, Parolin, Tagle, Besungu, Aveline, Tolentino. Ma – tra gli africani con qualche chanches – c’è certamente anche Turkson, nonché Nzapalainga e Sarah.
Futuro Papa
Nelle liste dei potenziali futuri Papa – secondo le previsioni dei media – ci sono alcuni africani. Certamente compreso e citato è Fridolin Antonio Besungu, arcivescovo di Kinshasa, che ha difeso la democrazia nella tormentata Repubblica Democratica del Congo, ma è considerato ‘conservatore’ in tema di sensibilità ad alcune delle tematiche woke.

Figlio del grande continente africano si può però ritenere anche l’arcivescovo francese di Marsiglia, Jean Marc Noel Aveline, nato a Sibi Bel Abbes, in Algeria, impegnato nelle tematiche collegate alle migrazioni.

Altri nomi teoricamente in ballo sono quelli di Peter Turkson, che è originario del Ghana ed è stato arcivescovo di Cape Coast e ha una lunga esperienza nella Curia romana.

Nonché papabile è ritenuto anche Dieudonné Nzapalainga, cardinale e arcivescovo di Bangui, nella Repubblica Centrafricana, e Robert Sarah che viene dalla Guinea, ma con il primo che è molto giovane ed il secondo forse troppo anziano per convincere il Conclave. Chiunque tra i cardinali sarà scelto dallo Spirito Santo, avrà come appare chiaro, un compito molto complicato. L’Africa, comunque, non potrà che essere uno dei temi chiave del prossimo pontificato.
Le dinamiche demografiche pongono come baricentri futuri del cammino umano e religioso (ecologia e sostenibilità permettendo) già molto prima del 2050 l’India e l’Africa. Ma è per questa ultima in particolare, vale il discorso della saldatura naturale tra i destini dei popoli e delle terre al di qua e al di là del Mediterraneo.
Demografia in movimento
L’Annuario Statistico della Chiesa, aggiornato al 31 dicembre 2020, dice che in quel momento i cattolici nel mondo erano arrivati a quota 1,359 miliardi, con un aumento di più di 15 milioni rispetto al 2019, ma con una flessione contenuta della quota percentuale sulla popolazione mondiale, al 17,73%. A diminuire – secondo le analisi dell’agenzia d’informazione Fides – sono state anche le vocazioni religiose, con il numero totale dei sacerdoti calato a 410.219 (-4.117) e quello delle suore in discesa di oltre dieci mila, a quota 619.456.
Il saldo è positivo su tutti gli indicatori, invece, nel continente africano: i cattolici ora sfiorano quota 257milioni. I sacerdoti, diocesani e religiosi, sono aumentati nel complesso di 1.004 e sono 50.465. I religiosi non sacerdoti sono diventati 9.188 (+103), le religiose censite sono state 79.557 (+2.503). In aumento sono stati anche i numeri riguardanti i membri degli Istituti secolari femminili (+60), i missionari laici (+559), i catechisti (+14.766), i seminaristi diocesani e religiosi (+1286).

Gli osservatori registrano che diventano religiosi cattolici giovani che hanno nella maggior parte dei casi umilissime origini, che svolgono il proprio ruolo avendo sperimentato le sofferenze degli indigeni, e rendono ancora più credibile il processo di ‘decolonizzazione’ avviato tanti anni prima dalla Chiesa cattolica in Africa. Va considerato che il 50% della popolazione africana è comunque cristiana (il 17% è cattolico). Che l’Africa è di fatto la regione cattolica in più rapida crescita al mondo. Entro il 2050, il World Christian Database stima che i cattolici africani costituiranno il 32% della Chiesa Cattolica (oggi rappresenta il 19%), potendo raggiungere quota 350 milioni.

La percentuale totale di Cristiani in Africa è quadruplicata tra il 1900 e il 1970: dal 9% della popolazione al 38%. La percentuale di Cattolici è aumentata ancora più rapidamente, dal 2% nel 1900 a sei volte superiore nel 1970. L’Islam, che si concentra principalmente nelle regioni settentrionali del continente, è cresciuto dal 33% della popolazione al 41%. Nel frattempo, la quota della popolazione africana che aderisce alle religioni indigene è diminuita dal 58% al 21%. Cosa sta succedendo, in soldoni? Mentre la maggior parte del mondo rallenta, gli africani, compresi gli africani Cattolici, continuano ad avere figli. L’Asia rimane di gran lunga il continente più popoloso, con 4,6 miliardi di persone, ma con il tasso di natalità che è diminuito significativamente negli ultimi anni. Il numero di nascite annuali in Asia è sceso da un massimo di 87 milioni nel 1988 a 73 milioni nel 2020. Nel frattempo, il numero di nascite in Africa è aumentato da 25 milioni nel 1988 a 44 milioni nel 2020.
Il Papa Nero? Ci sono già stati Vittore, Milziade e Gelasio
La storia inizia, come è risaputo, con Pietro, il primo papa proveniente dalla Galilea che termina il suo servizio nel 67 dopo Cristo. Si prosegue con Lino, nato nella Tuscia, che resiste fino al 79dC. Ma già il terzo Papa della storia, Anacleto, è romano e esercita le sue funzioni fino al 99dC.. La lista complessiva dei papi attualmente comprende ben 217 italiani, sedici francesi e poi, tra le altre nazionalità rappresentate, ci sono sette tedeschi, cinque siriani e almeno 10 greci (ovviamente concentrati nei primi 1000 anni della storia papale, prima dello scisma). Al contrario dell’Asia, l’Africa non è un territorio ‘nuovo’ per il cristianesimo, che affonda le sue radici anche in quel continente. L’Egitto e il resto del Nord Africa erano parti integranti del mondo romano e furono i primi centri del Cristianesimo. Sant’Agostino fu vescovo di Ippona, che si trova sulla costa dell’odierna Algeria. La Chiesa Ortodossa Etiope è stata religione di stato del Regno d’Etiopia fino al IV secolo. I Papi africani sono stati tre, anche se concentrati nei primi 500 anni di storia di questa istituzione. In ordine cronologico questi furono San Vittore I (189-201), San Milziade (311-314) e Gelasio I (492-496), tutti provenienti dal nord del continente, sostanzialmente berberi. Le suggestioni sulla possibilità che il prossimo Papa – portando a quattro il numero consecutivo di pontefici non italiani – possa essere proveniente dall’Africa non devono dimenticare questo precedente.









