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Ruto pro-Trump sul gender. Ma per Kenya e Africa meno risorse Usa

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William Ruto, già in piena campagna elettorale Kenya 2027, ha fatto una dichiarazione ‘empatica’ nei confronti del nuovo inquilino della Casa Bianca. Il presidente del Kenya, infatti, non ha perso l’occasione per dichiarare il suo sostegno a Donald Trump sul versante della identità di genere, facendo riferimento alle comuni radici protestanti. “Ci sono solo due generi: maschile e femminile” ha dichiarato durante il suo discorso inaugurale il 20 gennaio 2025. E ha anche firmato un ordine esecutivo che definisce il genere in termini di sesso biologico, riconoscendo solo due sessi: maschile e femminile.

William Ruto

Il credo di Ruto e quello di Trump

Trump è protestante. È cresciuto nella fede presbiteriana della madre e ha completato la scuola domenicale e il battesimo alla First Presbyterian Church di Jamaica. Tuttavia, in un’intervista del 2020, ha dichiarato di non sentirsi più presbiteriano, ma cristiano in senso più generale. Ruto, dal canto suo, è noto per essere un cristiano evangelico praticante e osservante e spesso si esprime pubblicamente sulla sua fede.

Riguardo a questa posizione del leader americano, Ruto ha dichiarato che questa politica è in linea con le credenze bibliche e le tradizioni culturali del Kenya. Durante un discorso alla Global Cathedral Church a Nairobi, Ruto ha anche sottolineato che i legami diplomatici tra Kenya e Stati Uniti continueranno a prosperare sotto l’amministrazione Trump.

Una linea americana preoccupante

L’arrivo di Trump, in realtà, potrebbe e dovrebbe preoccupare Ruto per diverse ragioni. Durante la presidenza di Joe Biden, il Kenya ha goduto dei benefici derivanti da stretti legami con gli Stati Uniti, con collaborazioni in molti settori chiave, riconoscendo gli Usa al Kenya un ruolo di stabilizzatore dell’area.

Tuttavia, Trump ha un approccio più ‘transazionale’, per cui – a quanto pare – tutti gli accordi fin qui stipulati dal suo paese vanno rivisti alla luce dei costi e dei guadagni economici che conseguono per gli Stati Uniti. Questo potrebbe portare a una rinegoziazione dei termini delle partnership esistenti, mettendo a rischio alcuni benefici diretti per il Kenya.

Inoltre, Trump ha già preso decisioni riguardanti il mondo in generale e – in via molto diretta anche l’Africa in particolare – che potrebbero influenzare molto negativamente le relazioni bilaterali con il Kenya come con gli altri paesi del continente. In primo piano, da questo punto di vista, c’è il ritiro dall’Accordo di Parigi sul clima e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Questi cambiamenti potrebbero avere un impatto significativo sulle politiche ambientali e sanitarie del Kenya.

A proposito del primo punto, vale la pena ricordare che gli Stati Uniti sono uno dei maggiori contributori alle emissioni globali di gas serra. Il loro ritiro dagli Accordi di Parigi indebolisce gli sforzi globali per ridurre le emissioni che invece colpiscono Paesi meno ‘colpevoli’ del cambiamento climatico e più esposti ai suoi effetti. Gli Accordi di Parigi prevedono finanziamenti per aiutare i paesi vulnerabili, come quelli africani, a ridurre le emissioni e adattarsi ai cambiamenti climatici. Il ritiro degli Stati Uniti ha messo a rischio questi finanziamenti, rendendo più difficile per l’Africa affrontare le sfide climatiche.

Gli Stati Uniti sono uno dei maggiori contributori dell’OMS. Il loro ritiro potrebbe significare una riduzione dei fondi disponibili per le tante iniziative sanitarie attualmente attive in Africa, influenzando programmi di prevenzione e trattamento di malattie. Le aziende farmaceutiche e sanitarie si affidano all’OMS per dati e risorse necessarie allo sviluppo di vaccini e terapie. Il ritiro potrebbe rallentare l’innovazione e il progresso nella ricerca sanitaria danneggiando i Paesi più esposti a questo tipo di deriva.

Senza una forte cooperazione internazionale, le risposte alle epidemie e pandemie potrebbero essere meno efficaci, mettendo a rischio la salute pubblica in Africa e in altre regioni.

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