La presenza di kenioti tra le fila dell’esercito russo in Ucraina ha sollevato un vero e proprio scandalo internazionale, con implicazioni gravi sul piano etico, politico e diplomatico.
A trovare più spazio sui media è stata la vicenda di Evans Kibet, un atleta keniota di 36 anni, che è stato ritrovato in un campo di prigionia ucraino. Il suo grido disperato (“Sono keniota, non sparate”) a chi lo aveva catturato ha sollevato ancora il coperchio su una nuova forma di sfruttamento militare.

Kibet ha raccontato di essere stato ingannato da un agente sportivo che gli aveva promesso una gara in Russia. Una volta arrivato, gli è stato sequestrato il passaporto ed è stato costretto a firmare documenti in russo, che si sono rivelati un contratto militare.
Kenioti convinti da biechi intermediari
Il suo caso però non è isolato. Un’inchiesta giornalistica della BBC ha raccontato di come oltre 30 kenioti sono stati trasferiti illegalmente in Russia negli ultimi sei mesi. Il meccanismo che funziona anche in altri Paesi africani, funziona così: una rete di reclutatori locali e intermediari digitali promette lavoro e stipendi, ma ha poi di fatto porta i giovani a combattere.

Il Ministero degli Esteri keniota ha accusato Mosca di “colonialismo militare”. Ma, come detto, non solo kenioti i soldati africani cooptati più o meno consapevolmente sul teatro di guerra ucraino: tra i prigionieri di guerra catturati in Ucraina ci sono infatti anche somali, sierraleonesi, togolesi, srilanchesi e cubani.
Colonialismo militare
Molti, vale la pena di ricordarlo, si sono fatti reclutare volontariamente, consapevoli di quello a cui andavano incontro, o quasi, ma spesso spinti da difficoltà economiche e dalla promessa di un salario (fino a 3.000 dollari al mese) che nel contesto africano vogliono dire la possibilità di assicurare a se stessi e alle proprie famiglie un reddito senza precedenti.

Intanto il governo del Kenya ha avviato un’indagine ufficiale, ma il vero tema è il ruolo surrettizio dell’Africa nelle guerre globali, spesso coinvolta senza consenso e senza protezione.
Azione di polizia
Il quotidiano The Standard, a proposito delle indagini in Kenya, intanto racconta come oltre 20 persone siano state salvate da una sospetta rete di trafficanti di esseri umani che le aveva attirate con offerte di lavoro in Russia, ma intendeva mandarle a combattere in Ucraina. L’arresto segue un raid condotto dall’intelligence in un appartamento residenziale alla periferia della capitale, Nairobi, dove gli agenti hanno sequestrato materiale di reclutamento, documenti di viaggio e lettere di offerte di lavoro.

Un sospettato, accusato di aver coordinato il viaggio delle vittime in Russia a settembre e ottobre, è stato arrestato. La proposta ufficiale era quella di lavoro a Mosca. Gli investigatori hanno affermato che le vittime hanno rivelato di aver firmato contratti con un’agenzia di collocamento estera non identificata, impegnandosi a pagare fino a 18.000 dollari (13.000 sterline) per visti, viaggio, alloggio e altri servizi logistici. Alcune delle vittime hanno anche dichiarato di aver già versato acconti di 1.500 dollari. Una volta reclutati, la polizia ha affermato che molti tornano a casa feriti, traumatizzati o, in alcuni casi, non tornano più.









