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Crescita senza garanzie sul lavoro. Anche in Kenya

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La migrazione dall’Africa continua anche se il lavoro aumenta. Tanti giovani africani lasciano il continente, spesso affrontando viaggi che – come è tristemente noto – possono costare loro la vita. E questo accade a causa di guerre e povertà, ma anche in contesti/Paesi e territori in cui l’economia non va male.

Anche nei paesi africani che mettono a segno anno dopo anno buone performance di crescita dell’economia i giovani partono. Il PIL in saldo positivo – in alcuni casi perfino vicino alle due cifre – supporrebbe certamente anche una crescita sostanziale del numero dei posti di lavoro. E la possibilità più alta di trattenere in patria i propri giovani.

lavoro formale scarso

Lavoro e Kenya

Il tema però, sono pure le aspettative diverse sul proprio futuro di ragazzi e ragazze. In molti casi il lavoro – come racconta bene e sperimenta l’impegno di Alice for Children in Kenya – è quello offerto ai margini di Dandora dalla filiera della discarica.

La crescita economica africana coincide poi con una altrettanto vivace vitalità demografica. E questo consente a chi offre lavoro una chiara posizione di forza.

Le aziende, cioè, sono nelle condizioni di poter disattendere le attese e le richieste dei lavoratori. Anche quando le rivendicazioni sono di ridotte proporzioni. Salari bassi e precarietà sono la regola anche in Paesi dall’economia tonica. Anche in Kenya – come racconta un bel servizio del quotidiano Nation  – dove pure per quest’anno è atteso il sorpasso dell’economia di Nairobi su quella dell’Etiopia, con la conquista keniota del quarto posto assoluto per vitalità nella graduatoria del PIL tra le economie africane. 

Anche in un Paese come il Kenya il mercato del lavoro ‘informale’ domina l’offerta di occupazione, con oltre l’80% dei lavoratori che non è tutelato, con una marcata disparità salariale e l’insicurezza lavorativa che sono prevalenti.

Il lavoro nell’Africa Subsahariana

La disuguaglianza è un problema che si manifesta in varie forme nell’Africa subsahariana. La crescita economica avvantaggia in pratica ‘solo’ o soprattutto le élites: l’1% più ricco della popolazione si prende oltre un quarto dei ricavi derivanti dalla crescita, mentre la riduzione della povertà è in stallo, aggravata se mai dal cambiamento climatico che incide sulle economie di sussistenza.

Le variabili della disuguaglianza dipendono poi anche dal luogo di nascita e di residenza. Reddito, patrimonio, accesso all’istruzione e all’assistenza sanitaria variano tra Paese e Paese, ma anche tra regione e regione dello stesso Paese, tra metropoli e aree rurali, tra le zone centrali delle città e le periferie ridotte a slum.

Su scala globale, il principale determinante dei redditi individuali – e quindi delle disuguaglianze tra gli individui – è il luogo di nascita. Oltre la metà della variabilità del reddito è spiegata dal paese di residenza e dalle circostanze specifiche al momento della nascita. Tra queste, la nascita in un ambiente rurale. La migrazione interna rimane il fenomeno più diffuso. Dati gli elevati costi che comportano, le migrazioni internazionali riguarda solo il 2,5% della popolazione dell’Africa subsahariana.

lavoro in discarica

L’occupazione formale è in proporzione diminuita

Come detto, i mercati del lavoro della regione sub sahariana sono caratterizzati da un’elevata percentuale di occupazione informale. I settori formali rappresentano soltanto il 15%. In Kenya dall’inizio del secolo, l’occupazione informale è passata dal 73% nel 2001 all’83% nel 2017. Allo stesso tempo, il dato dell’occupazione salariata formale è diminuito.

In realtà – racconta ancora l’articolo di Nation – non tutte le attività informali sono precarie. E alcune fungono da tramite per arrivare a lavori formali. Ma anche nel settore formale non esistono parametri certi. Anche su questo fronte la diseguaglianza salariale è altissima. In Sudafrica, i lavoratori con funzioni altamente qualificate guadagnano quasi cinque volte di più rispetto a quelli con lavori poco qualificati. I giovani che entrano nel mercato del lavoro hanno tassi di disoccupazione molto più elevati e poche possibilità di occupazione regolare.

cucina italiana in kenya

Lavoro qualificato: Aifa e i corsi digital di Alice for Children

E partendo da questa consapevolezza che il percorso di formazione From Slum To Job di Alice for Children si è arricchito di nuove opzioni negli anni. Prima con il corso di specializzazione sulla cucina italiana di AIFA. E ora – dopo avere messo a disposizione dei suoi studenti della scuola secondaria gli insegnamenti di base della Digital School – sta per sviluppare anche su questo versante ‘tecno’ un corso post ‘liceale’.

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La scuola è in costruzione, ma intanto è partito un corso test frequentato da 4 studenti, tre ragazzi e una ragazza, che funzionerà da esperienza prototipo. Questi giovani – supportati da Alice for Children – frequenteranno le lezioni in remote learning impartite da ALX, una struttura di formazione professionale digitale per africani tra i 18 e i 35 anni.

Una firma semplice.

Che però semplice non è.

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