Rimane estremamente critica la situazione politica e sociale di Haiti. Il paese è oramai da molti mesi in preda a una violenza diffusa, con bande armate di criminali che controllano gran parte della capitale, Port-au-Prince.
All’inizio dell’anno il dominio delle bande armate ha portato alle dimissioni del primo ministro Ariel Henry e all’insediamento di un consiglio presidenziale di transizione. Il nuovo primo ministro ad interim, Alix Didier Fils-Aimé, ha sostituito il precedente, Garry Conille, rimasto in carica meno di un anno.
Il clima di disordine e paura, la pericolosità del contesto, stanno spingendo migliaia di persone a fuggire dalle loro case, e molte organizzazioni umanitarie hanno sospeso le loro attività. Le cronache degli ultimi giorni raccontano che le Nazioni Unite hanno ordinato l’evacuazione di gran parte del loro personale dalla capitale. L’aeroporto internazionale di Port-au-Prince è stato chiuso temporaneamente dopo che un aereo della compagnia statunitense Spirit Airlines era stato colpito da proiettili durante l’atterraggio. Medici Senza Frontiere ha sospeso tutte le sue attività a Port-au-Prince dopo che il personale è stato aggredito e preso in ostaggio.

Il ruolo del Kenya
Il Paese di cui è presidente William Ruto ha un ruolo di leadership nella missione internazionale orgnizzata per aiutare Haiti dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Il Kenya ha inviato finora un contingente di circa 430 soldati/poliziotti per cercare di ristabilire l’ordine e la sicurezza nel paese. Ruto, che ha visitato Haiti a settembre, ha promesso che il numero di militari kenioti in supporto al governo ufficiale sarebbe quanto prima salito a mille persone, ma complicazioni di ordine legale stanno fin qui impedendo il dispiegamento completo di queste forze di sicurezza. La Missione multinazionale di sostegno alla sicurezza ad Haiti ha lanciato di recente un’operazione contro una delle bande più attive, controllata dall’ex poliziotto Jimmy Chérizier, noto come “Barbecue”.









