Cerca
Alice for Children / MyAlice news / Alice news / Viaggio di scoperte ed emozioni. Genitori dentro i progetti

Viaggio di scoperte ed emozioni. Genitori dentro i progetti

Indice

E’ un viaggio fatto insieme, che cambia tutti quanti. Non è senza conseguenze per un genitore a distanza intraprendere con Alice for Children un percorso di adozione. Il viaggio a Nairobi, che offre l’occasione di conoscere i bambini che si aiutano, è un momento chiave della relazione. Ma bisogna mettere nel conto qualche scoperta inattesa. Per l’effetto che produce su sè stessi, ma anche sulla maniera di vedere il mondo che ci circonda.

Viaggio al centro dei progetti dei genitori a distanza di Alice for Children

Entrare ‘dentro’ i progetti è una esperienza trasformativa. Anche se si è preparati e consapevoli su cosa vuol dire per un bambino il fatto di nascere e vivere in una baraccopoli. Anche se si è capaci di immaginare cosa significhi per una famiglia vivere ai margini di una discarica, tra i rifiuti e i Marabu (‘demoniaci’, secondo la testimonianza del nostro amico Barbascura X).

L'accoglienza dei bambini

Viaggio unico

Molto diversa  dalle attese è poi – lo dice la nostra storia oramai quasi ventennale – l’esperienza sul campo. E’ così anche per lo staff, del resto, che pure dovrebbe essere abituato a certe emozioni. Vedere i bambini, la magica persistenza della loro natura vivace e ‘innocente’, entrare anche nella realtà contradditoria di quel pezzo di Nairobi e del Kenya cambia molte cose.

Dentro il Baby Care

Chi è partito con noi

Sono partiti con noi 12 genitori a distanza. Tra queste persone 3 coppie: Sonia e Giannino, Stefano e Laura, Chiara e Giuseppe. E poi una mamma col figlio (Michela e Lorenzo), un papà con la figlia (Gianni e Martina), e quindi Lidia e Naomi.

Gianni è tornato in Kenya dopo 10 anni con la sua seconda figlia. Nel primo viaggio 2014 era stato con la prima. E ad un certo punto, a sorpresa, ha incontrato anche la prima bimba sostenuta a distanza, che ha appena terminato gli studi.

Sonia e Giannino anche sono genitori a distanza da tanti anni, mentre Stefano e Laura, Chiara, Michela, Naomi e Lidia, invece, sono con noi relativamente da poco. Hanno tutti adottato bambini che frequentano le primarie tranne un caso. Lidia e Naomi sono siciliane, Michela e Lorenzo vengono da Udine, Gianni e Martina da Bolzano, Sonia e Giannino sono veneti, Chiara e Giuseppe da Torino.

Una comunità generosa

Questo per dire che quello che li unisce, ora – questi italiani di tutte le latitudini – è pure il far parte della comunità di Alice for Children, e la volontà di far qualcosa di buono per dei bambini che altrimenti farebbero fatica ad avere anche cose che per un bambino occidentale sono banali, semplicissime. Si sono incontrati nella nostra sede di Milano per la prima volta il 19 settembre e poi sono partiti tutti insieme da Malpensa il 7 ottobre, torneranno a metà del mese.

Il viaggio per noi di Alice for Children è l’occasione per spiegare meglio come l’associazione lavori sul campo, il perché di certe scelte (ad esempio il percorso formativo, perché abbiamo insistito nella qualità e nella estensione del sostegno) che senza andare sul posto magari si fatica a capire. Qualche immagine e qualche video vi raccontano qualcosa dell’esperienza che stanno vivendo e che, quando scriviamo, non si è ancora conclusa.

Quasi tutti i genitori a distanza sono consapevoli di quanto sia centrale nella nostra mission l’idea di accompagnare il percorso di maturazione dei ragazzi fino al lavoro, From Slum To Job.

Chiara Sabeddu, dello staff milanese, e Sara Concas, dello staff in Kenya, hanno accompagnato questo gruppo di genitori. Gli ingredienti di questo viaggio? Ci si proietta subito sulla realtà di Dandora e Korogocho, dopo la visita alla discarica il gruppo – che risiede nell’Alice Village di Utawala – ha raggiunto il cuore della baraccopoli.

Le visite alle scuole sono un momento chiave. Con il preside, Thomas Amunga, i genitori hanno visitato la scuola di Claires, ma nell’arco di pochi giorni con Chiara a supporto hanno visitato anche la scuola di Grapesyard e il Baby Care a Korogocho. I bambini hanno accolto ovunque gli ospiti con balli, recite e canti. Jane, Florence e tutti gli altri componenti dello staff keniota hanno spiegato ai genitori/sostenitori come si svolge il lavoro nei progetti.

Una storia da far crescere

Lo studio ed il lavoro sono nella nostra filosofia gli ingredienti ‘segreti’ per far emancipare i ragazzi dal circolo vizioso del disagio ed evitare di diventare i tasselli più disgraziati della filiera nell’economia della discarica. Un cammino ad ostacoli che, nel caso delle bambine, è ancora più difficile e complesso e deve confrontarsi spesso anche con abusi, violenze, tensioni e difficoltà legate pure alla differenza di genere, che in quei contesti è spesso un ulteriore grande problema da affrontare. La possibilità di conoscere il bambino sostenuto, di avere un nome, una storia concreta da far crescere è un punto centrale per noi.

Chi ci aiuta in questo impegno di sostegno ai ragazzi e alla famiglie e alla fine decide di chiudere il cerchio andando a Nairobi, ricongiungendosi ai bambini, ma anche conoscendo il nostro staff, visitando le strutture, comprende che nelle nostre scelte quasi niente è per caso.

Le emozioni (ed il senso) del viaggio sono collegati all’incontro con i ‘propri’ bambini, ma anche al fatto di partecipare attivamente alla comunità, conoscere gli altri ragazzi supportati, i volontari, e immergersi nella realtà dei progetti.

Una firma semplice.

Che però semplice non è.

Per chi fa la dichiarazione dei redditi in queste settimane, il 5×1000 rischia di passare inosservato

CF ALICE FOR CHILDREN
97452480151

Richiedi la tua guida sui lasciti

Leggi l'informativa Privacy