C’è un clima teso e di protesta montante da qualche mese in Kenya. La gente è scesa in piazza e per le strade prima per protestare contro la politica fiscale del governo. E poi anche per la brutalità con cui sono state spente le contestazioni tra morti e feriti.
Negli ultimi giorni a innescare scontri tra giovani e polizia sono state prima le celebrazioni della giornata contro la violenza sulle donne e poi un corteo a Nairobi contro i femminicidi, piaga di crescente gravità nel Paese.
Il 12 dicembre, poi, doveva essere una giornata di riconciliazione. Il Jamhuri Day, infatti, è festa nazionale in Kenya. Il termine “Jamhuri” significa “repubblica” in swahili. Questo giorno segna l’anniversario dell’indipendenza del Paese dalla Gran Bretagna, ottenuta il 12 dicembre 1963, con l’istituzione della repubblica avvenuta un anno dopo, il 12 dicembre 1964.

La ritualità del Jamhuri Day include parate militari, discorsi politici, feste e danze.
Le celebrazioni si sono tenute negli Uhuru Gardens di Nairobi, dove migliaia di kenioti sono arrivati già alle 6 del mattino per assistere agli eventi. Il presidente William Ruto ha presieduto la cerimonia, che ha incluso un Guard of Honour montato dalle forze di difesa keniane (KDF), comprese l’esercito, l’aviazione e la marina. Oltre alle cerimonie ufficiali, ci sono stati spettacoli musicali con artisti kenioti di fama.
Ma non nono mancate le proteste antigovernative. Diffuse anche lontano da Nairobi e, specialmente, a Mount Kenya.

Tra le novità, in tema di maniera in cui si esprime il malcontento dei kenioti, la nascita e la proliferazione di ‘cartoons’ dedicati a William Ruto, con tratteggiata la caratteristica sagoma del presidente.
Il ministero degli interni, a qualche settimana dal diffondersi virale di questi contenuti ‘comics’ ha stigmatizzato parzialmente il fenomeno. Che secondo le fonti governative conferma la grande creatività del popolo keniota che, però, secondo le istituzioni, dovrebbe essere indirizzate in altra maniera.









