William Ruto, presidente del Kenya – paese formalmente impegnato in missione ad Haiti ancora per pochi giorni – dice che la crisi dell’isola potrebbe avere una soluzione, ma che l’atteggiamento che le Nazioni Unite hanno avuto finora sulla vicenda è stato un inaccettabile, sostanziale disinteresse. Nell’ultimo anno, la crisi haitiana è rimasta una delle emergenze più gravi e trascurate della scena internazionale.
Il compito del Kenya, la delusione di Ruto
Il Kenya, guidando la Multinational Security Support Mission (MSS) approvata dall’ONU nell’ottobre 2023, si è assunto il compito di coordinare un intervento di polizia internazionale per sostenere la fragile autorità statale haitiana e contrastare la violenza delle gang che controllano la capitale Port-au-Prince e gran parte del paese.

Ruto, intervenuto a New York durante una sessione ad alto livello dell’Assemblea Generale ONU dedicata anche alla vicenda delicata, ha espresso con forza la sua frustrazione per la scarsa collaborazione e il sostegno inadeguato ricevuti dalla comunità internazionale. E ha sottolineato come, a pochi giorni dalla scadenza del mandato della missione (2 ottobre 2025), il Kenya si sia trovato spesso isolato, costretto a operare “alla cieca” e con risorse largamente insufficienti.
Le difficoltà operative e logistiche
Secondo Ruto, la missione MSS avrebbe dovuto contare su 2.500 agenti, ma a giugno 2025 erano meno di 1.000 gli effettivi dispiegati, di cui 737 provenienti dal Kenya. Gli altri contingenti, da Guatemala, El Salvador, Giamaica, Bahamas e Canada, sono rimasti numericamente marginali. La mancanza di uomini si è sommata a gravi carenze logistiche: molti dei veicoli forniti dagli Stati Uniti erano di seconda mano e spesso si sono guastati in zone pericolose, mettendo a rischio la vita degli operatori. “Abbiamo operato al 40% della capacità prevista”, ha dichiarato Ruto, lamentando che le promesse di supporto finanziario e tecnico non si sono mai concretizzate davvero.

Il piano iniziale prevedeva la creazione di 12 basi operative avanzate, ma solo tre sono state effettivamente realizzate, a causa dell’impossibilità di far arrivare equipaggiamenti e rifornimenti fuori da Port-au-Prince. La capitale stessa resta in gran parte sotto il controllo delle gang, che secondo le Nazioni Unite dominano circa il 90% del territorio urbano. La situazione è talmente critica che, senza un rafforzamento immediato della missione, Haiti rischia il collasso totale dello Stato.
Il bilancio umano e politico: tre kenioti morti in servizio
Il presidente keniota ha ricordato i sacrifici degli agenti impegnati, citando i nomi di tre poliziotti caduti in servizio. Ha inoltre denunciato come la mancanza di una strategia chiara e di risorse prevedibili abbia reso la missione simile a molte altre iniziative fallimentari del passato. “Non possiamo continuare con questo gioco di indifferenza e approssimazione”, ha detto Ruto, chiedendo una svolta concreta e una nuova risoluzione del Consiglio di Sicurezza che garantisca fondi, mezzi e un mandato chiaro per il futuro.

Il futuro della missione e le nuove proposte
Con la scadenza del mandato MSS alle porte, si discute ora di una possibile transizione verso una nuova forza internazionale, la Gang Suppression Force (GSF), proposta da Stati Uniti e Panama, che dovrebbe contare su 5.500 effettivi e un mandato più ampio. Tuttavia, anche questa iniziativa rischia di naufragare senza un reale impegno finanziario e logistico da parte dei principali attori internazionali. Il Segretario Generale ONU Antonio Guterres ha lanciato un appello urgente per la creazione di un ufficio di supporto ONU dedicato, ma finora le risposte sono state tiepide.

Un fragile precedente
La missione keniota ad Haiti rappresenta un banco di prova per la solidarietà internazionale e la capacità dell’ONU di rispondere alle crisi più complesse. Le parole di Ruto alle Nazioni Unite sono un monito: senza una vera collaborazione e senza risorse adeguate, anche le migliori intenzioni rischiano di trasformarsi in fallimenti, lasciando Haiti – e chi la sostiene – sola di fronte al caos.

Il discorso di Ruto su X
“La Missione multilaterale di sostegno alla sicurezza ad Haiti, guidata dal Kenya, ha compiuto progressi storici: le bande sono state cacciate dall’aeroporto e dal porto, il quartier generale della polizia e l’accademia sono stati ripristinati, le strade sono state riaperte, mentre le scuole e gli ospedali sono tornati in funzione. Questi risultati sono la prova che la sfida alla sicurezza di Haiti può essere risolta. L’MSS ha raggiunto questi importanti traguardi pur operando solo al 40% della sua forza prevista, senza personale completo, senza moltiplicatori di forza o con un adeguato supporto logistico. Anche sotto queste costrizioni, le bande, vigliacchi per natura, si sono ritirate di fronte a loro. Mentre il Consiglio di Sicurezza dell’ONU discute una missione successiva, l’adempimento del suo mandato dipenderà da tre requisiti essenziali: un mandato chiaro, un pacchetto di risorse e attrezzature prevedibile e un supporto logistico sufficiente. Senza questi, i guadagni ottenuti andranno persi e lo slancio per il ripristino della sicurezza sarà sfuggente. Il Kenya è pronto ad aiutare la transizione verso la missione che gli succederà e si impegna a continuare a sostenere le aspirazioni di Haiti per una pace sostenibile. Con il mandato degli MSS che scade tra 11 giorni, esorto la comunità internazionale, e in particolare il P5, a garantire una transizione responsabile che protegga il popolo di Haiti e assicuri i progressi già compiuti. Gli haitiani fanno parte della nostra umanità condivisa e meritano la stessa sicurezza e dignità di qualsiasi altro popolo”.









