Un raffreddamento – finalmente – nel conflitto tra M23 e truppe della Repubblica Democratica del Congo. Il gruppo ribelle supportato più o meno informalmente dal Ruanda ha recentemente conquistato diverse città strategiche nel Nord e Sud Khivu, un’area importante per la presenza di risorse minerarie ‘rare’ e preziose per le nuove esigenze dell’economia, a partire dal coltan e dallo stagno. Tra le prime conquiste c’era stata quella della città di Walikale, un centro minerario nel Nord Kivu, e Minova e Bweremana, situate tra Nord e Sud Kivu. Poi era stata la volta di Goma e Bukavu, vicine al confine con il Ruanda.
Le offensive dell’M23, censurate dalla comunità internazionale e con pesanti sanzioni decise anche dalle UE per il Ruanda, sono costate migliaia di morti e hanno avuto pesanti conseguenze umanitarie.

I tentativi di mediazione hanno chiamato in causa molte delle organizzazioni interafricane di quella porzione del continente. Sia la SADC (Comunità di Sviluppo dell’Africa Australe) che la EAC (Comunità dell’Africa Orientale) hanno avuto ruoli significativi nel conflitto tra l’M23 e la RDC, ma con risultati contrastanti.
La missione SAMIDRC, lanciata dalla SADC nel dicembre 2023, aveva l’obiettivo di supportare il governo congolese contro i gruppi armati, incluso l’M23. Tuttavia, a marzo 2025, il mandato è stato interrotto a causa di difficoltà operative e mancanza di risultati. L’M23 ha persino raggiunto un accordo con la SADC per facilitare il ritiro delle truppe dalla regione di Goma.

La forza regionale della EAC è ancora attiva nell’est della RDC, ma ha affrontato critiche per la sua inefficacia nel contenere l’avanzata dell’M23. Nonostante ciò, la EAC continua a sostenere iniziative di pace e a collaborare con il governo congolese per stabilizzare la regione.
M23 presente a Doha, ‘riconosciuto’ dalla Rdc
Dopo un tentativo di mediazione gestito dall’Angola, rivelatosi fallimentare, ora è in corso una iniziativa del Qatar. E nel frattempo è pure un po’ cambiato il contesto bellico.

Ad aprile 2025, la situazione tra il gruppo ribelle M23 e la Repubblica Democratica del Congo (RDC) ha visto alcuni sviluppi significativi. Ci sono stati intensi combattimenti nella città di Masisi, dove le milizie Wazalendo hanno lanciato un’offensiva per isolare e riconquistare il territorio occupato dall’M23. La situazione rimane fluida, con controffensive e tensioni che continuano a caratterizzare la regione. Recentissimamente, le forze governative congolesi, insieme alle milizie alleate, hanno riconquistato la città di Walikale, dopo che l’M23 si è ritirato unilateralmente. Questo ritiro corrisponderebbe ad un tentativo di M23 di dimostrare buona volontà in vista dei negoziati di pace mediati dal Qatar, previsti per il 9 aprile.
L’M23 aveva fatto saltare i negoziati di Luanda dopo che l’Unione Europea ha imposto sanzioni ad alcuni dei propri leader e ai comandanti dell’esercito ruandese, accusato di sostenere il gruppo. Il Ruanda in realtà continua a negare di aver sostenuto l’M23 e afferma che il suo esercito ha agito per legittima difesa contro l’esercito del Congo e una milizia fondata dagli autori del genocidio dei Tutsi del 1994.
Il rischio che si corre è quello di un più ampio conflitto nella regione con la discesa in campo di Uganda e Burundi. Non è stato banale che il governo della RDC accettasse di trattare direttamente con le forze ribelli.

Ai negoziati di pace in Qatar è prevista la partecipazione dei rappresentanti del governo della Repubblica Democratica del Congo (RDC) e quella dei delegati del gruppo ribelle M23. Nonchè quella di mediatori internazionali, tra cui funzionari del Qatar, nonché di osservatori di organizzazioni regionali e internazionali, come l’Unione Africana e le Nazioni Unite.









