Ha sospeso i dazi al Messico per trenta giorni, Donald Trump, dopo che la presidente, Claudia Sheinbaum ha accettato di inviare 10.000 soldati al confine per fermare il traffico di droga e migranti. Sembra più complesso un cambio di indirizzo sul Sudafrica, dove il problema chiave pare difficile da risolvere.

Trump (e Musk, che è sudafricano di origine) hanno accusato il Sudafrica di “aver confiscato terre ad alcune categorie di persone” e ha minacciato di tagliare tutti i finanziamenti presenti e futuri al paese fino a quando non sarà condotta un’indagine esaustiva sul tema. Su Truth, il ‘suo’ social, il presidente allude al cammino e al funzionamento di una legge sudafricana di esproprio “senza indennizzo” dei terreni, sostanzialmente dei proprietari bianchi, di recente approvazione.
Sudafricani bianchi potenti negli Usa
Trump parla di vicende attuali, ma un certo tipo di sensibilità degli Usa sul Sudafrica è cresciuta di recente. Del resto anche Peter Thiel (fondatore di Paypal) e David Sacks (responsabile del presidente sul tema AI), altre figure influenti negli Stati Uniti trumpista, hanno trascorso la loro infanzia in Sudafrica durante l’apartheid e mantengono un legame forte con il proprio paese d’origine.

Nel 2023, Musk accusò il governo sudafricano di portare avanti una sorta di “genocidio”, alludendo agli omicidi di agricoltori bianchi durante rapine, fenomenologia criminale che torna frequentemente agli onori della cronaca nazionale di Johannesburg. La legge appena approvata, secondo questa vulgata, armerebbe del consenso statale questo tipo di aggressioni che però, dicono le statistiche sui crimini, rimangono un fenomeno tutto sommato marginale e non emergenziale.

La risposta di Ramaphosa
Il giorno dopo l’attacco di Trump, il presidente sudafricano, Cyril Ramaphosa, ha difeso la politica fondiaria del paese, affermando che la legge è volta a combattere la diseguaglianza razziale e accelerare la redistribuzione delle terre ai neri.
Gli osservatori economici dicono che i bianchi in Sudafrica detengono ancora il 75% dei terreni agricoli del Paese, contro il 4% che va ai neri che però rappresentano circa l’80% della popolazione. La maggioranza nera vive nelle metropoli o ai margini delle aree agricole. Sullo sfondo, riferimento chiave, la legge del 1950 che – in era di Apartheid – assegnando la grande maggioranza delle terre ai coloni bianchi allontanava i neri dalle terre, mai ufficialmente e formalmente possedute, ma che facevano parte della loro storia e memoria ancestrale.
Ebbene nei 30 anni in cui l’African National Congress (ANC) di Mandela e ora di Ramaphosa è stato al potere, la ‘restituzione’ di almeno una quota dei terreni è stata molto parziale e lenta.
L’Anc è il principale partito politico del Sudafrica e l’ha governato dal 1994, quando l’apartheid è stato abolito. Fa riferimento al centro-sinistra globale, al socialismo democratico e il panafricanismo. La legge a cui fa riferimento Trump, siglata il 23 gennaio da Ramaphosa, è oggetto di dibattito interno molto caldo in Sudafrica.
In coalizione con l’ANC dal 2024, il Democratic Alliance sostiene che l’esproprio viola la costituzione e i diritti fondamentali e scoraggerà gli investimenti esteri di cui il Paese ha forte necessità. Ma lo stesso partito ha espresso preoccupazione per l’ingerenza di Trump, basata oltretutto sull’idea, sbagliata, che la confisca possa essere arbitraria.

Cosa è in gioco in Sudafrica. In ballo anche le politiche sull’Aids
Gli Stati Uniti hanno impegnato circa 440 milioni di dollari in assistenza al Sudafrica nel 2023, secondo i dati più recenti del governo statunitense. Ramaphosa ha detto che i finanziamenti statunitensi rappresentano il 17% del programma sudafricano per l’HIV/AIDS, ma che non dipende da “nessun altro finanziamento significativo” degli Stati Uniti. Una questione è poi quella del commercio e dell’interscambio: un quarto dei 15 miliardi di dollari di esportazioni sudafricane verso gli Stati Uniti riceve tariffe preferenziali nell’ambito dell’African Growth and Opportunities Act (AGOA). Ma indubbiamente, per tutti i paesi Africani, diventa necessario valutare come rispondere ad una politica internazionale statunitense che tende sempre di più a mettere in correlazione gli ‘aiuti’ garantiti con le politiche governative nazionali. Una impropria ingerenza.









