Segnali sempre ambigui sul fronte delicato del conflitto tra Congo e M23. C’è stato prima un raffreddamento – finalmente – ed una riduzione delle ostilità tra M23 e truppe della Repubblica Democratica del Congo. E poi dopo qualche rinvio e ritardo si sarebbe finalmente arrivati agli incontri di ‘pace’ in Qatar. Mentre a Doha erano d’attualità le gare del MotoMondiale, fonti giornalistiche accreditate hanno finalmente verificato questo week end la presenza in loco dei rappresentanti di tutte le fazioni a confronto.

Dopo un tentativo di mediazione gestito dal Kenya e uno molto successivo dell’Angola, quelli di SADC (Comunità di Sviluppo dell’Africa Australe) ed EAC (Comunità dell’Africa Orientale), tutti rivelatisi fallimentare, sono scesi in campo gli Emiri e ora è in corso una iniziativa del Qatar. E nel frattempo si è pure raffreddato anche il contesto bellico. Le forze governative congolesi, insieme alle milizie alleate, hanno riconquistato la città di Walikale, ma dopo che l’M23 si è ritirato unilateralmente per dimostrare buona volontà in vista dei colloqui. Non è stato banale che il governo della RDC accettasse di trattare direttamente con le forze ribelli.
Ai negoziati di pace in Qatar è prevista la partecipazione dei rappresentanti del governo della Repubblica Democratica del Congo (RDC) e quella dei delegati del gruppo ribelle M23. Nonchè quella di mediatori internazionali, tra cui funzionari del Qatar, nonché di osservatori di organizzazioni regionali e internazionali, come l’Unione Africana e le Nazioni Unite.
Ebbene, il programma stabilito inizialmente, che prevedeva i primi colloqui diretti tra governo del Congo ed M23 il 9 aprile, è stato leggermente posticipato.

Dal 10 di aprile i membri di entrambe le delegazioni hanno confermato informalmente la presenza a Doha. E che si sta discutendo su quali basi e format intraprendere il dialogo.
Si è trattato del primo incontro tra i due leader da quando l’M23 ha lanciato la sua attuale offensiva a gennaio. Il conflitto, come è noto, ha radici profonde, che riportano al genocidio dei Tutsi del Ruanda del 1994, ma poi ha allargato il range dell’odio a motivazioni economiche e geopolitiche. L’M23 è nato nel 2012 come una fazione dissidente del Congresso Nazionale per la Difesa del Popolo (CNDP), un gruppo armato che aveva firmato un accordo di pace con il governo congolese nel 2009. L’M23 accusa il governo di Kinshasa di non rispettare gli impegni presi, in primo luogo la protezione delle minoranze Tutsi.









