Super Kenya potenza globale dell’atletica leggera. Conquistando sette ori, due argenti e due bronzi ai recentissimi (sono terminati domenica) Mondiali di Tokyo il Kenya ha dominato, in particolare, nel mezzofondo. Meglio – complessivamente – hanno fatto solo gli Stati Uniti, con 16 ori 5 argenti e 5 bronzi, mentre distantissimo è arrivato il Canada, terzo sul podio con 3 ori, un argento ed un bronzo. ‘Stracciate’ le altre potenze del continente africano. Arriva quinto, a sorpresa, il Botswana, con 2 ori ed un bronzo, mentre sono surclassati i competitor storici dell’Etiopia (22esima con due argenti e due bronzi), altra potenza del mezzofondo e del fondo, con la Tanzania al posto numero 19.

Due ori finali per il Kenya
Ma quello che è formidabile è il successo della compagina femminile del Kenya, arrivata a sei ori nelle ultime due giornate. Beatrice Chebet e Faith Kipyegon (prima e seconda, quarta letiope Tsegay), infatti, alla fine hanno battuto la nostra Nadia Battocletti nella finale dei cinquemila. E a sorpresa, la outsider Lilian Odira ha vinto la finale degli 800 metri, battendo le più accreditate anglosassoni nello sprint finale.
Nelle giornate precedenti le ragazze del Kenya avevano vinto altri quattro ori. Chebet aveva aperto il medagliere con un trionfo nei 10.000 metri, battendo anche la nostra Battocletti, che aveva quindi già conquistato un prestigioso argento.
Poi era stata la volta della regina della maratona, Peres Jepchirchir, che aveva dominato la gara su strada, confermando la supremazia keniota nella lunga distanza. Nei 1500 metri, poi, la mitica Kipyegon aveva preceduto l’altra keniota Dorcus Ewoi, mentre nella 3000 siepi, Faith Chetotich aveva battuto Bahrein ed Etiopia.

Il contrasto tra i risultati della squadra maschile e quella femminile del Kenya è stato evidente. Se da un lato le donne brillano in pista, molti dei big maschili sembrano aver scelto di concentrarsi sulle gare di maratona internazionali, spesso più redditizie dal punto di vista economico e meno legate al calendario federale. L’oro dei maschi è stato così ‘solo’ quello degli 800 metri, garantito dal super campione della distanza, Emmanuel Wanyonyi.

Il Kenya ha da tempo consolidato la sua reputazione come fucina di talenti nel mezzofondo e fondo. Dai leggendari Kipchoge Keino e Paul Tergat fino a Eliud Kipchoge, il paese ha prodotto campioni che hanno dominato le piste mondiali. Ma Tokyo 2025 ha segnato un punto di svolta: non solo il Kenya ha confermato la sua supremazia, ma ha anche mostrato una nuova dimensione, soprattutto al femminile.

L’ultima edizione dei Mondiali ha consacrato il Kenya non solo come potenza del mezzofondo, ma come esempio di come si costruisce un sistema vincente. Talento, cultura, organizzazione, e una fame di vittoria che non si spegne mai. Una ricetta che il Paese ora dovrebbe fare propria in tutti gli altri campi.

“Abbiamo corso per il nostro paese, per le nostre famiglie, per tutte le ragazze che sognano di diventare campionesse” ha dichiarato Faith Kipyegon, dopo la vittoria nei 1500. “Non mi aspettavo di vincere, ma ho sentito che era il mio giorno. Ho dato tutto” ha commentato invece Lilian Odira, oro negli 800.

Un modello vincente
Il segreto del Kenya? Molti campioni si allenano insieme, in gruppi che favoriscono la competizione interna e la crescita collettiva. È un modello che ha ispirato anche altri paesi. Gli atleti non si accontentano di partecipare: vogliono affermarsi. E Tokyo ne è stata la prova.Nadia Battocletti ha lottato con coraggio, ma nulla ha potuto contro la progressione finale di Chebet e Kipyegon. Il suo argento è comunque un risultato straordinario, che conferma la crescita dell’atletica italiana. Ma il confronto con il Kenya è ancora impari, soprattutto sul piano della profondità del talento.









