William Ruto in rotta col Sudan e in difficoltà come mediatore dei conflitti africani. A chiamare in causa problematicamente il ruolo diplomatico del Kenya e del governo di Nairobi non c’è solo la guerra tra RDC e l’M23 e la crisi tra Kinshasa ed il Ruanda.
A infiammare il continente c’è anche quella che da molti media internazionali, il Tg1 ma anche BBC International, è stata definita come la guerra ‘dimenticata’, ‘invisibile’. Ruto si sta giocando il proprio posizionamento politico di neutrale pacificatore nelle vicende del Sudan. Paese in ebollizione e in sanguinaria guerra intestina oramai da più di un anno. Il governo attuale di quel Paese ha protestato più che formalmente contro Nairobi.

Khartoum ed il suo capo militare hanno infatti sospeso tutte le importazioni dal Kenya e ritirato il proprio ambasciatore. E’ avvenuto dopo che le Rapid Support Forces (RSF), un gruppo paramilitare impegnato nella guerra civile contro l’esercito regolare, sono state ospitate a Nairobi.
Il mese scorso, la RSF e i gruppi politici e armati ad essa alleati hanno firmato in Kenya un atto fondativo in cui una nuova componente unitaria di opposizione esprime l’intenzione di formare un governo parallelo in Sudan.
Il governo militare sudanese ha reagito immediatamente. E l’importazione di merci keniote è stata sospesa fino a nuovo avviso “da tutti i porti, valichi, aeroporti”. Il Sudan prende dal Kenya soprattutto tè, altri prodotti agricoli e alimentari e prodotti farmaceutici.
Il caso Sudan ed il blocco dell’import dal Kenya
Nell’aprile del 2023, il Sudan è sprofondato nel caos quando il suo esercito e un potente gruppo paramilitare hanno iniziato una feroce lotta per il potere.
La guerra, che continua ancora oggi, ha causato più di 15.000 vittime, costringendo tra i 9 e i 12 milioni di persone a fuggire dalle loro case, diventando una delle componenti principali dei fenomeni di migrazione intra ed extra africana.
Vale la pena ricordare che il Sudan ha 51 milioni di abitanti e si trova nell’Africa nord-orientale ed è uno dei paesi più grandi del continente, con una superficie di 1,9 milioni di kmq (734.000 miglia quadrate). Confina a nord con l’Egitto, a est con il Mar Rosso, l’Eritrea e l’Etiopia, a sud con il Sud Sudan, a ovest con la Repubblica Centrafricana e il Ciad, e a nord-ovest con la Libia.
Negli ultimi mesi si è gravemente e inevitabilmente deteriorata una situazione economica già complicata. Il Sudan nel 2023 aveva un Prodotto Interno Lordo (PIL) di circa 109,33 miliardi di dollari, con un PIL pro capite di 767,25 dollari statunitensi nello stesso anno. Ora sta affrontando una delle peggiori crisi umanitarie al mondo. La mancanza di accesso agli aiuti umanitari e alle risorse di base, come cibo e acqua potabile, ha portato a una grave carestia e malnutrizione. L’80% delle strutture sanitarie è fuori uso, e le epidemie, di malaria e gastroenteriti, si stanno diffondendo rapidamente. I bambini sono particolarmente vulnerabili, con milioni di ragazzi che soffrono di malnutrizione acuta. La guerra ha paralizzato l’economia e gli aiuti internazionali sono insufficienti.

Le forze in campo in Sudan
Attualmente, il Sudan è in una situazione di conflitto e divisione politica così polarizzata. Abdel Fattah al-Burhan è il capo delle Forze Armate Sudanesi (SAF) e presidente del Consiglio Sovrano di Transizione. Fattah è il leader di fatto del governo riconosciuto a livello internazionale. Dall’altra parte della barricata c’è Mohamed Hamdan Dagalo, noto come ‘Hemedti’, che guida le Rapid Support Forces e controlla alcune aree del Paese.

Il Kenya non sostiene direttamente le forze irregolari, ma le dinamiche geopolitiche possono portare a percezioni o accuse di sostegno indiretto che sono spesso legate a complessi interessi strategici o economici. E’ in questo contesto che vanno inquadrate le ritorsioni del Sudan.
Il Kenya ha ospitato le (RSF) a Nairobi, giustificando la sua decisione come parte di un impegno per promuovere la pace e risolvere la crisi in Sudan. Tuttavia, questa mossa è stata percepita da molti, a partire dal governo sudanese, come un sostegno implicito al gruppo paramilitare accusato di crimini di guerra e genocidio.
La bocciatura degli Usa
Gli Stati Uniti hanno espresso una forte condanna per l’ospitalità offerta dal Kenya alle RSF. Un senatore americano ha criticato il Kenya per aver legittimato un gruppo accusato di atrocità, sottolineando che questa azione non contribuisce a porre fine al massacro in Sudan. Gli Stati Uniti hanno adottato una posizione più rigida, riconoscendo le atrocità delle RSF come genocidio e imponendo sanzioni contro i leader del gruppo.









